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Il Fiume Invisibile e il Maestro del Silenzio...

 




Prefazione

Fiumi di righe versiamo nell’etere profondo,
sul bianco della carta e nel soffio del mondo.
Tessiamo vuoti teli, frastuoni ed echi vani,
per scacciare il Silenzio dai destini umani.
Lo temiamo come un abisso senza fine,
ma è la sua quiete a spezzare le catene divine.
L’anima assetata cerca quel regno di luce e quiete,
quando sfuma il rumore della terra e delle sue mete.
Ci addentriamo nel petto, in una caverna oscura,
un sacrario segreto privo d'ogni paura.
Lì non servono lettere, formule né sapere,
spogliati d’ogni dogma, d’ogni umano volere.
Resta il battito nudo della pura esistenza,
l’incontro ineffabile con la Sacra Presenza:
la luce nascosta che nel buio risplende,
il Maestro del Silenzio che l’anima comprende.
15 Agosto 2026
Un ruggito d’acciaio squarcia il cielo sereno,
un Chopper che spezza quel mattino d'inteso veleno.
È il quindici d’agosto del duemilaventisei,
il tempo si ferma tra i dogmi e i suoi dei.
Fuori il mondo è sospeso in un sonno pesante,
tra le ombre di case e l'asfalto bruciante.
Ma nelle pieghe di questo vuoto d’estate,
l’aria si fa pura, le menti placate.
Compiendo i brevi gesti di un rito profano,
spezzando il pane caldo con la solita mano,
sullo schermo digitale due icone s’avviano:
il volto del Maestro e l’Inizio sovrano.
In un battito d’ali il tempo si spezza,
torno a un autunno antico, a una fredda carezza.
Novembre ottantotto, le lezioni di yoga finite,
con mani magnetiche, tra ombre custodite,
cercai quel fascicolo nel buio nascosto,
e di fronte al Suo sguardo trovai il mio posto.
Un'esclamazione affiorò, affilata e sincera:
«Lo sapevo che mi avresti fregato», dissi in quella sera.
Parlava la voce senza guida del pensiero,
mentre l'anima presagiva il tranello del Cielo.
La nave del viaggio prendeva il suo mare,
ma la rotta era scritta prima ancora d’iniziare.
“Il Guru non ha carne, non vive nella forma,
eppure s'incarna e in umano si trasforma,
per scendere nel fango d'ogni umana sorte
e guidare i nostri passi oltre la mente e la morte”.

L’immagine antica che custodisco nel petto
è un fiume sotterraneo dal corso perfetto:
scorre invisibile tra le rocce più scure,
nutrendo le radici di ere immemori e pure.
Poi il tempo matura, la roccia s'apre al mattino,
l’acqua riaffiora alla luce per svelare il Cammino.
L’Innominabile prende un volto d’argilla,
perché la mente umana non comprende ciò che brilla.
Ma il Maestro non incatena alla forma mortale:
prende la mente pesante e la rende spirituale.
Compiuto il disegno, il fiume torna nel fondo,
pronto a riemergere a dissetare il mondo.
Ricevuta la scintilla del sacro Inizio,
l'opera è compiuta oltre ogni giudizio.
Sarà Lui a decidere se apparire sul velo,
o lasciar che la Grazia ci guidi verso il Cielo.
Dir "il mio Guru è il solo", nell'orgoglio accecato,
è la trappola tetra in cui cade l'iniziato.
Non è la forma che salva il nostro cuore,
ma quel filo dorato che ci annoda all'Eterno Amore.
Egli è il canale puro, limpido e trasparente,
la forma di Parama Puruṣa incarnata tra la gente.
Oggi, mentre la terra riposa nell’ozio d'estate,
celebro la Sua festa con le porte spalancate.
Celebro ciò che risplende nel tempio del mio cuore,
eterno e sotterraneo, come un incanto d'amore.

Francesco Balestro