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Meraviglia di Sé – Riflessioni sulla Spiritualità Laica


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Awe. Spirituality of a layman
I’m  reflecting on the meaning I give to “Lay Spirituality”, in fact from the viewpoint of etymology and glottology this definition has not got much to do with the old image of “awe”, but  its closer to the modern description  of  free-spirituality.
Once upon a time, before religions and philosophy,  this natural longing for Self was simply “natural”. An urge of the inner spirit of man. This clinging to the source is just a spontaneous response in our conscience.  Nowadays if we see the same process in this hard materialistic society we have to use a different definition for this “urge”.  Our society has different ways of describing spirituality -mostly in the religious field-  and to give a  more appropriate meaning for modern times I suggest  to call it : “Lay-Spirituality” – A form of spiritual research as a free expression of ourselves.
Riflessione sulla Spiritualità Laica.
Sto  riflettendo sul significato che do al termine Spiritualità Laica. In effetti dal punto di vista etimologico e glottologico questa espressione non ha molta attinenza con la “meraviglia di sè” la scoperta dell’autoconoscenza che è alla base di ogni spiritualità.
Prima delle religioni e delle filosofie l’uomo ha percepito l’anelito spontaneo della coscienza a scoprire la sua origine. Questa stessa ricerca immessa nel quotidiano dei nostri giorni può essere meglio definita (vivendo in un mondo fortemente ideologizzato) “Spiritualità Laica”.  Accolgo questo termine come un aggiustamento linguistico per descrivere la ricerca spirituale in termini di libera espressione individuale. Le filosofie son gabbie schematiche e l’anelito verso l’autoconoscenza non ha bisogno di alcun concetto od ideologia. Anzi direi che il fine della Spiritualità Laica è  quello di liberare l’uomo da tali ideologie.
Paolo D’Arpini

4 novembre - Giornata delle Forze Armate Italiane che non esistono più...


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…il 4 novembre ricorre il giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate….

Rinnegare il passato non ha senso… l’Unità d’Italia è stata raggiunta con fatica, lotta e sacrificio… Anche se  potrei obiettare che non serviva e che la prima guerra mondiale (ed ultima del risorgimento) poteva essere evitata poiché l'Austria si era impegnata a cedere Trento e Trieste in cambio della non belligeranza italiana. Altri addirittura affermano  che si stava meglio con il Regno delle Due Sicilie, con lo Stato del Vaticano (ma quello c’è ancora..), con la Repubblica di Venezia, etc. Può anche essere vero ma pure in quei regni esistevano eserciti ed un senso nazionale… 

Non sono d’accordo con il sistema corrente in cui il servizio militare sia riservato a forze prezzolate, semplici volontari (sia pure interni cittadini) credo che l'onere della difesa (dico “difesa”…)  della nostra terra o dei legittimi interessi dei suoi abitanti non possa essere delegata ai “volontari” di professione.  
Ne parlavo con Caterina il 31 ottobre 2013 mentre in macchina andavamo a San Severino Marche per celebrare la vigilia di Ognissanti. 

L'Italia oggi è alla mercé delle truppe "d'occupazione" della Nato e in caso di necessità non c'è più un esercito fedele al popolo. Solo "stipendiati" al servizio dei politici di turno. Tra l'altro leggevo l'altra mattina, facendo colazione al baretto di Treia, che esistono vari paesi in Italia completamente invasi da stranieri, immigrati clandestini, che ormai la fanno da padroni, molestano le persone per istrada, non pagano le consumazioni nei bar e nemmeno le cose comprate nei negozi... anche se per i loro bisogni essenziali sono nutriti ed albergati in vari centri di accoglienza.  I sindaci non sanno come fare per impedire questi soprusi. 

L'Italia è destinata ad essere invasa da una massa sempre più violenta di "profughi" che vivono a spese dello stato?  

E in caso di difesa non bastano quei tre carabinieri che dispongono di una sola camionetta per perlustrare un territorio vastissimo e popolato. Ogni sera, mi ha riferito una amica di Treia, ricevono decine di chiamate in tutta la provincia di Macerata ma cosa possono fare? La stragrande maggioranza dei furti e rapine va quindi a buon fine. Infatti coloro che negli anni passati si trasferivano in campagna per vivere meglio adesso, solo per vivere, sono costretti a tornare nei paesi dove almeno ci sono dei vicini...  Spesso però anche i vicini servono a poco... Alcuni giorni fa ho saputo che -sempre a Treia- c'è stata una rapina in una casa del borgo, due malviventi  sono stati sorpresi a rubare  da una anziana ed irritati l'hanno accoltellata e sono fuggiti... Ovviamente senza che le forza pubblica potesse far nulla, per fortuna almeno l'ambulanza è prontamente accorsa. 

Insomma se in Italia ci fosse bisogno di controllare il territorio un esercito di leva potrebbe aiutare mentre quello vigente dei mercenari serve solo a combattere le guerre della Nato in varie parti del mondo (sempre a spese dei cittadini) mentre il popolo può essere oppresso e vilipeso sia dai burocrati e tassatori che dai delinquenti comuni e mafiosi (in santa alleanza). 

Il Libro dei Mutamenti afferma: "Nel grembo della terra vi è l’acqua: l’immagine dell’Esercito. Così il nobile magnanimo verso il popolo accresce le sue masse” - L’immagine dell’esagramma L’Esercito (Shih n. 7) del Libro dei Mutamenti, è molto chiara nell’indicarne il significato. Infatti nell’antichità, in virtù della coscrizione obbligatoria, i soldati erano presenti nel popolo come l’acqua sotto la terra. Ed avendo cura della prosperità del popolo si ottiene un esercito valoroso. 
Ed ancora nella prima linea. “Un esercito deve servire in buon ordine ed armonia. Se ciò non avviene incombe sciagura”.

La coscrizione popolare può sembrare una sopraffazione, se serve ad una causa ingiusta, ma è l’unico modo per riconoscersi tutti figli dello stesso paese. Guardiamo ad esempio la Svizzera, mai in guerra mantenendo però efficiente l'esercito.


Vediamo che alla fine dell’Impero Romano, allorché i legionari erano solo professionisti perlopiù stranieri pagati, è stato sufficiente l’arrivo di una masnada di barbari per sconfiggere l’Impero… Le famose invasioni barbariche contavano a malapena poche migliaia di individui (comprese donne e bambini ed armenti) mentre Roma aveva oltre un milione e mezzo di abitanti ma quei pochi barbari determinati bastarono per annichilire e distruggere un sistema… forse marcio, forse indegno di essere mantenuto.. 
come probabilmente sta succedendo ai giorni nostri…!


Paolo D’Arpini
.... da lungo tempo congedato

Nepi. 28 febbraio 1993 - 'PARLI DI SESSO? VERGOGNATI' - Una memoria



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Lucrezia Borgia

NEPI - Lei, Eleonora, è una ragazza biondina, rossetto scarlatto, un
paio di fuseaux blu, un bambino con un ciuffo di capelli castani in
braccio e un marito dietro il bancone del bar di famiglia. Ha ventotto
anni, "Volevo i pantaloni" non l' ha mai letto, parla un italiano di
paese, è timida e adesso "si vergogna", ha paura, forse non lo
"rifarebbe più". Eppure è diventata la Lara Cardella di Nepi, un borgo
medievale alle porte di Roma, nell' antica terra dei Falisci, con il
duomo, la torre del vecchio castello Borgia e il palazzo Farnese,
maestoso, con l'orologio, nella piazza del Comune. In mezzo alla
quiete paesana, allo struscio, su e giù, perpetuo, su via Roma, è
caduta una lettera, pubblicata da un giornale locale, che ha fatto
rumore. L' ha scritta proprio Eleonora. Ha parlato di droga ("dovrebbe
essere liberalizzata" e ancora "un nostro sbaglio è considerato un
marchio di vita") di sesso, di preservativi, di rapporti omosessuali
("ci sono ragazzi che hanno anche rapporti omosessuali, ma lo
nascondono. Quelli che lo vogliono nascondere sono quelli che
strillano più forte degli altri ' brutti froci' e allora si capisce
che hanno qualcosa da nascondere"), di giovani senza futuro che vivono
in un paese dove "su quasi ottomila abitanti non c' è nemmeno un
cinema, una discoteca e poi manca il lavoro". E dopo la confessione,
che apre uno spiraglio nel muro d' ipocrisia di una tranquilla vita di
provincia, arrivano le minacce. Un gruppo di ragazzi l' aggredisce
verbalmente. "Le parole preservativo e sesso le usano soltanto le
puttane. Certe cose non si possono dire...perciò non permetterti più
di scrivere lettere ai giornali per parlare di omosessuali, Aids,
droga e sesso a Nepi, altrimenti...". Altri, invece, si limitano ad un
"ma chi te lo ha fatto fare"!

A pubblicare la lettera e a diffondere le reazioni con un fax è "Mondo
Falisco", un giornale della zona, un foglio di quattro pagine curato
da Paolo D' Arpini, quarantenne dai capelli candidi, gran patron di
un' associazione vegetariana a Calcata, il paesino che riunisce una
colonia d' artisti, benedetta da Paolo Portoghesi, che ha casa
sull'alto di una rupe.

E ieri a Nepi i giornali con la notizia passano di mano in mano, nei
bar, in piazza, sulla scrivania del sindaco democristiano Pietro
Soldatelli. "Siamo giovani di Nepi dai 17 ai 30 anni" scrive Eleonora
"non abbiamo un nostro vivere, la gente ci sovrasta con le sue idee, i
suoi pregiudizi". E ancora: "Qui esistono soltanto pochi bar che
devono essere chiusi a mezzanotte, ed è qui che noi giovani dopo il
lavoro passiamo le serate; non abbiamo una nostra identità e la gente
in alto sembra condannarci e non ci parlano".

Quindi racconta di "bar cosiddetti perbene" dove "si gioca a carte e
girano parecchi soldi". E di storie di sesso. "Di sesso" spiega "si
parla poco e troppo poco apertamente. Il sesso ancora lo facciamo
molto di nascosto, ma il preservativo lo usiamo, perché non vogliamo
beccarci l' Aids" Infine un desiderio. Vogliamo essere lontani da ogni
emarginazione. Speriamo tanto di poter avere un futuro migliore.
Dateci coraggio, tendeteci una mano per raggiungere la nostra
identità. Sarà per noi un futuro più limpido". Ma la mano tesa non
arriva e qui, in queste stradine medievali di Nepi, diventata il
modello di una vita di provincia ipocrita, perbenista e che lascia ai
giovani soltanto flipper e videogiochi nei retrobottega dei bar, si
respira un' aria da alzata di scudi.

Dentro al bar Borgia, un localetto vicino alle mura, la meta preferita
dello struscio degli adolescenti, ci sono capannelli. Ma è vero che
qui non rimane che il flipper? Un ragazzo grosso, basettoni, riccio,
ride. "E certo che è vero! Non lo vedi?". Ma altri non sono d'accordo.

"Chi vuole, prende la macchina e se ne va, nei paesi vicini,
in discoteca" dice Roberto, un venticinquenne biondo, occhiali neri,
tuta rossa "Il cinema non c' è, lo hanno chiuso dieci anni fa, ma non
ci andava nessuno". E in piazza? Un capannello di donne. "Sesso?
Omosessuali? Quella lì ha denigrato tutto il paese!" dice una
trentenne bruna "I preservativi? Magari li usiamo pure, ma bisogna
scriverlo ai giornali?". Il parroco, don Giuseppe, è un sacerdote
anziano, magro, il volto scavato. Dice: "Non è vero che qui non ci
sono iniziative. All'oratorio fanno conferenze sulla droga, si
riuniscono, organizzano sport". Ma dentro il bar, Eleonora ribatte:
"Qui basta mettere un paio di anfibi e dicono che sei un naziskin. Noi
giovani non abbiamo un' identità, non troviamo lavoro. Siamo immersi
nel nulla, lo struscio, il flipper, il videogioco e lo struscio. E
argomenti come sesso, droga, omosessualità sono tabù". E' la foto di
tanta provincia italiana, vista da dietro il bancone di un bar di
paese. "Nepi è bellissima, ma come tanti altri piccoli comuni dello
Stivale" dice Peter Boom, attore e scrittore olandese rifugiatosi qui
a scrivere gialli d' azione "sembra votata all' autodistruzione
culturale. La lettera di Eleonora è un modo per cominciare a
parlarne".


PAOLO BOCCACCI
Archivio  la Repubblica.it - 28 febbraio 1993

Conoscere se stessi partendo dalla "persona" - Viaggio nel limbo della memoria


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Ho tenuto lo scritto che segue per un po' di tempo  nel cassetto, come si dice, per farlo decantare e renderlo quindi più solido e comprensibile. Non che abbia cambiato qualche parola, no, è assolutamente lo stesso di quando l'ho lasciato lì a riposare ... ma credo che quella sosta nel limbo della memoria sia stata sufficiente per renderlo più intellegibile, soprattutto a me stesso. Dico così perché in verità non so bene nemmeno io quello che esce da questa tastiera, a volte i pensieri e le parole vengono trascritte ma mi sono sconosciute, le conosco solo nel momento in cui appaiono davanti sullo schermo.

Lo scopo dello scritto è quello di mettere in chiaro alcuni concetti base su ciò che io chiamo "Spiritualità Laica" che non è certo una nuova filosofia, assolutamente no! Semplicemente è un modo di esprimere qualcosa che c'era già, nella mia via personalizzata del ritorno a casa.

Per una sorta di simpatia che percepisco verso tutte le persone con le quali riesco a condividere emozioni e sentimenti ho pensato che potesse essere utile (per me e per loro) chiarire alcuni aspetti dell'auto conoscenza che ancora si rivolgono alla persona. Poiché (comunque) dalla persona dobbiamo partire in quanto depositaria della prima scintilla di Coscienza dalla quale tutto deriva. Non voglio perciò sminuire il valore di questa persona, e come "questa" anche tutte le altre che pazientemente seguono e precedono.

Conoscere le caratteristiche incarnate, saper individuare le pulsioni che contraddistinguono la nostra persona, è sicuramente utile per non farci imbrogliare dalla mente, per non cadere nella trappola della falsa identità. Infatti tutto ciò che può essere descritto non può essere “noi” ma solo la struttura funzionale del corpo/mente (nella quale ci riconosciamo). Questo apparato psico-fisico è il risultato della commistione di forze naturali (od elementi) e di qualità psichiche (che degli elementi sono espressione). Nella multiforme interconnessione di queste energie gli infiniti esseri prendono forma…. Anche se –in verità- non si tratta di “forze” né di “esseri” bensì di una singola forza e di un solo essere che assume vari aspetti durante il suo svolgersi nello spazio-tempo.

Ma qui occorre descrivere la “capacità separativa” (maya – yin e yang) che produce l’illusione della diversità. Essa è il primo concetto che si forma nella mente (in effetti è la mente stessa) contemporaneamente all’apparire del pensiero “io”. Attenzione non si tratta dell’Io Assoluto, l’Essere ed esserne coscienti aldilà di ogni identificazione, si tratta invece del primo riflesso cosciente (di tale Io) nella mente e che consente l’oggettivazione e la percezione dell’esteriorità attraverso i sensi. In tal modo si attua il meccanismo dissociativo di “io sono questo” e quel che viene osservato “è altro”.  


Così il dualismo assume una sembianza di realtà e viene corroborato dalla causalità consequenziale alle trasformazioni che si srotolano nello spazio/tempo. Il processo formativo duale è di facile individuazione da parte dell’accorto intelletto (nel  senso di attento) ma questa considerazione è ancora all’interno del riflesso speculare della mente, per cui dal punto di vista della Conoscenza Assoluta anche questa spiegazione (o comprensione) è futile, forse innecessaria e magari addirittura fuorviante… (a causa della tendenza appropriativa del pensiero speculare) e qui ritorno alla necessità di conoscere la propria mente per non rimanere ingannati dalle sue elucubrazioni empiriche, tese cioè a dimostrare una realtà oggettiva.

Qualcuno potrebbe chiedersi a questo punto: “…Allora perché scrivere tutto ciò? Perché leggerlo?” –  Ma la risposta è banale, talvolta prima di gettare l’immondizia sentiamo il bisogno di esaminarla in ogni particolare in modo da non aver poi rimpianti… Purtroppo in anni ed anni di volo basso abbiamo sviluppato un forte attaccamento alla zavorra…!

Paolo D’Arpini



Post Scriptum.

La coscienza individuale è in costante movimento ed evoluzione, seguendo i diversi modi di sviluppo della società od i periodi storici nei quali si manifestano le vicende umane. Ogni transizione assomiglia al superamento di un livello d’apprendimento, un po’ come succede nella spirale del DNA. La coscienza, in questo caso meglio definirla mente, si muove dalle espressioni più semplici a quelle più complesse. Una sorta di testimonianza-memoria dei vari processi sofisticati della vita.

Alcune parti dell’opera di Bertolt Brecht “Leben des Galilei”


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Nel tempo che ho libero – e ne ho, di tempo libero – mi è avvenuto di rimeditare il mio caso e di domandarmi come sarà giudicato da quel mondo della scienza al quale non credo più di appartenere. Anche un venditore di lana, per quanto abile sia ad acquistarla a buon prezzo per poi rivenderla cara, deve preoccuparsi che il commercio della lana possa svolgersi liberamente. Non credo che la pratica della scienza possa andar disgiunta dal coraggio. Essa tratta il sapere, che è un prodotto del dubbio; e col procacciare sapere a tutti su ogni cosa, tende a destare il dubbio in tutti. Ora, la gran parte della popolazione è tenuta dai suoi sovrani, dai suoi proprietari di terra, dai suoi preti, in una nebbia madreperlacea di superstizioni e di antiche sentenze, che occulta gli intrighi di costoro. Antica come le rocce è la condizione dei più, e dall’alto dei pulpiti e delle cattedre si suole dipingerla come altrettanto imperitura. Ma la nostra nuova arte del dubbio appassionò il gran pubblico, che corse a strapparci di mano il telescopio per puntarlo sui suoi aguzzini.
Cotesti uomini egoisti e prepotenti, avidi predatori a proprio vantaggio dei frutti della scienza, si avvidero subito che un freddo occhio scientifico si era posato su una miseria millenaria quanto artificiale, una miseria che chiaramente poteva essere eliminata con l’eliminare loro stessi; e allora sommersero noi sotto un profluvio di minacce e di corruzioni, tale da travolgere gli spiriti deboli. Ma possiamo noi ripu-diare la massa e conservarci ugualmente uomini di scienza? I moti dei corpi celesti ci sono divenuti più chiari; ma i moti dei potenti restano pur sempre imperscrutabili ai popoli. E se la battaglia per la misurabilità dei cieli è stata vinta dal dubbio, la battaglia della massaia romana per il latte sarà sempre perduta dalla credulità. 
Con tutt’e due queste battaglie, Andrea, ha a che fare la scienza. Finché l’umanità continuerà a brancolare nella sua nebbia millenaria di superstizioni e di venerande sentenze, finché sarà troppo ignorante per sviluppare le tue proprie energie, non sarà nemmeno capace di sviluppare le energie della natura che le vengono svelate. Che scopo si prefigge il vostro lavoro? Io credo che la scienza possa proporsi altro scopo che quello di alleviare la fatica dell’esistenza umana. Se gli uomini di scienza non reagiscono all’intimidazione dei potenti egoisti e si limitano ad accumulare sapere per sapere, la scienza può rimanere fiaccata per sempre, ed ogni nuova macchina non sarà fonte che di nuovi triboli per l’uomo. E quando, coll’andar del tempo, avrete scoperto tutto lo scopribile, il vostro progresso non sarà che un progressivo allontanamento dall’umanità. 
Tra voi e l’umanità può scavarsi un abisso così grande, che ad ogni vostro eureka rischierebbe di rispondere un grido di dolore universale… Nella mia vita di scienziato ho avuto una fortuna senza pari: quella di vedere l’astronomia dilagare nelle pubbliche piazze.  In circostanze così straordinarie, la fermezza di un uomo poteva produrre grandissimi rivolgimenti. Se io avessi resistito, i naturalisti avrebbero potuto sviluppare qualcosa di simile a ciò che per i medici è il giuramento d’Ippocrate: il voto solenne di far uso della scienza ad esclusivo vantaggio dell’umanità. così stando le cose, il massimo in cui si può sperare è una progenie di gnomi inventivi, pronti a farsi assoldare per qualsiasi scopo. Mi sono anche convinto, Andrea, di non aver mai corso dei rischi gravi. Per alcuni anni ebbi la forza di una pubblica autorità; e misi la mia sapienza a disposizione dei potenti perché la usassero, o non la usassero, o ne abusassero, a seconda dei loro fini…
 Bertolt Brecht -  “Leben des Galilei” 
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