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Se su internet scrivi "ebreo" arriva veloce la censura - Memoria sulla "Lotta finanziaria all'ultimo doblone (ebreo)"


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In seguito alla divulgazione dell’articolo pubblicato su: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/01/10/lotta-finanziaria-allultimo-doblone-in-calo-svizzera-e-ior-stanno-trionfando-le-banche-internazionali-in-mani-ebree/, inviato a vari siti, alcuni lo hanno anche ripreso, e spedito anche alla lista Economia Peacelink… ho ricevuto,  per mezzo di Caterina dalla stessa lista, e da altra lettera (di Roberto Falvella, a cui ho risposto sul Giornaletto di Saul), alcuni dubbi sull’uso dell’aggettivo “ebreo” (riferito alle banche in mano di ebrei)….

Veramente dalla lista di Peacelink mi sono arrivate delle vere e proprie offese ed accuse di antisemitismo, non per il contenuto dell’articolo, che non è stato minimamente considerato, bensì sul semplice uso dell’aggettivo “ebreo”…..

Per chiarire meglio riporto qui le parole usate dal repressore primo: “Oggetto: Lotta finanziaria all’ultimo doblone… in calo Svizzera e IOR… stanno trionfando le banche internazionali in mani ebree… – Sia il titolo che la conclusione di questo articolo sono del tutto gratuiti ed espressione di un chiaro quanto vergognoso pregiudizio antiebraico. Chiedo che i moderatori di Peacelink prendano provvedimenti nei confronti di chi ha inviato questo testo. BASTA ANTISEMITISMO – FUORI IL RAZZISMO DALLA STORIA.  Prof. Gennaro Carotenuto”

Al che il moderatore di Peacelink ha preso la parola, sempre senza prendere in considerazione il testo dell’articolo ma fermandosi alla sola parola “ebreo” scrivendo: “…come moderatore della lista prendo distanza da quella frase che richiama una storica posizione antisemita che riconduce falsamente la comunità ebraica a un ruolo di dominus della finanza internazionale. Del resto è ampiamente noto che tali tesi più volte confutate nel corso della storia non sono fondate su dati oggettivi. Andrea Agostini”
Ma non basta, giunge altra reprimenda, sempre senza considerare il testo, da altro iscritto alla lista Peacelink: “Ringrazio il moderatore ed esprimo tutto il mio biasimo nei crf dell’autore di quel delirante post. Carlo Bologna”
Giusto che abbiano potuto esprimere il loro parere, sia il professore Carotenuto che il signor Bologna, che il moderatore Agostini, ma siccome io non sono iscritto alla lista di Peacelink non ho ribattuto, sono rimasto in silenzio… pazientemente aspettando, finché finalmente un’anima gentile, la stessa Caterina, ha preso le mie difese scrivendo la lettera che segue e indirizzandola alla stessa lista Economia di Peacelink. Leggete e giudicate voi stessi…
…………
Gentile (si fa per dire) prof. Gennaro Carotenuto, ho letto con un certo stupore la sua mail (e anche quella del moderatore della lista).
La conoscevo come un esperto, amante e studioso dei problemi dell’America Latina, da quando, tempo fa, colta anch’io dall’amore per quella terra, mi ero iscritta alla lista LATINA di peacelink, dalla quale, per mancanza di tempo, mi sono già da qualche anno cancellata.
Non capisco onestamente da dove proviene il suo giudizio di antisemitismo provocato dalle parole scritte in quell’articolo (che io ho semplicemente inoltrato), in quanto mi pare espressione di idee e concetti (e non pregiudizi) che possono anche essere condivisi o perlomeno entrare a fare parte di un dibattito civile.
E se invece della parola ebreo (che credo che non sia un’offesa per nessun rappresentante di questo popolo, come non lo sarebbero le parole musulmano, cristiano, buddista, ecc.) ci fosse stato la parola “americano” oppure “tedesco”? E’ un’offesa, per lei, per un ebreo, dire che sono i maggiori detentori del potere finanziario? Non siamo più liberi, in questo paese, di dire niente?
E dire semplicemente che le banche sono massimamente in mano ad ebrei? Forse si potrà non essere d’accordo, su questa tesi, e si potrà controbattere ad essa, ma basta cercare su Google e/wikipedia e vedere che, ad esempio la Goldman Sachs, é stata fondata da un ebreo e che alcuni dei personaggi responsabili dell’organizzazione sono ebrei.
Forse che wikipedia può essere accusata di antisemitismo?
Allego un esempio di civile contestazione a quell’articolo e la risposta che ne é seguita. Non siamo ancora in dittatura.
…….
Commento di Roberto Falvella: “caro paolo, dici “banche in mani di ebrei” ….. il “banchiere” è una professione e, come tale, va rispettata (anche se un po triste), ovviamente ci sono i bravi e i cattivi, gli onesti e i disonesti, ecc. alcuni di questi ultimi commettono reati civili e penali ? … ci sono le leggi e i codici. le leggi sono inadeguate ? allora il problema diventa politico, ecc. L’ “ebreo” è un concittadino che ha elaborato una certa cultura (una certa religione), oppure è un concittadino che ha un gene ereditario (esempio gli occhi neri) trasmessogli lungo 120 generazioni da un antenato vissuto 3000 anni fa in Palestina: cosa c’ entra tutto questo con un suo eventuale comportamento disonesto …….? Attento al razzismo che potresti alimentare (la madre degli analfabeti è sempre incinta)”
Rispostina di Paolo D’Arpini: “Caro Roberto, anche un professore della lista “economia di peacelink” ha censurato l’aggettivo… capisco che suoni strano definire un banchiere “ebreo” in quanto chiunque potrebbe essere un banchiere … ma sta di fatto che i potentati economici in lotta per la supremazia politico-finanziaria sul pianeta, in questo momento storico, siano “purtroppo” quasi tutti di origine ebrea… Forse avrei fatto meglio a tacere? Non so… d’altronde non è la prima volta che mi esprimo in tal senso… ed un dato di fatto non può essere tralasciato solo perché c’è il rischio che venga interpretato come “razzismo”.. Pazienza. Comunque non volevo parlare di reati bancari e finanziari, su quel tema non entro… volevo solo evidenziare che c’è una guerra in corso, a livello economico, e che lo IOR (in pugno cristiano) e le banche svizzere (in uno stato calvinista) stanno perdendo… mentre le multinazionali finanziarie (in mani ebree) stanno trionfando… E comunque i loro reati non possono apparire… poiché sono le stesse multinazionali che controllano il FMI, l’economia mondiale e la maggioranza dei governi e dei media… (compresa l’Italia in mani Goldman Sachs) e d’altronde nello stesso articolo si parla male dello IOR, che è cattolico, ma questo passa inosservato…?”
……….
Segnalo, a titolo esemplificativo, il link di un articolo pubblicato su Arianna Editrice. Confesso che non l’ho letto tutto, ma mi pare interessante.
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=36797
Ribadisco che invio questa mail non perché io sia convinta di tutto quanto affermato nell’articolo in oggetto, infatti credo che relativamente a queste cose sia molto difficile sapere l’esatta e completa verità, ma per amore di libertà di espressione e solo dove c’è libertà di espressione si può pensare, chissà, un giorno, di giungere alla verità.
Caterina Regazzi



A cura di Paolo D’Arpini


Il mio incontro con Karmapa, il 16° discendente di Milarepa


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Oggi sembra normale  parlare di buddismo tibetano, le  frequenti visite del Dalai Lama, i numerosi libri scritti sulla spiritualità del Tetto del Mondo e la recente rivolta in Tibet, hanno contribuito enormemente a pubblicizzare un sistema di pensiero che sino a trent’anni fa era riservato a pochi studiosi, e di cui  le vestigia “ammuffivano” nelle sale dell’Ismeo (Istituto per il medio ed estremo oriente) di via Merulana o nella libreria esoterica di Rotondi (sempre in Via Merulana). Ci fu però un’occasione, che voglio qui ricordare, in cui improvvisamente quella antica conoscenza venne alla luce… Lo spiraglio sul mistero, l’aurora della trasmissione eclissata risorse durante la visita in Italia di un  gran santo, l’erede spirituale nella linea di Milarepa (ricordate il film della Cavani?). Questo santo si chiama Karmapa ed è una “manifestazione” come lo è il Dalai Lama, solo che Karmapa è il simbolo di  un grande potere spirituale  e non politico.
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Sentii parlare di Karmapa (sedicesima incarnazione riconosciuta  del mistico  Milarepa) nel 1973 in India, allorché visitò l’ashram di Muktananda. Il suo carisma spirituale era molto forte ed affascinò -sembra- non pochi ashramiti occidentali lì residenti. Personalmente invece lo conobbi  un anno più tardi a Roma, nel 1974,  accadde quasi per caso,  egli era in visita ed ospite dell’ambasciatore indiano in Italia, che  risiedeva in una villa all’Olgiata, sulla via Cassia. Qualche amico (od amica) del giro sincretico mi invitò a partecipare ad un incontro ufficiale a cui sarebbe seguito  un rinfresco vegetariano.
Avevo  letto  la vita di Milarepa, che viveva di sola ortica in mezzo ai monti, e l’avevo trovata avventurosa, piena di alti e bassi, affascinante e protesa  inflessibilmente  verso l’affrancamento, verso la totale libertà dall’io.
Certo, mi interessava conoscere il suo diretto successore ed accettai prontamente l’invito. Il satsang (dialogo con un saggio) era alquanto informale, Karmapa sedeva su una poltroncina leggermente elevata, vicino a lui c’erano l’ambasciatore ed altre persone di riguardo. Vestito d’indaco, con l’aria sorniona ed un po’ ironica, il santo dei “Berretti Rossi” dominava la sala con la sua energia. 
Circolava una storia su di lui, pare che durante la permanenza a Roma avesse visitato un negozio di uccelli acquistando alcuni volatili lì prigionieri ma non per restituirli al cielo bensì per liberarli definitivamente dalla gabbia della vita. Non so se questa storia fosse vera ma spesso avevo sentito parlare degli strani comportamenti di certi lama tibetani,  fra cui alcuni non sono vegetariani e seguono misteriose pratiche  tantriche.  Insomma, pare che gli uccelli “prigionieri di un brutto karma (destino)” fossero stati liberati dal Karmapa nello stesso modo in cui l’avatar Krishna “liberò” i demoni ed i Kaurava (opponenti dei Pandava nel Mahabarata) cioè uccidendoli.  Comunque sia il discorso durante il satsang andò spontaneamente  sull’argomento del destino e sulla reincarnazione. In particolare vi fu un dialogo con un anziano diplomatico italiano, che evidentemente conosceva la cultura tibetana,  egli sembrava sinceramente interessato all’argomento. Poneva insistentemente domande riguardanti qualche sua esperienza,  e voleva  che gli fossero svelati i segreti della rinascita,  ma Karmapa nicchiava e scherniva dicendo che certe  cose non si possono capire razionalmente. Il diplomatico sembrava  a disagio mentre il Karmapa allegramente ed affettuosamente gli batteva una mano sulla spalla, come volesse tener calmo un bambino irrequieto.  L’anziano signore  era evidentemente imbarazzato, forse offeso,  rosso in viso ed  emozionalmente a disagio, stava per scoppiare in una crisi isterica ed in effetti pianse, ma quando alzò lo sguardo incontrando quello di Karmapa che rideva, anch’egli si illuminò in volto, come se veramente tutto ciò non avesse importanza. L’atmosfera attorno era molto carica, piena di energia spirituale.
Io ero rimasto per tutto il tempo in piedi, appoggiato ad una parete,  e non perdevo nulla di quel che accadeva, intuitivamente percepivo che c’era un messaggio.
Terminato l’incontro Karmapa si alzò e si diresse verso il lato della sala, dov’ero stazionato,  lì c’era un passaggio fra le sedie che conduce al salone ove si sarebbe tenuto il rinfresco.  In quel momento egli stava transitando proprio davanti a me,  quasi ci toccavamo,  allorché senza alcuna ragione apparente egli si voltò verso di me e mi guardò fisso negli occhi. Sentii il mio io esplodere,  la mia mente rovesciata come una saccoccia, quel che c’era venne fuori, ero nudo, totalmente nudo. Provai un’espansione di coscienza incredibile, non vi erano dubbi o segreti,  solo lucida consapevolezza, vuoto pieno.
Quel “gesto” dirompente ed inaspettato che Karmapa aveva compiuto (ma perché proprio a me?)  mi aveva spogliato di ogni maschera, l’io solo un fantasma. Uno shock forse troppo forte per un “apprendista” come me e dopo i primi attimi di totale apertura, mentre lui si gira e continua a camminare con indifferenza,  cominciai a sentire le maglie dell’ego che tesseva ancora la sua tela.  Mi scoprii a  sospettare  che Karmapa avesse  “violato la mia privacy” e sentii  l’io   ricostruire la gabbia della  schiavitù. Provai rabbia verso Karmapa ed anche verso la mia stupidità, l’impotenza l’incapacità di restare libero, senza  bisogni aggiunti, senza orpelli…. (e l’analogia con gli uccelli mi viene spontanea).
Chiaramente in quel subbuglio mentale non ebbi la forza di  fermarmi al rinfresco -gentilmente offerto- e me ne andai sconvolto, eccitato,  ridanciano.

Paolo D’Arpini  

Osho: "Quando mai vi ho detto che pratico il celibato..?"


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“Qualunque cosa relativa a Osho è sempre specialeTuttavia, oggi vorrei raccontarvi un incidente particolarmente speciale...  Mi è stato narrato dal professor Arvind Kumar, l’allora segretario di Osho, a Jabalpur. Credo che fosse il 1966. 

Una professoressa della Banaras Hindu University di Varanasi lesse un libro di Osho in Hindi, intitolato Kranti Beej, che significa “I semi della rivoluzione”. Restò così profondamente affascinata dalle sue parole che partì per Jabalpur dal primo treno disponibile per incontrare Osho. Si sentiva estremamente irrequieta e sapeva che sarebbe rimasta in quello stato fino a quando non fosse riuscita a inchinarsi ai piedi di Osho.

Ma al suo arrivo a Jabalpur, seppe che Osho era andato a Delhi e sarebbe tornato dopo cinque giorni. Disse al professor Arvind che il suo cuore stava bruciando e che non sarebbe riuscita a rilassarsi finché non avesse incontrato Osho. Pensò che sarebbe stato meglio andare direttamente a Delhi piuttosto che tornare a Varanasi e stare in quelle condizioni per cinque giorni e poi tornare a Jabalpur. Chiese l’indirizzo di Osho al professor Arvind e partì per Delhi.

All’arrivo a Delhi fu estremamente felice di poter finalmente incontrare Osho e parlare con lui. Euforica di estasi disse a Osho che voleva restare con lui per tutto il tempo possibile e che durante la notte avrebbe persino dormito nella sua stanza.
La mattina seguente andò ad ascoltare il discorso di Osho e al suo ritorno scoprì che il suo bagaglio era stato tirato fuori dalla stanza e scaricato sulla veranda. Si sentì molto umiliata e cominciò a singhiozzare, pensando di tornarsene a Varanasi.

Osho chiamò l’organizzatore e chiese quale fosse il problema: perché il suo bagaglio era stato rimosso dalla stanza? L’organizzatore rispose che, secondo le regole della Jain Society [L’associazione giainista che li ospitava, N.d.T], a un uomo e una donna non era permesso di stare nella stessa stanza. Osho disse: ‘Se lei vuole stare e io non ho obiezioni, perché dovreste preoccuparvene voi?’. Ma l’organizzatore insisté che le regole della Jain Society non potevano essere violate, senza eccezioni per nessuno.

La professoressa iniziò a piangere a voce alta, dicendo che fino a quel momento avevano insultato solo lei, ma ora stavano insultando anche Osho. Non poteva sopportarlo: prese il suo bagaglio e fece per andarsene.

Osho disse agli organizzatori di tenersi le loro stupide regole e che anche lui se ne sarebbe andato, alzandosi per seguire la professoressa. Quello fu il momento in cui Lala Sunder Lalji, un noto editore di libri in inglese (Motilal Banarsidas) si fece avanti per invitare Osho e la professoressa a rimanere a casa sua e portarli là. Osho in futuro sarebbe rimasto lì anche per le sue visite successive a Delhi.

Questo incidente finì su tutti i giornali, in tutte le lingue del paese, per diversi mesi.

Come c’era da aspettarsi, quando poco dopo Osho si recò ad Ahmedabad, alcuni amici gli consigliarono di non prestare molta attenzione alle donne, altrimenti gli avrebbe procurato una brutta nomea e la gente non avrebbe più creduto al fatto che lui fosse un saggio che praticava il celibato. A quel punto Osho disse: ‘Quando mai vi ho detto che pratico il celibato?’...”.

Ageh Bharti 

Ageh Bharti
(Fonte:  Osho Times n. 247)