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La Consapevolezza è la Via...



La beatitudine è sempre incommensurabile. La felicità può essere misurata, può essere definita, ha un certo peso, può essere pesata. Ed è sempre definibile, perché l’opposto è vicino: l’infelicità. L’infelicità definisce la tua felicità. La tua felicità è come un’isola nel mare dell’infelicità. Ma la beatitudine non è un’isola, è l’oceano stesso, illimitato. E questa è la ricerca di tutti: consapevolmente, inconsapevolmente, tutti lo desideriamo. Ma se lo desideriamo inconsapevolmente, potremmo andare in direzioni sbagliate. Se lo desideriamo consciamente, consapevolmente, allora c’è la possibilità di raggiungerlo.

È successo alle persone: è successo a Buddha, è successo a Zarathustra, può succedere anche a te, perché Buddha, Zarathustra o Maometto non sono in alcun modo diversi da te; sono fatti dello stesso sangue, ossa e midollo. Se è potuto accadere a una sola persona in tutta la storia, ogni altra persona ne ha il diritto. Forse ci arriverà , forse no, dipende dalla persona, ma la porta è aperta.

Il sannyas è uno sforzo cosciente, un desiderio cosciente di beatitudine. Ogni passo deve essere fatto metodicamente e ogni movimento deve essere fatto in modo molto deliberato. La vita è breve e se non facciamo i nostri sforzi consapevolmente siamo destinati a lasciarci sfuggire questa piccola opportunità. L’opportunità è piccola perché la vita fugge a ogni istante, ci sfugge di mano e la morte può accadere in qualsiasi momento. Il domani potrebbe non arrivare mai, questo potrebbe essere l’ultimo giorno, quindi bisogna essere molto vigili e molto totali, solo allora la beatitudine è possibile. Ma è possibile.

E un uomo raggiunge la sua umanità solo quando raggiunge la beatitudine. Senza beatitudine un uomo è “così così”, tiepido. Può essere definito un uomo perché fisicamente ha le sembianze di un uomo, ma spiritualmente tutto è vuoto. Questo vuoto può diventare pieno dell’inesauribile, dell’immensurabile.

Ho aperto una porta: ora tocca ai coraggiosi entrare nel tempio. Lascia che la tua iniziazione al sannyas sia un ingresso nel tempio, non solo una formalità, ma una cosa del cuore. E può diventare una rivoluzione totale nella tua vita. Non perdere questa opportunità, perché queste opportunità sono rare. Solo una volta ogni tanto c’è un Buddha e solo una volta ogni tanto c’è una comune intorno al Buddha e solo una volta ogni tanto, attraverso il Buddha e la sua comune, il dhamma, la legge suprema, diventa disponibile al mondo.

La consapevolezza è la via, la beatitudine l’obiettivo...

La beatitudine è l’altra sponda; la consapevolezza è una piccola barca.

Diventa più vigile. All’inizio è difficile, perché le nostre abitudini inconsce sono molto radicate e creano ogni genere di resistenza. Ma se riesci a essere vigile anche solo per pochi secondi sarà abbastanza; ti sarà di aiuto, perché quei pochi secondi diventeranno di una tale bellezza e di una tale gioia che desidererai di più, anelerai a qualcosa di più, sarai assetato. Avrai una grande fame di essi e lentamente, sempre più momenti, poi minuti, poi ore, poi giorni...

Quando la consapevolezza diventa così naturale che non è necessario fare alcuno sforzo per ottenerla, è il momento di riposare, di rilassarsi. A quel punto sai di essere arrivato a casa, perché non c’è più niente da raggiungere.

Una persona pienamente consapevole raggiunge la beatitudine. Il nostro impegno, per quanto appaia duro all’inizio, diventa ogni giorno più facile. E quando raggiungiamo la beatitudine, ci rendiamo conto del fatto che il nostro sforzo non era nulla in confronto a quello che abbiamo ottenuto attraverso di essa. Il nostro sforzo è stato piccolissimo e abbiamo trovato un tesoro così inesauribile, un tesoro che nessuno può portarci via, nemmeno la morte.

È attraverso la consapevolezza e solo attraverso la consapevolezza che un Gesù diventa Cristo, un Siddhartha diventa Buddha. Qualunque nome abbiano dato al sentiero, il significato è consapevolezza.

Gesù ripeteva sempre ai suoi discepoli: “State attenti”. Attenti significa consapevoli, svegli e invece continuarono ad addormentarsi, persino l’ultima notte. Diceva ai suoi discepoli: “Questa è l’ultima notte. Sarò catturato. Il nemico è molto vicino. Pregherò e questa sarà la mia ultima preghiera. State svegli, non addormentatevi”. Ma si addormentano tutti. 

Gesù disse: “Cosa state facendo? Vi siete addormentati. Vi ho detto di stare svegli, questa è la mia ultima notte!”. 

Cercava di usare l’ultima notte come dispositivo.

“Il maestro morirà e non riuscite a essere consapevoli nemmeno in una situazione del genere, quando tutta la casa è in fiamme?”. Gesù per tre volte interruppe la sua preghiera e ogni volta tutti i discepoli dormivano profondamente, russavano. Continuò a svegliarli, ma non colsero il suo suggerimento: pensavano che fosse come le altre volte. Diceva sempre: “Siate consapevoli, siate vigili, state svegli” e quindi sembrava soltanto un nuovo trucco, l’ultima notte. Ma era l’ultima notte. È sempre l’ultima notte, perché in ogni momento la morte può distruggere tutto il tempo che speravi, pensavi, di avere.

Buddha usa la parola “mindfulness”, sammasati, ma vuol dire la stessa cosa, consapevolezza.

Osserva ogni atto, osserva ogni pensiero, osserva ogni sensazione. La consapevolezza deve essere tridimensionale: azione, pensiero, sentimento. Questo è il nostro triangolo interno e se riesci a guardarli tutti e tre troverai il centro. Quando ti trovi esattamente al centro del triangolo sei arrivato.

Questo è l’obiettivo chiamato nirvana o dio.  

Osho

da: Don’t Let Yourself Be Upset by the Sutra, rather Upset the Sutra Yourself 




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