...difficile spiegare cosa siano ecologia profonda e spiritualità laica... ma possono essere vissute come esperienza



Finestrella di vita



Trascendenza ed immanenza unite. Tentativo di descrivere l'indescrivibile

La capacità,  sia pur  nella limitazione, dell'intelletto di descrivere la realtà, quella percettibile e quella del pensiero, in modo consequenziale e logico, è un grande vantaggio allorché si voglia estrinsecare un percorso lineare. Il suo uso invece è di poca utilità dovendo affrontare un discorso “olistico” -come è appunto quello dell'ecologia profonda e della spiritualità laica.

Certo possiamo avvicinarci, attraverso un'accorta cernita di “parole e significati”, di concetti ed immagini.. Per questo trovo che il messaggio dei pittogrammi – ideogrammi cinesi sia molto più vicino  alla semantica del linguaggio. C'è un tentativo di trasmettere anche la “visione” anche l'immagine, oltre al pensiero....

Restando a noi... se analizziamo i particolari del percorso vitale dobbiamo necessariamente suddividerli in segmenti e studiarli e descriverli nel loro funzionamento tipico, al di fuori del contesto generale, in quanto compresi nello specifico modo dell'osservatore.... 

Questo è il dettame della logica e questo è il modo operativo del nostro linguaggio, composto di suoni e allocuzioni, che della logica è espressione. 


Infatti il linguaggio è un ingranaggio matematico utile, sino ad un certo punto, per descrivere i procedimenti sia della percezione sensoriale che della “fantasia” emozionale. Ma ciò che viene così trasmesso, purtroppo, manca della freschezza e dell'immediatezza dell'esperienza, quella che giustamente vien definita “presenza”. Infatti il linguaggio attinge solo alla memoria, non può raccontare e convenire l'ineffabile momento vissuto... in quanto “presenza”!


Per fortuna nostra, attraverso la capacità analogica della nostra mente, siamo anche in grado di intuire e lanciare piccoli segnali inerenti la sensibilità “spirituale” che non risiede e non può essere descritta con i meccanismi della mente duale.

L'Uno sfugge ad ogni descrizione... e se una descrizione viene tentata è sicuramente parziale e limitata alle forme proprie del linguaggio e del pensiero duale.

Per capire un pesce devi essere pesce, per sentire un albero devi essere un albero.. etc. Questo è verissimo ed è facilmente accettabile anche dalla mente umana. Il fatto poi che se ci si sente un pesce si è limitati al sentire del pesce, come pure se ci si sente uomo si è limitati al sentire dell'uomo dimostra ulteriormente l'impossibilità di condividere “il concetto” spirituale fra viventi di diversa specie. Ciò non toglie che "l'esperienza di sé" -quel che io definisco Spirito- venga egualmente vissuta in ognuna di quelle forme.

D'altronde, cosa s'intende nella spiritualità laica? Che spogliandosi dal rivestimento identificativo in un particolare “sentire”, ovvero obliterando la propria identità egoica, la quale non è altro che la cristallizzazione di un riconoscersi in pensieri, desideri, azioni, compiuti dall'”oggetto” che funge da osservatore (il nome forma specifico e la mente individuale), immediatamente -liberi da presupposti identificativi- siamo in grado di pienamente condividere, sentendola come propria, l'esperienza del pesce o dell'albero. Che questa capacità sia non solo possibile ma persino attuabile è comprovato dagli stati trascendentali raggiunti durante la meditazione profonda o per mezzo di forti manipolazione psichiche (trance, deliquio, droga, etc.).

Ovviamente la sporadicità e intermittenza dell'esperienza non duale è solo un “assaggio” della condizione naturale in cui l'uomo ed ogni altro essere condivide pienamente -e perciò manifesta- il Tutto, l'UNO. Lo scopo della spiritualità laica, è quello di conseguire -per mezzo di una ripetuta e continua attenzione al soggetto percepiente, quello stato di unitarietà che trascende totalmente l'io individuale e consente l'esperienza spirituale propria e definitiva della vita nella sua interezza.

Allorché, con termini filosofici empirici, gli ecologisti profondi descrivono l'unitarietà della vita, e l'interconnessione di ogni suo aspetto, in ogni sua relazione, essi non fanno altro che evocare quello stato di coscienza, quella Consapevolezza intima e profonda, che contraddistingue ogni ente psichico ed ogni elemento materico (in forma latente). E che a me piace chiamare “spirito” (intelligenza e coscienza).

Questo è il mio sentimento....

Paolo D'Arpini



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Commento ricevuto: 

Gentile Sig D'Arpini, mi frulla da un po' nella testa di fondare un circolo di spiritualità laica dalle mie parti. Può darmi qualche dritta? Grazie!”


Mia rispostina: “.. impossibile... la spiritualità laica non è un percorso codificato, è solo un modo per descrivere la propria presenza in se stessi. Chi sa riconoscerà... Però di tanto in tanto ci si può riunire, tanto per uno scambio di esperienze, infatti il 28 settembre 2013 saremo a Monteorsello per un "concilio": http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2013/06/concilio-sulla-spiritualita-laica.html” 

The story of king Janaka and Shuka Deva



In India it is customary for a devotee to seek out spiritual teachers until he finds the one whom he recognises as his own God-chosen Master or Guru. The novice, through inner fitful urgings, receives lessons from various sources, but when his spiritual ardor becomes very great, God sends him a Guru. God uses the divine soul-vehicle of the Guru as His messenger or instrument to bring the novice back to his spiritual home in Omnipresence.

When Shuka Deva decided to go in search of his Guru, his father advised him to go to King Janaka, the ruler of the province. As Shuka Deva entered the royal palace he saw the king sitting on an emerald and diamond-studded golden throne surrounded by courtiers and by scantily clad women who were fanning him with big palm leaves [as is the custom in India during the hot season]. King Janaka was smoking a big oriental pipe. This sight shocked Shuka Deva; he turned back and started walking briskly out of the palace. He muttered, "Shame on my father for sending me to that matter-soaked king! How could such a worldly man be my teacher?"

But King Janaka was both a king and a saint. He was in the world, but not of the world. Highly advanced spiritually, he could telepathically sense the thoughts of the fleeing Shuka Deva. The saint-king sent a messenger after the boy, commanding him to come back. Thus the Master and the devotee met.

King Janaka put Shuka Deva through a process of discipline to teach him the art of living in the world without acquiring misery-making attachment to it. One day the king gave his new disciple two cup-shaped lamps, filled to the brim with oil. Janaka said, "Hold a lamp on the palm of each hand, and enter all the gorgeously furnished rooms of the palace. Come back to me after you have seen everything, but remember, I will refuse to train you further if you spill a single drop of oil on the carpets."

King Janaka instructed two messengers to accompany Shuka Deva and to refill the two lamps with oil as quickly as they burned down. It was a hard test, but after two hours, Shuka Deva returned triumphantly without having dropped any oil from the lamps in his hands.

The king said, "Young Shuka Deva, tell me in detail what you saw in chamber of my palace." To this Shuka Deva replied, "Royal Preceptor, my only accomplishment was that I did not spill any oil on your carpets. My mind was so concentrated on the thought of not dripping oil that I did not notice anything in the rooms."

King Janaka then declared, "I am disappointed! You have not completely passed my test. My injunctions were that you should see everything in all the chambers of my palace and that you should not drip any oil from the lamps. Go back with the lamps, and remember, no spilling of the oil while you are looking carefully at everything about the palace."

After ten hours, Shuka Deva calmly returned. He had not allowed any oil to drip, nor was he sweating with excitement as before. He could answer all the king’s questions about the contents, however minute, of all the palace chambers.

King Janaka was pleased. "My son", he said gently, "attachment to possessions is the source of misery. In this world we do not own anything – we are only given the use of things. Some have more to use than others, but remember, the millionaire and the poor man alike have to leave everything, all possessions, when death comes. One should not live a one-sided life thinking only of God and neglecting one’s duties in the world – like your concentrating on the oil lamps and not seeing my palace. But on the second trip you kept your attention principally on the lamps without spilling oil, and at the same time thoroughly and minutely saw everything in the palace. So should you keep your attention on God, not letting a drop of your desire slip away from the lamp of God-revealing wisdom, and yet devote part of your attention to thoroughly performing the God-given duties of maintaining yourself and others given into your charge."

This instructive story shows the basis of the world's troubles. Indifference to spiritual matters leads to selfishness and unequal prosperity amidst plenty, and finally to widespread economic depression. Hence those who want the unlimited divine Power to work for them in business and family affairs ought to be as earnest about meditation as they are about earning money. He who makes it his business to have communion with God first, will find imperishable inner happiness as well as outer material comforts. We must not be too busy to try to realise the presence of God. lf God stops our hearts from beating, we will not have any chance for business success. Since all our success depends upon powers borrowed from God, we should give enough time to God-communion.

Siddharameshwar Maharaj

Khalil Gibran... sentimenti e pensieri di un mistico moderno



Khalil Gibran (Bsharri, Libano, 6 dicembre 1883 – New York, 10 aprile 1931) è stato un poeta,  pittore e filosofo libanese.
Di religione cristiano-maronita emigrò negli Stati Uniti; le sue opere si  diffusero ben oltre il suo paese d'origine. La sua poesia venne tradotta  in oltre 20 lingue, e divenne un mito per i giovani che considerarono i suoi scritti come breviari mistici. Gibran ha cercato di unire nelle sue opere il pensiero della civiltà occidentale e di quella orientale.


Fra le opere più note Il Profeta, di cui espongo alcuni brani tratti dai  relativi Capitoli, densi di spunti di riflessione e pervasi da pensieri  impregnati di misticismo yogico.

Mario Piatesi (Le Nuvole)








La Conoscenza
Il vostro cuore conosce nel silenzio i segreti dei giorni e delle notti.
Ma il vostro orecchio è assetato dal rumore di quanto il cuore conosce. 
Non dite: "Ho trovato il sentiero dell'anima", ma piuttosto, 
"Ho incontrato l'anima in cammino sul mio sentiero".
Poiché l'anima cammina su tutti i sentieri.
L'anima non procede in linea retta, e neppure cresce come una canna.
L'anima si schiude, come un fiore di loto dagli innumerevoli petali.



Il Tempo
Vorreste misurare il tempo, l'incommensurabile e l'immenso.
Ma l'eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo.
E sa che l'oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi.
Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre,
E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l'attesa.


La Preghiera
Voi pregate nell'angoscia e nel bisogno, ma dovreste pregare anche nella pienezza della gioia e nei giorni dell'abbondanza.
Perché non è forse la preghiera l'espansione di voi stessi nell'etere vivente?
Dio non ascolta le vostre parole, se non le pronuncia Egli stesso attraverso le vostre labbra.


La Bellezza
La bellezza non è un bisogno, ma un'estasi.
Non è una bocca assetata, né una mano vuota protesa,
Ma piuttosto un cuore bruciante e un'anima incantata.
La bellezza è la vita, quando la vita disvela il suo volto sacro.
La bellezza è l'eternità che si contempla in uno specchio.5



La Religione
Chi può separare la sua fede dalle sue azioni e il suo credo dal suo lavoro?
Chi può disporre davanti a sé le proprie ore dicendo,
"Questa è per Dio e questa è per me stesso, questa è per la mia anima e questa per il mio corpo?".
La vita quotidiana è il vostro tempio e la vostra religione.
Se volete conoscere Dio, non siate dunque solutori di enigmi.
Piuttosto guardatevi intorno e vedrete Dio giocare con i vostri bambini.
Guardate nello spazio, e vedrete Dio camminare sulla nube, aprire le braccia nel lampo e scendere nella pioggia.
Vedrete Dio sorridere nei fiori e nelle cime degli alberi vedrete il fremito delle sue mani.




La Morte
Che cos'è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos'è emettere l'estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.



La Reincarnazione
L'infinito è in voi. L'uomo immenso del quale non siete altro che cellule e nervi.
Nel cui cantico ogni vostra voce non è che un muto singhiozzo.
Voi non siete rinchiusi nel vostro corpo, né confinati nelle case o nei campi.
Ciò che voi siete ha la sua dimora tra le montagne ed erra nel vento.
E non è qualcosa che striscia al sole per scaldarsi o scava buche nel buio per  trovare rifugio.
Ma qualcosa di libero, uno spirito che avvolge la terra e muove nell'etere.
Se queste sono parole vaghe, non cercate di chiarirle.
Vago e nebuloso è l'inizio di ogni cosa, ma non la sua fine.
Ma voi non vedete né udite, e questo è bene.
Il velo che offusca i vostri occhi sarà sollevato dalla mano che lo ha tessuto.
E la creta che ostruisce le vostre orecchie sarà rimossa dalle dita che l'hanno  impastata.
E voi vedrete.
E voi udirete.
Ma non rimpiangerete di aver conosciuto la cecità, né di essere stati sordi.
Poiché in quel giorno conoscerete il fine nascosto.
E benedirete l'oscurità come avreste benedetto la luce.
Io vado col vento, ma non verso il nulla.
Sappiate dunque che io tornerò dal silenzio più grande.
La nebbia che all'alba si dissolve e lascia sui campi solo rugiada, si alzerà per raccogliersi in nube e ricadere sotto forma di pioggia.
E io fui come nebbia.
Sarà tra breve, un attimo di calma nel vento, e un'altra donna mi partorirà.






Spiritualità laica - Nel cielo non vi sono strade c’è solo vuoto spazio....



Purtroppo le parole a disposizione rendono poco dovendo trattare argomenti sottili... 




Ma insomma cos’è  questa spiritualità laica?

Serve a qualcosa continuare a parlarne come fosse un percorso, una via per andare da qualche parte per  giungere a delle conclusioni di vita?
Nel cielo non vi sono strade c’è solo vuoto spazio.
Nello spirito, nella coscienza , così come nel cielo, non c’è percorso e quindi anche parlare di spiritualità laica sottintendendo che ci  sia un modo di impostare la ricerca interiore attenendosi a delle norme o respingendone altre è pura vanità, è finzione.
Tutto avviene per conto suo, sulla base di una spinta evolutiva interiore, credere in una via e pensare di essere nel giusto è la prerogativa di ogni percorso. Ma non serve nemmeno indicare le incongruenze di questa o quella religione, di questo o quel credo. 
Finché c’è qualcuno che crede in una  religione non si può far a meno di riconoscere che per lui la verità del sé  è  un miraggio. Credere in questo o credere in quello è solo credere. Ma possiamo affermare di “credere” nell’esistenza, di “credere” nella nostra coscienza?
Noi esistiamo e siamo coscienti, non crediamo di esserlo.
L’io è un segno,  ognuno di sé dice “io sono”,  questo segno è comune a tutti, il resto è solo pensiero aggiunto.  L’io è lo stesso  per tutti. Essendo questa la verità a che serve legare l’io ad una specifica forma pensiero, ad un concetto?  Tutto è nell’io.  La forma individualizzata dell’io è come la coscienza di una cellula nel corpo.  Ovviamente nella consapevolezza di sé, come  organismo unitario,  quella cellula è solo un aspetto, una  base esperienziale dell’io. Ed allora dov’è la differenza fra  l’individuo ed il tutto? Quell’io da cui ogni pensiero emerge e che è in grado di riconoscere ogni pensiero è lo stesso io in cui tutto si scioglie.
Quando dormiamo percepiamo molti personaggi, li vediamo separati da  noi, consideriamo  noi stessi e gli altri come separati, ma è così realmente? Possiamo ragionevolmente affermare di essere separati dai personaggi del nostro sogno?
Infatti ignorare che tutto è Uno è come sognare.
Risvegliarsi alla conoscenza di sé è  chiamare questo fatto “spiritualità laica” è solo un modo di dire, dal punto di vista dell’esperienza  non può essere dato un nome, quindi  spiritualità laica è solo una descrizione parziale dell’indescrivibile.

Paolo D’Arpini


Ecco  una poesia che amo molto:
Ci sono così tante luci abbaglianti
nel negozio di lampade
del cervello morente;
dimenticati di loro.
Concentrati nell’essenza,
concentrati nella luce.
La luce fluisce verso di te da tutte le cose,
tutte le persone, tutte le possibili combinazioni
del bene e del male, tutti i pensieri
e tutte le passioni.
Le lampade sono diverse ma la luce è la stessa.
Una sostanza, un’energia, una luce, una mente-luce,
che emette tutte le cose, senza fine.
Un diamante rotante e bruciante,
uno, uno, uno.
Spogliati davanti al silenzio avvolgente ed amorevole.
Resta lì,
finché non vedi la luce con i suoi stessi occhi eterni.
Jallaluddin Mohammad Rumi
(poeta persiano del XIII° secolo)

Vaticano stato totalitario... altro che "religione"...!




Il vaticano vuole avere il controllo assoluto dottrinale e politico su tutti i cattolici che operano sul pianeta terra. Soprattutto i vertici ecclesiastici, vescovi e cardinali, debbono essere tutti nominati dal vaticano.


Cosa contraria persino all’antica tradizione cristiana. Infatti sino al V secolo le nomine vescovili (i cardinali non esistevano) venivano effettuate dal popolo, dai fedeli stessi. Il vescovo di Roma, che poi si tramutò in papa, era eletto dall’ecclesia dei credenti, con una votazione libera.

Di secoli ne son trascorsi ed ormai il papa è solo un monarca assoluto, ed il vaticano è uno stato totalitario e un potentato economico. 

Il papa, uno specialista in storie costruite per ingannare le masse, può continuare a sperare che qualcuno creda alla sua “religiosità”, ma quelli che gli “credono” son solo i suoi sottoposti e gli scherani politici di convenienza.

Ma forse “alcuni” non sono al corrente di tante nefandezze ecclesiastiche…. a quando bruciavano la gente o mandavano i fedeli a scannarsi alle crociate affermando che “dio lo vuole”….

Magari "qualcuno" dirà che la mia è una battaglia contro i mulini a vento, ma trovo che agire ed intervenire sui mali correnti delle religioni sia utile e necessario per l’elevazione della coscienza.

Sospetto però che non sarà facile scardinare il potere vaticano, che non è spirituale ma economico e politico. Inoltre se vogliamo parlare di “religione” facciamo prima un’analisi sul termine che significa “unire” (e non dividere)…. poi seguiamo un tracciato solido per stabilire ciò che “non” è coscienza religiosa, neghiamo ogni costrutto, assioma, assunzione, pretesa di descrivere ed incarnare la coscienza (o lo spirito, che è comune a tutti e non ha bisogno d’intermediari).

Ed è proprio in questi termini, di spiritualità laica, che si configura la mia opposizione verso fedi cieche ed ideologiche, soprattutto quelle ipocrite e funzionali al potere dei “sepolcri imbiancati”.

Purtroppo di fronte all’acquiescenza di tanti “fedeli” serve solo la discriminazione ed il distacco, una partita a scacchi del pensiero.

Paolo D’Arpini

Il Cristo pagano... a cui si ispirarono i cristiani per delineare il loro "Gesù"

LA STORIA E LE FONTI
Apollonio nacque a Tiana, in Cappadocia, intorno al I° secolo d.C (le date precise di nascita e di morte sono però controverse) e sin dai primi anni della sua giovinezza studiò la filosofia Platonica presso i sacerdoti del Tempio di Esculapio di Egeo da cui ebbe numerose iniziazioni (da qui le sue qualità taumaturgiche), ma fu la Teosofia di Pitagora che focalizzò talmente il suo interesse da essere considerato il Messia del Pitagorismo.

Su questa controversa figura, una prima differenziazione va fatta fra l’Apollonio “storico” e l’Apollonio “mitico”. Del primo gli elementi principali sono quelli che ci ha trasmesso Filostrato, vissuto fra il 165/170 ed il 244/249, dunque ben dopo Apollonio. Vi sono poi una serie di testimonianze indirette, di cui uno degli esempi più significativi fu l’esaltazione che di Apollonio fece Filone, a due secoli dalla sua morte, quale profeta di un culto mistico fondato sulla comunione con Dio.
Le opere di Apollonio non ci sono pervenute in versione originale; si parla in proposito di “Iniziazioni”, “Oracoli”, “Inno alla Memoria”. Un suo trattato di astrologia pare sia stato tradotto in arabo nel IX secolo. Gli viene anche attribuita una “Vita di Pitagora”.

LA BIOGRAFIA DI FILOSTRATO 

La vita di Apollonio da Tiana fu scritta dunque da Filostrato, agli inizi del III° secolo d.C., commissionata da Giulia Domna (170-217 d.C.), moglie dell’Imperatore romano Lucio Settimio Severo (n. 143, imperatore: 193-211)
L’Imperatrice coltivava interessi che spaziavano dalla magia all’astrologia, dalla filosofia all’esoterismo ed amava circondarsi di sapienti provenienti dall’oriente; da qui, sicuramente, nasceva l’interesse per la vita e le gesta di Apollonio, che era considerato Uomo Santo e Taumaturgo anche da tutte le altre persone che appartenevano al suo circolo, a tal punto da indurre ad un suo culto nel III secolo. Nei secoli successivi fu un riferimento per alchimisti ed occultisti.

L'opera, da un lato ha il sapore più di un romanzo che di un trattato biografico e, dall’altro lato, occorre considerare  che Giulia, moglie di Settimio Severo, imperatore di origine africana e militare, era spinta dal non celato proposito di dare forza alle proprie visioni teosofiche, basate su una concezione religiosa di tipo orientale e che trovava la sua forma in una sorta di “monismo solare”, in cui si potevano pure vedere, in pratica, le tendenze politiche propense all’assolutismo.
L’impianto del libro di Filostrato si basa sul fatto che, per gran parte della vita, Apollonio fu accompagnato da un fedele discepolo, Damis di Ninive, che tenne un minuzioso diario di tutti i principali accadimenti. Alla morte di Damis il manoscritto rimase ignorato finché un suo discendente non lo consegnò a Giulia, la quale a sua volta lo trasmise a Filostrato affinché lo pubblicasse, dopo avergli dato una veste letteraria acconcia. 

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FORMAZIONE, VIAGGI E ASCESI 

Divenne ben presto vegetariano ed escluse il vino dai suoi alimenti, asserendo, che il cibo più puro è quello prodotto dalla terra e che la carne disturba e logora l’Anima. Viaggiava scalzo e vestiva con lunghe tonache di lino bianco come i componenti della Comunità degli Esseni, inoltre rinunciò a tutti i suoi averidistribuendoli ai parenti; meditò e studiò per quattro anni senza mai parlare in pubblico.

Dopo questo periodo di ascetica preparazione al cammino spirituale, iniziarono i suoi viaggi che lo portarono a conoscere e ad apprendere i segreti dei Magi di Babilonia ed i misteri degli Egizi. Dimorò alcuni anni  in Egitto dove costatò la somiglianza tra l’espressione di vita dei Gimnosofisti del posto con gli Asceti Indiani; entrambi abbandonavano tutto rinunciando al mondo. 

Continuando il suo pellegrinaggio per il mondo si recò in India dove conobbe e frequentò i Brahamani e gli Asceti, soggiornando presso i monasteri Buddhisti. Si narra che per un certo periodo del suo pellegrinare si sia fermato ed abbia vissuto nel cuore di Shambala, là dove hanno dimora tutti i Grandi Maestri ed Iniziati del Mondo di tutte le epoche quando non sono in giro per il pianeta a porgere ed insegnare il loro messaggio di sapienza Divina. Apollonio faceva spesso riferimento alla Loro Saggezza e ai Loro insegnamenti mentre era ascoltato dalla gente, dimostrando il loro valore con la pratica. Lasciata l’India, visitò altre regioni dell’Asia Minore, entrando in contatto con sapienti ed iniziati del luogo, per poi recarsi in Grecia e trascorrere degli anni, tra Atene e Creta, elargendo la sua immensa sapienza ai popoli del Mediterraneo.

La sua vita di pellegrino lo portò a Roma, in Spagna, in Africa ed in Sicilia prima di ritornare nuovamente ad Atene, all’età di 68 anni. In questo periodo fu perseguitato ed espulso, prima da Nerone e poi da Domiziano che non vedevano di buon occhio ciò che egli predicava, cercando di censurarne la condotta che invece era pura ed irreprensibile.

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I POTERI, LE GUARIGIONI, LA VEGGENZA: LE ANALOGIE CON GESU' CRISTO

Le affinità con la figura di Gesù Cristo sono fin troppo evidenti, a lui il biografo Filostrato attribuisce molti miracoli affini a quelli che i Vangeli attribuiscono a Gesù Cristo. Altri elementi biografici, tra cui il fatto di aver studiato a Tarso, hanno fatto ritenere alcuni studiosi cristiani che Apollonio e Paolo di Tarso siano stati in realtà la stessa persona.

Ci sono anche notevoli analogie tra Damis e l'apostolo Tommaso, soprattutto negli scritti apocrifi a quest'ultimo attribuiti.

Un giorno richiamò in vita una giovane romana imponendole le mani e pronunciando alcune frasi incomprensibili.

Apollonio ebbe dei discepoli (Apolloniani) che lo seguivano ovunque e vestivano in tonache di lino bianco così come Lui; tra questi il più notevole fu Musonio Rufo, filosofo romano rappresentante del tardo stoicismo, che insegnò a Roma, da dove fu esiliato per tre volte sia da Nerone sia da Vespasiano ma ogni volta richiamato. Altri discepoli degni di menzione furono Demetrio, Dioscoride e Menippo.
Da loro pretendeva una condotta irreprensibile e l’osservanza di alcuni precetti: "Non uccidere alcun essere vivente; non mangiare carnenon provare invidia, malignità ed odioessere esenti dalla calunnia e dal risentimento." 
I Saggi e gli Asceti indiani, con i quali aveva convissuto per un certo periodo, avevano insegnato ad Apollonio come rimanere in comunicazione con loro anche trovandosi in giro per il mondo. Egli, infatti, aveva acquisito quei poteri latenti nell’uomo ( chiaroveggenza, telepatia, bilocazione ) cui solo un Saggio o Iniziato poteva accedere. In Grecia guarì molti malati e dette istruzioni sui metodi di cura, ma oltre alle guarigioni fisiche ne compì anche molte spirituali.
Tra i poteri di Apollonio c’era quello di essere in simbiosi con la natura, ottenuta attraverso un’esemplare purezza di vita, un’ascesi che gli permetteva di operare miracoli, dare vaticini e dispensare guarigioni spirituali.
Egli era in costante contatto con il suo Maestro Interiore, l’Anima, per questo riusciva a comprendere la Vera Essenza di ogni cosa che è nella natura, quindi anche degli uomini, potendo così guarire interiormente quanti ne avevano bisogno.

Era in grado di prevedere nel dettaglio gli accadimenti nonché di produrrepotenti talismani a beneficio del bene e dell’umanità. I poteri di Apollonio sono tali da far affermare a Giustino Martire: “Perché i talismani di Apollonio hanno potere, giacchè essi impediscono, come noi vediamo, la furia delle tempeste, la violenza dei venti e gli assalti delle bestie feroci, mentre i miracoli del nostro Signore sono custoditi solo dalla tradizione, quelli di Apollonio sono più numerosi e manifesti attualmente nei presenti fatti?”  
Se l’albero si riconosce dai suoi frutti, quelli di Apollonio da Tiana furono carichi di Amore, Altruismo, Tolleranza e Sapienza Divina, quindi da poterlo considerare uno tra i più Grandi Messaggeri Divini apparsi sul nostro pianeta in epoche ed aree geografiche diverse. Egli, infatti, cercò di istruire gli uomini alla spiritualità restaurando i culti e purificandole dalle pratiche superstiziose, cercando di insegnare agli uomini una vita pura, per mezzo della quale possano raggiungere la sapienza ed "operare miracoli".

Apollonio insegnava che il culto senza idoli e simboli era il più elevato di tutti, che ogni religione ha in se una parte di Verità e che nessuna può ritenersi sua unica detentrice,  predicava la necessità primaria di guarire l’interiore e solo in secondo luogo la parte fisica, "…poiché nessun uomo può essere sano nel corpo senza prima esserlo nell’Anima…".

Anche Apollonio, come altri Grandi Maestri, proponeva i suoi insegnamenti a livello exoterico per le masse, ma anche in maniera esoterica per i pochi e per i discepoli e per i quali fondò una Scuola di Scienze Occulte ed Insegnamenti Esoterici.

ANIMA, MORTE E REINCARNAZIONE 

In proposito alla morte e alla reincarnazione si esprimeva in questi termini:
"Nessuno nasce o muore se non in apparenza. Il morire non è altro che il passaggio dalla sostanza all’essenza ed il nascere, al contrario, dall’essenza alla sostanza. Nulla di ciò che è Eterno potrà mai perire. L’Anima, rivestita dal corpo, sperimenta l’infanzia, la giovinezza, la vecchiaia per poi abbandonarlo e dopo un certo periodo rivestirne un altro."
Afferma Apollonio: “L’anima è immortale e non possesso tuo, bensì della provvidenza, e dopo che il corpo si è estinto, come veloce cavallo dalla gabbia, levandosi con facile balzo si unisce all’aria leggera, aborrendo la tremenda e penosa servitù; ma a te che vale tutto ciò? Quando non esisterai più allora crederai”.

LA VISIONE PLATONICA, IL BENE, IL MALE

Si è già accennato alla sobrietà ed all’eticità in Apollonio. Vale ora la pena di considerare la sua adesione alla visione platonica del contrasto dialettico fra l’Uno (Bene, perfezione, armonia dell’universo, Dio) e la Diade (male, disordine, materia).

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L'UNIONE DIRETTA CON DIO E L'ASCESI 

Quella di Apollonio fu una religiosità intensa, basata sul passaggio dalla purificazione ad una originale catarsi, dall’elemento mondano all’unione con Dio. Il tutto con una chiara visione del procedere dell’evoluzione secondo i dettami karmici.
Afferma infatti Apollonio: ”A me pare che colui che si presenta alla casa del dio con buona coscienza debba elevare questa preghiera: “O dei, datemi ciò che mi è dovuto”. Ai più invero, o sacerdote, è dovuto il bene, ai malvagi l’opposto”. 
E, ancora: ”O dei fate che io possieda poco e non desideri nulla”. 
In Apollonio l’anima diventa divina attraverso l’ascesi, acquista poteri profetici e la virtù di dirigere con la magia il corso della natura.
L’intimità autentica con Dio si attinge nella purezza della meditazione interiore, senza ricorso a sacrifici o pratiche di culto. Questi aspetti ci mostrano appieno l’ampiezza della visione di Apollonio, una visione che non ha un carattere solipsistico, ma vuole essere invece sempre condivisa, potremmo forse dire “a beneficio di tutti gli esseri”; ciò anche quando l’interlocutore non appare dotato di grande sensibilità.
Contenuto e metodo in Apollonio tendono a fondersi per dare vita ad una visione “diretta” della ricerca della spiritualità e del rapporto con la sfera del divino. Filostrato ci riporta in proposito un aneddoto: ”Un uomo che governava la Cilicia si presenta ad Apollonio con il pretesto di essere ammalato e di aver bisogno che Aslepio lo soccorresse. Si presentò dunque ad Apollonio, che passeggiava in solitudine e gli disse: ”Raccomandami al dio”. E quello replicò: ”Perché hai bisogno di uno che ti raccomandi, se sei un uomo onesto? Gli dei amano i virtuosi anche senza intermediari”.

La dimensione etica in Apollonio è ad un tempo interiore ed esteriore e gli aspetti taumaturgici sono a beneficio di questa dimensione. Per quanto riguarda la sobrietà dei costumi Apollonio si spinge anche oltre Pitagora, propugnando in modo deciso la castità. (Pitagora da parte sua ammetteva i rapporti sessuali, anche se solo con la moglie) e vivendo lunghi periodi di silenzio (ne è riferito da Filostrato uno di 5 anni).

Ad Apollonio di Tiana apparteneva pure una dimensione di vera tolleranza; non pretendeva infatti mai dagli altri l’adesione alle ferree regole di condotta che si era imposto. Lo si può desumere, ad esempio, dal fatto che non tentò mai di convertire al regime vegetariano Damis, chiedendogli solo di rispettare le sue scelte.

Il senso e l’importanza del lavoro comune erano pure presenti in Apollonio, come si può desumere da questa affermazione: “Guardate l’equipaggio, alcuni riconducono a bordo le scialuppe, altri levano le ancore e le incatenano, altri spiegano le vele per giovarsi del vento, mentre altri sorvegliano le manovre del vascello tanto a poppa quanto a prua. Se uno solo di questi uomini trascurasse per una sola volta il suo dovere, oppure s’egli si dimostrasse inesperto, la navigazione procederebbe malamente, alla stessa stregua come se il battello covasse la tempesta nel suo seno. Se, al contrario, i marinai rivaleggiano per zelo, se ciascuno si studia solamente di compiere il proprio dovere al pari dei propri compagni, il battello farà una buona rotta verso il porto ed il tempo favorirà il suo viaggio”.

LE RELAZIONI CON I VERTICI ROMANI
Apollonio fu chiamato infatti da alcuni il Cristo Pagano ed in un certo senso possiamo pensare in ogni caso a lui come a un riformatore del paganesimo, sempre attento ad influire sulla classe dirigente del tempo.
L’opera di Apollonio di Tiana non si limita infatti alla riforma ed al rinnovamento delle comunità iniziatiche, ma si allarga ad un preciso significato sociale, incentrato sul concetto che a capo dell’Impero dovesse esserci “un pastore saggio e fedele in grado di condurre il gregge dell’umanità”.

Le relazioni fra Apollonio ed i vertici romani furono assai importanti. Fu amico intimo, prima e dopo la loro nomina ad Imperatori, di Vespasiano, Tito e Nerva e li consigliò sul modo di governare. Forse fu proprio per questo che Nerone e Domiziano lo accusarono di tradimento; ma Apollonio sfuggì ai due processi, in entrambi i casi in modo miracoloso.

La sua figura, impregnata di essenza filosofica e religiosa, la cui grandezza si manifestava nei sentimenti di purezza di vita, fu così anche rappresentata esteriormente dal Tempio che Caracalla fece erigere in suo onore mentre Alessandro Severo gli eresse una statua nella sua cappella privata.
Apollonio da Tiana non morì, ma scomparve all’età di 80 anni e la sua tomba non è mai esistita così come non sono mai esistite quelle di Gesù e di Pitagora.

PER CHI VOLESSE SAPERNE DI PIU':
FILOSTRATO “Vita di Apollonio di Tiana” Adelphi Edizioni, Collana Biblioteca Adelphi, Milano, 1978.

(Fonte: bagiue)

Cattolicesimo - Ultima chance prima del crollo ignominioso


Foto di Gustavo Piccinini


La chiesa cattolica potrebbe sfaldarsi e scomparire, per esaustione, come è già avvenuto per altre chiese ed altre religioni del passato. Oppure -come stanno cercando di fare i suoi attuali vertici- fondersi con gli altri tronconi di origine israelita, e fondare una sorta di chiesa unificata. Ma questo atto renderebbe vana l'esistenza di 2000 anni di differenziazione cristiana e di 1500 anni di innovazione musulmana. Insomma sarebbe un "ritorno alle origini" che non promette nulla di buono. Viste anche le valenze gerarchiche che ne conseguirebbero, nonché il ritorno ad un passato remoto ignobile, com'è quello biblico. 

Le colpe del papato in questo processo disgregativo della chiesa cattolica sono evidenti. Dalle incongruenze sulla morale tradita, sull'economia farisea e l'accumulo di ricchezze materiali, sull'allontanamento dalla natura, etc. 


Tutti i nodi vengono al pettine, si dice, e la chiesa ha sommato migliaia di nodi. E non mi riferisco solo agli scandali recenti (ma ora tacitati per segreti accordi con chi di dovere) ma alle innumerevoli colpe accumulate nei secoli: le finzioni dottrinali, la vendita delle indulgenze, la sperequazione fra maschi e femmine, la persecuzione di eretici e streghe, la prevaricazione e l’intimidazione delle masse succubi ed impaurite, le falsità storiche su innumerevoli fatti e persone che la compongono, la simonia, ecc.

Sembrerebbe che la religione cattolica, e di conseguenza quella cristiana in generale, non abbia scampo e sia destinata semplicemente a scomparire in una nuvola fumosa di vergogna. 

Ma non è giusto dare tutte le colpe al cristianesimo. Le devianze sono iniziate ben prima della nascita di questa religione e sono pure continuate dopo di essa. La matrice del monoteismo con un dio personale despota e settario è nell’ebraismo, da esso sono poi sorti sia il cristianesimo che l’islamismo. Le colpe dei padri sono ricadute sui figli… si dice.

Strettamente parlando l’ebraismo non è propriamente una religione ma una continuità religiosa basata sulla trasmissione genetica. Ebrei si nasce, non si diventa. Ed infatti nell’ebraismo i sacerdoti sono i primi ad avere l’obbligo di matrimonio e di prolificazione. La stessa cosa avveniva ai primordi del cristianesimo, che in effetti è solo una differenziazione dottrinale sorta dal modello esseno (una setta ebraica). Ma allorché l’impero romano, per motivi squisitamente politici, stabilì l’unità religiosa sotto l’egida del cristianesimo, fu trovato più conveniente dare una regola di celibato al clero, in modo da non disperdere le ricchezze che il papato andava ammassando. 

Il papato romano tra l’altro è anch’esso un’istituzione tardiva rispetto alla formazione del cristianesimo. In verità il papa di Roma sostituì l’imperatore di Roma e per garantire la continuità non dovevano esserci diatribe familiari interne, il papa veniva eletto in un contesto di celibi. Questo sistema, ottimo dal punto di vista del mantenimento della struttura, è assolutamente deleterio invece per la conservazione dei valori umani. Conseguenza di questa regola “innaturale” è quel che oggi osserviamo in forma di pedofilia ed omofilia interna alla chiesa. I prelati mantengono una facciata di castità provvedendo a soddisfare le esigenze sessuali con gli adepti e componenti della chiesa stessa.

Ma il mantenimento della struttura e della ricchezza del vaticano è causa di degrado per la religione, per ovvie ragioni.. (anche la mafia si basa sul “comandare è meglio che fottere”)…

Se ne deduce che la prima cosa da fare per salvare il salvabile della religione cattolica, sarebbe quella di consentire il matrimonio ai preti, seguito immediatamente dall’apertura al sacerdozio femminile e successivo abbandono del meccanismo di potere politico ed economico vaticano. In tal modo sacerdoti e le sacerdotesse rientrerebbero nel “popolo” dal quale provengono e di cui sono parte. 


L’eliminazione del papato e dell'istituto cardinalizio è un punto di immediata risoluzione per avviare questo processo di emendamento interno. La chiesa dovrebbe divenire una vera "ecclesia" "Comunità" diretta dai vescovi liberamente eletti dal popolo che si riuniscono una volta all'anno per deliberare collegialmente sui fatti religiosi. Ed in effetti le spinte a voler salvare la “religione” dalle grinfie dei suoi principi e scherani malsani è già presente all’interno della sana comunità cristiana. 

Questo è solo l’inizio di un discorso….

Paolo D’Arpini

Il passaggio del Testimone - Ovvero il riciclaggio della memoria (karmica) fra una incarnazione ed un'altra... (la ruota del samsara continua a girare)


Opera simbolica  di Elsie  Russel


Ognuno di noi ha creato un mucchio di karma nelle proprie vite precedenti. Di norma, tutto questo karma è accumulato tramite il nostro corpo grossolano (fisico). Tuttavia, il corpo grossolano essendo inerte non può funzionare da sé. Perciò, le Scritture propongono una serie di forze all'interno del corpo, ma differenti da esso, che sono responsabili per le attività del corpo grossolano. 

Ci sono tre serie di tali forze all'interno del corpo:  

1). Energie corrispondenti alle funzioni motorie del corpo: Lingua (parola), mani, piedi, genitali ed ano, note come le cinque Karma-indriyas. 

2). La Mente: Che comprende i cinque organi di conoscenza (Jnana-indriyas), e cioè: vista, udito, gusto, tatto e olfatto. 

3). I cinque aspetti della Respirazione (respiro vitale), vale a dire, Prana, Apana, Samana, Udana e Vyana.Questi tre gruppi insieme sono conosciuti come il corpo sottile (Sukshma Sharira). 

Così il corpo sottile è responsabile per le attività del corpo grossolano. Ed allorché questo corpo sottile arriva a causare l’azione, vi è una continua reazione in se stesso - proprio come un motore, che provocando il ruotare di una ventola, genera quindi il caldo come reazione. Queste reazioni avvengono per ogni singola azione, piccola o grande, utile o banale, buona, cattiva o neutra, e queste reazioni vanno avanti accumulandosi ad ogni momento. La stessa cosa è per il karma quando una persona è attiva. Alla fine, poi, quando il momento della morte si avvicina, la persona si distende giù e tutte le sue attività cessano. Il primo sintomo di cessazione di attività è quello dei karma-indriya, come per esempio la parola. Vediamo così che per una persona che è in punto di morte, la prima facoltà ad andarsene è la parola. 

A questo punto, le reazioni accumulate a causa del nostro karma prendono una certa forma e vengono congelate in quelle date forme. Tali forme sono chiamati vrittis; per cui, ad esempio, la forma finale assunta dalla facoltà della parola è conosciuta come vak-vritti (facoltà-voce). Non appena la vak-vritti viene congelata, la persona non può più parlare. Essa non sarà perciò in grado di dire quello che le succede. Questa vak-vritti poi si fonde con la mente. Per questo, le persone che stanno intorno al moribondo dicono: 'Il suo parlare si è fermato, tuttavia, egli capisce ancora le cose. 

Ci può ancora riconoscere'. Questo implica che la sua mente sta ancora funzionando, e che si esprime attraverso il jnana-indriya. Dopo un certo tempo, la mente, che tuttora contiene lavak-vritti, prende anch’essa la forma finale, insieme ai suoi Jnana-indriyas. Anche questa forma dipende dalle reazioni precedentemente accumulate. Dopodiché, la mente (insieme alla vak-vritti), viene congelata in questa forma. 

Questa finale forma congelata della mente è chiamato manovritti. Dopo ancora qualche tempo, questa manovritti si immerge nel prana. Allora, la gente intorno al moribondo dice che egli ha smesso anche di riconoscerli, purtuttavia respira ancora. Quindi, essi portano dell'acqua sacra del fiume Gange e ne versano un pò in bocca al morente. Egli è ancora in grado di deglutire, perché la deglutizione è un atto del prana (respiro vitale), che è ancora funzionale. Più tardi, a tempo debito, anche il prana, che contiene già la vak-vritti e la manovritti, prende una sua forma definitiva e viene congelato in essa. 

Questo è chiamato prana-vritti. Questo prana-vritti alla fine penetra nel jiva-atman (anima individuale), e quindi poi le persone intorno al moribondo dicono: 'Egli è ancora vivo, c'è ancora il calore del suo corpo'. Dopodiché, il jiva-atman, che ha al suo interno il prana-vritti, il manovritti ed il vak-vritti, si ricopre con questo calore e fuoriesce dal corpo attraverso una delle nove aperture. Dopodiché, il corpo muore e diventa freddo. 

Queste tre ‘modificazioni’, o vritti, formano il progetto per il nostro prossimo e futuro corpo. Per esempio, a seconda del tipo di vritti, ci potrebbe essere un vario spettro di stati nella prossima rinascita: Vak-vritti decide se saremo del tutto muti, o balbettanti  se avremo una voce normale, oppure se saremo un oratore o una persona silenziosa. 

A seconda dellamanovritti, si potrà essere schizofrenici, oppure ottusi, o normalmente intelligenti, o capaci di alta concentrazione, ed anche felici o infelici. Allo stesso modo, a seconda della propriaprana-vritti, si potrà essere donna, o un uomo, o un eunuco, o anche malato, sano, grasso, magro, e così via. Per quanto riguarda il jiva-atman che si porta dietro questi vrittis, se durante la sua vita  l'individuo defunto aveva eseguito alcune particolari azioni piene di meriti (punya) o demeriti (papas), allora il jiva-atman proseguirà verso il paradiso o l'inferno. 

E, dopo aver trascorso ivi il suo speciale karma-phala (frutto, o ricompensa), egli ritornerà sulla terra. Tuttavia, se il jiva-atman non ha eseguito alcun karma eccezionale, allora ritornerà dritto su questa terra e per il momento non andrà né in un interposto paradiso e/o inferno. In alcuni casi, la sua energia, venendo sulla terra, penetrerà nella pioggia e attraverso di essa nei chicchi di grano, e quindi nel cibo. Qui si vede il ruolo di Dio. 

Le circostanze devono essere ben impostate per il jiva, 
affinché esso possa essere in grado di entrare dentro l’appropriato seme del padre. Le condizioni tuttavia possono non ancora essere adatte affinché un genitore possa averlo subito. Nel frattempo, può così accadere quindi che un animale consumi il particolare cibo di grano contenente il jiva. Ma dopo la digestione, il jiva sarà di nuovo libero di uscire dal corpo dell'animale attraverso lo scarico dei rifiuti e quindi reinserirsi nel cibo attraverso la pioggia ed i chicchi di grano. Questa manovra andrà avanti finché il padre casuale non sia pronto a ricevere il jiva. Quando quel cibo di grano viene consumato dal padre e quindi digerito, il jiva non sarà buttato fuori di nuovo. Piuttosto, sarà entrato nel seme del padre e da lì entrerà nel grembo della madre, per rinascere presto di nuovo. 


di  Nitin Kumar


   Dipartita dell'anima

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Questo articolo è basato quasi interamente sugli insegnamenti di Swami Param Pujya Paramanand Bharati Ji. Tuttavia, gli eventuali errori sono tutti da addebitare all'autore.
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Bibliografia e ulteriori informazioni: Bharati, Swami Paramananda. Foundations of Dharma (Fondamenti del Dharma): Bangalore, 2008.
Shankaracharya, Shri. Commentary on the Brahma Sutras. (Commento al Brahma Sutra).

Traduzione italiana di Aliberth

Il risveglio dell'anima - Etica senza etica e morale senza morale nella spiritualità naturale (o laica)


Titania dormiente - Simboleggia l'anima umana illusa dalle forme

I miei interessi spirituali si estrinsecano in chiave laica (od anche atea). Ovvero  riconosco nella Coscienza la matrice universale. La coscienza è come il profumo di un fiore, la materia si organizza in vita organica e la coscienza è la sua espressione. Ma si potrebbe anche affermare che la Coscienza è alla base della materia ed attraverso di essa prende vita ed assume identità L'identità, dal punto di vista della Coscienza astratta, è come la forma  ed il nome per gli organismi viventi, semplice manifestazione senza reale sostanza autonoma. Da un caleidoscopio,  con cinque vetrini colorati  (i cinque elementi) e tre specchietti  (le tre qualità),  si manifestano innumerevoli figure. Il moto è la chiave. E la coscienza è la capacità di riconoscimento. Spirito = coscienza e intelligenza.

Ricordo parecchi anni fa un momento magico vissuto a Calcata, nelle grotte di Jorgen, l'amico danese che se ne tornò al suo paese per morire... 

Nelle grotte di Jorgen fu messa in scena una commedia mitologica e misterica: Il Risveglio di Titania.

Nella commedia Titania è una splendida creatura fatata che se ne va in giro per i boschi col suo fedele corteo di spiritelli. Shakespeare ha scritto del loro litigio e della vendetta del suo legittimo sposo Oberon, dopo che Titania non ha voluto vendergli il suo prezioso paggio indiano, motivo delle gelosie di Oberon.

Così Oberon sorprende Titania addormentata e le spreme sugli occhi il succo della viola del pensiero, fiore fatato capace di far innamorare chiunque della prima cosa che vedrà. Così, al suo risveglio, Titania si innamora di Bottom, un orribile uomo dotato di una testa d'asino. La storia ha comunque un lieto fine,  i due sposi magici si riconciliano superando i concetti restrittivi di gelosia, invidia,  etica e morale.

Questa storia, come tutti i racconti di Shakespeare evoca diversi significati. L'addormentarsi di Titania è come  la morte ed il risveglio è in verità il sogno che noi prendiamo per realtà. In esso godiamo l'illusione dei sensi ed amiamo ciò che non possiamo riconoscere. La riconciliazione è il momento del ritorno alla libertà, il superamento delle illusioni e della schiavitù dei sentimenti imposti. 

Etica e morale, due pensieri cangianti e relativi, i cinesi antichi avevano la faccia tosta di ammettere che queste due qualità fossero solo una convenienza sociale. Nel   Taoismo erano considerate due forme ipocrite di asservimento alle consuetudini. La morale e l’etica sono state usate da tutte le religioni monoteiste come bandierine simboliche per giustificare il bene programmato a sistema, mentre l’amoralità e il “difetto” di contegno sono indicati come grave carenza sociale e religiosa. Ma ora lasciamo da parte questi aspetti che riguardano specificatamente il comportamento ed i costumi nella società attuale.  

In fondo l'esempio di Titania è alquanto leggero e ludico, il risveglio "vero" avviene attraverso l'amore, che purifica gli occhi e rende chiaro l'intelletto.  Ben diverso il caso in altre storie mitologiche  in cui  la sofferenza volontaria od espiativa degli eroi viene descritta in termini di emancipazione, come nella storia di Odino o Prometeo. 

Cristo e Dioniso anch’essi morirono volontariamente per la salvezza altrui…. Insomma nella morale e nell’etica si accetta tranquillamente che il sacrificio di sé sia un bene supremo se rivolto ad una causa ritenuta nobile e degna… ma dal punto di vista della vita dov’è la differenza fra un suicida per disperazione ed un esaltato religioso? 

Scriveva Elemire Zolla, in Discesa all'Ade e resurrezione: "Senza l’Essere l’ente non sussiste: infatti ne promana e ne fa parte.
Ma l’essere non si restringe a spazio e tempo. Senza lo spazio non spaziale del luogo efficiente, suscitatore, dove si figura il punto, non nasce la geometria del mondo in divenire. Come designare questa fonte eterna? In latino proporrei “februare”, che Semeraro fa derivare dall’accadico “haburu”, germoglio, dal dio agrario Ha-ab-bu-ru; Servio informa che “februm” era un tratto di pelle lupesca, salata; nelle cerimonie februanti si celebrava il dio dell’impulso primaverile, Lupercus, e i luperci erano giovani coribanteschi che animavano, flagellandole, le donne, con fruste di pelle lupesca, i “febri”. Le potenze generatrici « non avvennero mai, ma sono sempre: l’intelligenza le vede tutte insieme in un istante, la parola le percorre e le espone in successione» diceva l’osservatore platonico alla conclusione del mondo antico"

Ben diversa questa morale  senza morale dalla moralità religiosa e  bacchettona dei nostri "santi padri" che predicavano e praticavano l'autoflagellazione, la misoginia, l'allontanamento dalla natura, la menzogna etica e religiosa, evidentemente anche male-interpretando il messaggio salvifico del Cristo (ove quest'ultimo fosse realmente esistito...). 


Paolo D’Arpini