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"Ramana Maharshi - Meditazione Olistica" di A. R. Natarajan - Recensione


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Il libro "Ramana Maharshi - Meditazione Olistica" di A. R. Natarajan (OM Edizioni) si pone alcune domande fondamentali, che vanno alla radice della propria vita.
L’insegnamento di Ramana Maharshi si può riassumenre in una frase: “Conoscenza del cuore” (Dahara-Vidya).
Nella meditazione olistica, basata sulla conoscenza del vero soggetto l’obiettivo della meditazione è di stare in contatto continuo con la corrente divina nel proprio cuore. Questa via è stata denominata da Ramana Maharshi percorso diretto.
Il Cuore, nella visione di Ramana Maharshi, non rappresenta un punto fisico ma la percezione dell’Io sono, che riflettendosi nella mente individuale sembra assumere una “ubicazione”: non si tratta del centro fisiologico, che oggi chiameremmo “psicosomatico”, ma di una sottile fonte energetica da cui emerge la coscienza dell’Io, il punto d’incontro fra essere e non essere.
Il Sé, ovvero il Cuore, non ha inizio né fine, non è situato né in superficie né al centro, poiché egli è il Tutto omnipervadente. In questo libro si enunciano delle tappe e si forniscono consigli per compiere un viaggio dal sé al Sé. Tenendo però conto, come sovente affermò lo stesso Ramana, che non possono sussistere due Sé.
L’Atman è l’assoluta ed unica verità, mentre l’identificazione con un io separato e ristretto ad un nome ed una forma, non è altro che un semplice gioco di specchi della e nella Coscienza, quindi non è vero. Pur non essendo vero questo specchiarsi è reale, finché perdura l’illusione. Pertanto lo scopo dell’insegnamento empirico è quello di spingere la coscienza a distogliere lo sguardo dallo specchio dirigendolo su colui che osserva.

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Recensione  tratta da "Il Giardino dei Libri"


11 febbraio 2019: Ramana Ashram's Library a Tiruvannamalai - Caterina Regazzi ed Upahar Anand consegnano  una copia del libro con lettera di accompagnamento di Giuseppe Moscatello

Dall'ecosofia alla spiritualità laica...


"Come le api producono il miele raccogliendo le essenze delle piante riducendone il succo in una sola qualità, così che le piante non avvertono più la distinzione: io sono il succo di questa pianta o di quella; così tutte queste creature viventi, immergendosi nell'Essere, non hanno la consapevolezza: siamo immerse nell'Essere: Qualunque sia la loro forma, di tigre, di lupo, di verme o di zanzara, quella forma tornano ad essere. Ciò che è infinitamente sottile: ha Quello (l'Essere) come essenza, Quello è la Realtà, l'atman e 'Tu sei Quello' ..." (Chandogya Upanisad VI, 9)


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Il concetto di  spiritualità è una attribuzione di carattere umano. Si dice che solo l’uomo sia in grado di sperimentare coscienza di sé ed intelligenza discriminativa e razionale. Questa capacità possiamo anche definirla “spirito” … Allo stesso tempo siccome non esiste cosa su questa terra e nell’universo, che possa dirsi separata -in quanto il tutto si manifesta nella totalità del “tutto”- e la vita stessa è inscindibile nelle sue varie manifestazioni, manifestando radici comuni in tutte le sue forme, di qualsiasi genere e natura, si può intuire che la caratteristica della “coscienza-intelligenza” sia presente in ogni elemento vivo, che dimostra nascita, crescita e morte, sia pur in diversi gradienti.

Facciamo l’esempio della crescita in “intelligenza e coscienza” come avviene nell’uomo. Cominciando dalla sua formazione in quanto unione di spermatozoo ed ovulo, passando per la sua fase embrionale, alla formazione completa degli organi, alla fuoriuscita dal grembo, all’inizio della sua capacità di apprendimento e discernimento… attraverso vari momenti evolutivi che -pur apparentemente differenti in qualità- rappresentano comunque una crescita del medesimo soggetto.

Se ciò avviene nell’uomo perché non ipotizzare che possa avvenire in ogni altra forma vitale, pur in una scala differenziata e di diversa qualità? Se accettiamo questa premessa come un presupposto di condivisione della stessa  “coscienza ed intelligenza”, ecco che improvvisamente possiamo riconoscere in tutto ciò che è vivo la qualità “spirituale”…

Ma ben inteso non in senso religioso… quella è un’assunzione che non compete noi laici. No, riconosciamo lo “spirito” in quanto capacità della vita di esprimere se stessa in forme energetiche dotate di coscienza.. e qui possiamo fermarci.

Poi, dal punto di vista poetico ed emozionale, perché non descrivere la vita di un albero come espressione spirituale della natura? Cosa c’è di male?

Innegabilmente anche  un albero è vivo e si esprime attraverso le sue funzioni biologiche e manifesta desideri e repulsioni, come noi umani.

Partendo da questo assioma arriviamo al concetto di "Ecosofia", una forma di pensiero para-spirituale-ecologico elaborata dal filosofo norvegese Arne Naess.

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"Arne Dekke Eide Næss (Oslo, 27 gennaio 1912 – Oslo, 14 gennaio 2009) è stato un filosofo norvegese. Ha studiato filosofia, matematica ed astronomia all'università di Oslo, alla Sorbona e a Vienna dove frequentò il locale Circolo. Docente di filosofia a Oslo fino al 1969, si è interessato di: storia della filosofia, filosofia della scienza, etica; nutrì particolare interesse per il pensiero di Spinoza e Gandhi. Ha fondato la rivista internazionale di filosofia Inquiry che ha diretto fino al 1975.  È stato il primo ad utilizzare il termine ecosofia (od ecologia profonda) il cui concetto è stato ampiamente sviluppato da filosofi come Raimon Panikkar e Félix Guattari." (Wikipedia)

I concetti   da Naess propugnati possono facilmente essere ricollegati al pensiero naturalistico, sia in termini prettamente materialistici che spirituali. In passato questa visione olistica è stata anche definita "panteismo".  Naess ha approfondito questo concetto, sostenendo l'unitarietà della vita e del substrato sottile che la compenetra, da qui anche l'uso  della parola "ecologia profonda" da lui  usata per significare lo studio della vita  e dell'ambiente sino alle sue più profonde origini e radici.

Il  filone dell'ecosofia ha poi trovato sinergie e collegamenti con altre filosofie, o meglio pratiche di vita,  naturalistiche e spirituali, come ad esempio  la "spiritualità  naturale o laica", che assieme all'ecosofia formano una sorta di "unità".

La meraviglia con cui i primi uomini hanno osservato e adorato gli aspetti molteplici della natura, degli animali, degli alberi e dell'habitat, a cui venivano dati nomi, qualità e sembianze divine, il riconoscersi parte integrante di questo insieme, il sapere che nulla può essere separato e che ogni cosa compartecipa ad ogni altra cosa in un afflato panteista, tutto ciò può essere definito ecologia profonda o ecosofia, neologismi  inventati da Arne Naesse per descrivere qualcosa che era già, che faceva parte del nostro sentire ancestrale. E' la meraviglia di sé, la coscienza di esistere e di essere consapevoli di esistere, la capacità di comprendere, di sentire emozioni profonde, di riconoscersi in tutto ciò che è, l'intuizione di essere presenti senza ombra di dubbio e di percepire la pienezza del proprio essere in tutto ciò che si manifesta, questo il sentire  della spiritualità naturale o laica.

Insomma parlando di ecologia profonda e di spiritualità laica si parla di corpo e di spirito, senza separazione alcuna fra l'uno e l'altro, due aspetti della stessa incredibile magia. Siccome il conosciuto ha bisogno di essere ricordato, conservato e riproposto, tempo dopo tempo, in forme sottili come avviene per la conoscenza filosofica o per le religioni, ed in forme materiali come avviene con il Dna e con il tramando delle arti e della capacità tecniche, ricorriamo alla simbologia archetipale come deposito di memoria e conoscenza.

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Diceva il grande saggio non-dualista nostro contemporaneo,  Nisargadatta Maharaj: «Noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati».  In ciò si coglie una similitudine con la Panarchia che pur essendo un pensiero comparso quasi due secoli prima, è stato dimenticato dalla storia.

Forse non abbiamo nemmeno bisogno di ricorrere alla storia che con le interpretazioni di chi riporta, narra, commenta, fatti e comportamenti umani, non ci fa vivere o rivivere esperienze aderenti alla realtà. Forse ci dobbiamo rivolgere a quel grande laboratorio che è la memoria collettiva. Di fatto, in questo momento possiamo entrare nella storia, possiamo guardare a tutte quelle "anime" presenti oggi nel mondo, che sono rappresentative di realtà che vanno da uno stato che non si discosta molto da quello primordiale a quello che rappresenta la condizione più avanzata della tecnologia. 


Questo gioco della natura ci consente un'osservazione diretta di sistemi di aggregazione sociale, culturale ed economica, di interpretarli e di cercare di capire che cosa fare per superare le vecchie e le nuove miserie e di essere attori entusiasti nel progetto di costruzione di un mondo equo, solidale, felice, e quindi con un futuro.
La natura (o la vita) di per se stessa è "non-duale"  e quali sono in estrema sintesi  i  legami tra la spiritualità laica e l'ecologia profonda di Naess?

Nel significato originale della parola ecologia, rispetto alla sua consimile ambientalismo, è già delineata una differenza d'intendimento e pure che l'esatta traduzione di ecologia è studio dell'ambiente. Mentre in ambientalismo si presume il criterio della semplice conservazione. Aggiungendo al termine ecologia l'aggettivo profonda, ecco che si tende ad ampliarne il significato originario, integrandovi il concetto di ulteriore ricerca all'interno della struttura ambientale. Insomma si va a scoprire il substrato e non si osserva solo la superficie, la pelle dell'ambiente.

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Lo stesso dicasi per la parola spiritualità e la sua qualificazione laica. In questo caso si cerca di dare una connotazione libera alla spiritualità comunemente intesa come espressione della religione. La spiritualità è l'intelligenza coscienza che pervade la vita, è il suo profumo. Non è assolutamente un risultato della religione, anzi spesso la religione tende a tarpare e a nascondere questa naturale spiritualità presente in tutte le cose.

Da un punto di vista delle espressioni archetipali, la spiritualità laica e l’ecologia profonda affondano il loro esistere nella coscienza. L’uomo si è interrogato sulle forze della natura e sulla vita e questo interrogarsi ha prodotto la spiritualità, l’ecologia profonda è una forma di approfondimento in senso materiale di questa ricerca.
Entrambi gli approcci partono dall’esistente, dal modo di percepire noi stessi e la realtà che ci circonda, il primo è un approccio in senso metafisico mentre il secondo prende in esame il fisico ma non v’è differenza fra i due aspetti, se non nel modo descrittivo. Nell’ecologia profonda come nella spiritualità naturale si sottintende un quid che impregna le trame della vita. Tale quid è stato descritto come sorgente di tutte le cose, indipendentemente dal chiamarlo spirito o forza vitale. In realtà lo spirito, in quanto coscienza intelligenza, è il modo espressivo, il profumo esistenziale, di ciò che dal punto di vista dell'osservazione empirica dell'ecologia definiamo materia  o habitat.

Paolo D’Arpini



Comitato per La Spiritualità Laica