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Modelli costruttivi dell'Universo - Cosmo o caos?



Per l'uomo arcaico (ma anche in molte società considerate "primitive" di oggi ) l'unica realtà possibile era porsi in sintonia con il cosmo (dalla parola greca significante "ordine") obbedire alle sue leggi manifeste e modellarsi sulla sua trascendenza (ossia i principi che alimentano la sua realtà non-manifesta: individuabili sul piano fisico in quella "materia oscura" che non è rilevabile strumentalmente e tuttavia costituisce il 95% dell'universo per la fisica moderna) per farla discendere sul suo piano ed essere quindi partecipe del "divino", anche se questo termine non deve trarre in inganno, poiché non ha a che vedere con le varie divinità dei popoli ma con il principio animatore sottostante la realtà visibile. In questo senso il termine è interscambiabile con quello di "sacro" che nel suo significato etimologico indoeuropeo significa "avvincersi" o "aderire" (implicitamente al trascendente). 

Insomma riconoscere che vi è un livello di realtà superiore a quello con cui interagiamo di solito (e cioè il mondo materiale) ed adeguarsi ad esso in quanto fonte di saggezza e di energia vastamente al di sopra del limitato mondo dei sensi.

Come risultato, ogni atto degli antichi aveva un senso, poiché era ispirato all'ordine dell'universo: se l'uomo delle civiltà cosiddette "tradizionali" non si comportava in tal modo, non giudicava nemmeno "reale" la propria vita. La sua ritualità replicava i principi divini dell'origine , gli eventi "archetipici" (dal greco "archè" -"primordi" e "typos" - "modello") riattualizzandone e rinnovandone i contenuti, quindi mantenerne la guida costante per ogni giorno,ogni atto. Questo permetteva loro di inserirsi nel livello di significato da cui tutto era scaturito e quindi parteciparne, seppure simbolicamente e in maniera riflessa. 


Dunque allinearsi alle leggi del "cosmos" consentiva di adeguarsi e riconnettersi con una progettualità ben definita, eludendo il "chaos", che è l'opposto di cosmos, cioè disordine e il non-senso che vediamo pervadere la vita moderna,in cui tutto- e soprattutto questa posizione- è rovesciato..

Simon Smeraldo

La Natura è come la Libertà... (e pure un po' anarchica)



La Natura è come la Libertà: se ne parla e straparla tanto che non si sa più che cosa significhi. E l'aggettivo "naturale" segue la sua triste sorte: Naturalmente ! Ma quest'ultimo avverbio ha solo il significato di "ovviamente", e, come tale, è tollerabile.


Natura deriva etimologicamente da nascere, e il termine ha cominciato ad usarsi, in latino (come il greco fusis) per designare tutto ciò che è innato, originario, spontaneo, e cioè non "acquisito". I Romani attribuivano a quella "sfera" una dignità e una incidenza maggiore che a quella delle "opere dell'ingegno", alle quali negavano recisamente il potere di sostituire l'innato, e assegnavano solo quello di poterlo integrare, il che sembra sapessero fare egregiamente, senza mai violarlo. 


Dicevano infatti:"Naturam expellas furca, tamen usque recurret", significando che la natura finisce sempre col farsi rispettare. Purtroppo -e lo sappiamo bene- il ripudio di tale religiosa massima da parte di coloro che espropriarono i Romani dall'impero della Terra ha finito col portare quest'ultima, di miglioramento in miglioramento (progresso), all'autentica forma di suicidio collettivo che il genere umano sta ora assaporando, continuando a prestare orecchio alle scempiaggini di cui il libero pensiero, al servizio soltanto del lucro immediato di pochi delinquenti idioti, lo rimbambisce.


Non di meno, si continua ad aver sempre la natura in bocca, come una sorta di passepartout, atto ad aprire tutte le porte che la dialettica del quacquaracquà non è capace di scassinare.


Sia detto questo, soprattutto, per la stucchevole faccenda del diritto naturale, che si da ormai addirittura per scontato ed immanente, sebbene in tutta la natura che abbiamo intorno, per quanto la si rigiri e rivolti come un calzino, non sia riscontrabile la minima traccia di alcunché di definibile ... giuridicamente.

Il perfetto equilibrio ecologico vigente sul pianeta, prima che l'Homo sapiens ci mettesse le sue manacce puzzolenti di "sterco del diavolo", di diritti non aveva alcun bisogno. Vi provvedeva ottimamente la selezione (quella, si !) naturale, con l'eliminazione degli individui meno adatti alla sopravvivenza (fitness), nella quale persino i predatori divenivano i più preziosi alleati delle prede, e quindi i leoni fossero necessari alle zebre quanto le zebre ai leoni.

Macché! Per le categorie fasulle create dal pensiero umano, la natura era in errore, e spettava a lui di correggerla, col diritto a sopravvivere contro natura uguale per tutti per... natura! Vallo a capire, il libero pensiero ! Ti porta addirittura a concepire distinzioni manichee tra animali buoni (detti anche mansueti: alla peggio, si castrano) e animali cattivi (detti anche feroci), che vanno evangelizzati, fino ad ottenere i leoni vegetariani dei Testimoni di Geova, flirtanti con pie pecorelle e altri belanti, e nutrentisi (chissà) di asparagi. E la colpa di simili balordaggini sarebbe niente meno che della solita Natura e dei suoi naturali diritti. In parole povere, con quel giochetto di parole, si è trovato il modo di addossare alla Natura i comportamenti innaturali dell'imbecillità umana.
Non è mica corretto, mi sembra !


Vogliamo smettere di curare il colera, perché anche il vibrione responsabile ha i suoi naturali diritti ?

Mi sembra che già, per cose cento volte più dannose del colera, a conclusioni analoghe ci siamo già arrivati ! O vogliamo finalmente (se non è irremissibilmente troppo tardi) registrare umilmente i chiari e autentici messaggi che la natura vivente ogni ora ci trasmette, senza sospetti intermediari televisivi?


La dea Natura non ce li ha, i mass-media suadenti. Ma ha ben altri mezzi per farla pagar cara a chi la bestemmia.

Naturam expellas furca, tamen usque recurret !

Rutilio Sermonti



Panspermia? - Bioni: all’origine della vita.... secondo Wilhelm Reich



   Inevitabile una breve nota biografica su Wilhelm Reich (1897-1957), austriaco di nascita, appena laureato in medicina a Vienna nel ’22 si occupa di psicanalisi e diventa assistente nella Clinica Psicoanalitica di S. Freud, che inizialmente tiene Reich in alta considerazione, ma nel tempo, le divergenti vedute in campo psicanalitico tra i due in merito alla sessualità dopo la pubblicazione di: ”La funzione dell’orgasmo”(1927), le denunce di Reich a riguardo degli abusi sui minori emersi durante le sedute, gli procurano l’allontanamento dal gruppo viennese. Nel 1933 si stabilisce in Germania ma è costretto a scappare per sue le idee (non solo politiche), trova asilo a mala pena in Norvegia, ma nel 1939, dopo la pubblicazione degli esperimenti sull’origine della vita1, una campagna di diffamazione (vi era abbonato!) lo costringe a “riparare” in America.
   
Qui a New York fonda l’Orgone Institute e pubblica sul Journal of Orgonomy ( O. I. Press) e sulla propria rivista Core le sue teorie ed esperimenti, (questi documenti sono il suo vero lascito scientifico oltre che biografico) tra cui quelli circa l’energia orgonica, così chiamata poiché manifesta durante l’orgasmo, l’energia vitale eterica cosmica che tutto pervade e che permette il pulsare nella vita; costruisce l’accumulatore orgonico, che accumulando ‘inspiegabilmente(!)’ calore imbarazzerà Einstein, poi lesto a defilarsi; intuisce come la stabilità dei flussi orgonici possa guarire finanche il cancro e inventa la camera orgonica per le applicazioni cliniche; costruisce il famoso cloud-buster, per mezzo del quale generando i flussi orgonici e sfruttando la polarità dell’acqua, farà piovere nel deserto dell’Arizona, e non solo, procurandosi guai con la giustizia federale, fino all’arresto; singolari (o meglio inquietanti) i resoconti dei sorvoli di UFO in seguito alle operazioni di bonifica dell’atmosfera tramite il cloud-buster; Reich non arresterà la sua azione d’indagine spingendosi negli ambiti del sociale e del politico, libero pensatore per eccellenza, prolifico saggista, egli è la persona a cui gli “stessi”, i nazisti in Germania, l’Fbi nella democratica(?) America, distrussero le opere con il pari intento di nascondere (a noi) le sue conoscenze. Quest’uomo si è occupato di tanti ambiti scientifici ed è andato svelare tante verità quante sono le persecuzioni che ha subito; screditato e diffamato anche negli USA, infine condannato muore avvelenato in un carcere federale. Se (vi) siete incuriositi, potete trovare molto su Reich in:  http://www.orgonomia.org/


   Reich formula la teoria dell’orgasmo, inteso come maggiore manifestazione umana della forza universale che infusa negli organismi viventi permette il pulsare della vita, studiando le correnti che si generano su corpo ed in specie sui genitali, qualsiasi impedimento (sesso e morale) al libero scorrere di questo flusso energetico genera una costrizione che porta alla lunga verso la malattia psichica/fisica. L’indagine, in campo psicanalitico, oltre alle dinamiche comportamentali, si focalizza proprio sulla funzione vegetativa nel paziente, sull’azione pulsante di quest’energia che genera appunto il fenomeno somatico della tensione/distensione ricercandone un raffronto sull’azione delle “correnti vegetative” nei protozoi.

   Dagli esperimenti con le correnti sui protozoi, già negli anni viennesi, si genera la scoperta ‘involontaria’ dei bioni, nascono così le prime osservazioni sulla biogenesi: la generazione spontanea. Ma le ricerche sulla trasformazione di materia inanimata/inorganica in organismi batterici, continuano poi ad Oslo. Nell’osservazione negli organismi unicellulari, Reich individua come causa dell’azione di carica/tensione e distensione, la forza cosmica eterica che chiama orgone poiché riconosce identica a quella corporea. In particolare è durante lo studio di un tipo particolare di bioni, ottenuti dalla sabbia oceanica, che Reich scopre la radiazione orgonica (gennaio del 1939) ed inizia a studiarne le caratteristiche, sia a livello puramente fisico che biologico.

   Seguiamo le osservazioni al microscopio: in una soluzione non sterile viene posto a macerare del fieno, dopo due giorni, ove il margine fogliare si disgrega si formano delle vescicole che, o si distaccano dalla foglia o formano dei gruppi, dopo poche ore, un margine (membrana!) racchiude i gruppi, questa formazione mostra una lieve motilità e una forte affinità con l’ameba. Un’altra osservazione mostra la stessa disgregazione fogliare che approda a saccule sferiche e ovoidali contenenti vescicole che distaccatesi energicamente dal margine fogliare si spostano aprendo a scatti un orifizio nella membrana. Reich si chiede: “Questa struttura è un animale o è ancora un pezzo di vegetale? Si tratta di una forma in transizione!” Rimettiamo l’occhio sul microscopio, dopo due giorni infatti, le stesse “creature” nuotavano liberamente nel liquido, simili a parameci, diffusissimi protozoi (infusori di Leeuwenhoek!!!), alcune inglobano contraendosi vescicole singole attraverso la “bocca,” che dopo pochi secondi si richiude. Reich che è parimenti curioso di spiegare la causa elettrica(?) delle contrazioni, riscontra obbiettivamente che questo tipo di protozoi nasce dalla trasformazione di un vegetale dopo aver attraversato una serie di fasi di sviluppo,  ma di che protozoo si tratti, non importa a fronte della formazione certa e univoca delle amebe, sostituendo nella macerazione (al posto del fieno) il muschio.

   Ossia: “L’osservazione diretta ha provato che le amebe si formano (anche) da fibre muscose gonfiate per macerazione.”Repetita iuvant! E’ dunque confermata la scoperta, già del 1936, dei bioni, forme di transizione tra la materia non vivente e quella vivente, che Reich definisce come: "l'unità funzionale elementare di tutta la materia vivente."

    Perfezionata l’osservazione con una cinepresa ad alta velocità, per cogliere i ‘fuggevoli passaggi vitali,’ non resta che cambiare la ricetta, ossia gli “ingredienti”messi a macerare. Un preparato a base di terra mostra alveoli motili e altre particelle in movimento, l’aggiunta di cloruro di potassio amplifica i fenomeni, l’immissione di gelatina porta alla formazione di gruppi di vescicole, pseudo amebe. Nel dubbio che queste siano presenti per contaminazione, si procede alla bollitura dei preparati, ma i preparati bolliti presentano forme di vita più ricche e vivaci dei preparati non bolliti! Strano ma anche ripetendo l’esperimento non sarà più possibile dubitare del fatto che i preparati bolliti contengano forme di vita più attive; questo dato contraddice tutte le leggi sulla sterilizzazione!  

   Visto quanto detto e considerando l’azione della cottura sui cibi, Reich pone un appunto per una ricerca futura e scrive: “Se ogni sostanza, sottoposta a processi di gonfiamento e di disgregazione, si trasforma in vescicole motili, è logico supporre che le sostanze nutrienti che ingeriamo bollite, durante la digestione vengono sottoposte ad un processo ancora sconosciuto che è strettamente connesso ai bioni.” A tal proposito esiste uno studio2 condotto su elementi ex vivo di Kieichi Morishita che riguarda la formazione di globuli bianchi, globuli rossi e cellule cancerose. [Ah benedetti crudisti!]

   Ma torniamo a guardare nel microscopio, forme viventi intermedie si formano dalla materia, e diventano protozoi, e se sterilizzi il tutto, diventano più vitali, manca solo che si riproducano per divisione cellulare…; alla terra, al potassio (cloruro di) e lecitina, Reich aggiunge il bianco d’uovo e “dopo pochi minuti … si formano cellule rotonde provviste di nuclei scuri soggette ad una divisione frequente e rapida. [Come se le sostanze chimiche presenti negli ingredienti, materia e coltura, contengano informazioni potenziali che si traducono in un incremento di funzionalità dei neo protozoi, n.d.r.].

   Se bianco d’uovo, lecitina, cloruro di potassio (KCl), e colesterina danno vita a delle cellule che si contraggono/espandono si dividono, resta il problema del metabolismo, della colturabilità (poi verificato possibile) e della natura batteriologica da individuare. Intanto emerge esserci un principio che si autogoverna che crea la vita da materia senza vita. Dal gennaio del ‘37 il prof. Roger du Teil del Centro Universitario Mediterraneo di Nizza collabora a verificare gli esperimenti secondo i protocolli che Reich fornisce. Reich nel proseguo degli esperimenti, utilizza polvere di carbone portata a circa 1500°C miscelata a brodo di carne e KCl, in questo caso il carbone gonfia non marcisce, dopo la consueta sterilizzazione della miscela si assiste, tempo due tre giorni, al prosperare di forme di vita molto vigorose, si tratta di spore: dunque anche le spore devono avere origine dalla materia come risultato di un processo di gonfiamento; più in generale si è verificato che: tutta la materia non organizzata possiede la capacità di produrre vita, a seconda della sua composizione e dell’ambiente (la base di coltura) in cui si trova. Bene abbiamo incontrato batteri, virus e funghi unicellulari, è abbastanza!


   Va fatta una precisazione, qualora venisse da pensare che i preparati si possano essere accidentalmente contaminati secondariamente, “dispiace” per Pasteur e Tyndall (sostenitori della teoria germinale) ma anche loro “sanno adesso” che si tratta di generazione spontanea, senza ma e senza forse, un dato su tutti, i preparati mostrano di contenere tanta più vita per quanti estremi e numerosi sono i cicli di riscaldamento e raffreddamento degli stessi. Non è forse il caso della tubercolosi per la quale già da tempo si è ammessa la natura endogena del bacillo di Koch! Ossia il temibile bacillo non si trasmette (contatto, mucose, via aerea, se non all’interno dei tubercolosari!) ma si crea dentro i polmoni quando fuori non vi sono condizioni salubri per il vivente!

   Certo la trasmissione dei germi avviene per via aerea, ematica, sessuale, oro-fecale, e trasmessi i germi trovate le condizioni, si riproducono, ma qui si non siamo davanti ad una replicazione ma ad una creazione. A quanti (o)errori porta l’umana scienza  l’equiparazione dei fenomeni in vitro a quelli ex vivo!

   Intanto una nota storica: appena Wilhelm Reich pubblica i suoi studi nel 1939, si ritrova il mondo “accademico” contro, diffamazione a mezzo stampa, addio laboratorio ad Oslo, e via dalla Norvegia, meglio anche perché le truppe del III reich erano ormai giunte; persino l’incolpevole prof. Roger du Teil viene licenziato dal Centro Universitario Mediterraneo di Nizza; perché tanto accanimento, se una teoria è sbagliata qual è il problema, sarà che ad occuparsi di creazione ci s’attira l’ira del diavolo!

   A sostegno delle conclusioni dell’autore, va ricordato il famoso Esperimento XX che egli effettuò nel 1945. Acqua sterilizzata ed altamente carica di energia orgonica (eterica) venne congelata e sterilizzata ed il procedimento ripetuto più volte. Dopo alcune settimane fu possibile osservare la presenza di materiale biologico sotto forma di fiocchi plasmatici, Reich postulò che dal processo di addensamento energetico emergessero le strutture biologiche osservate al microscopio frutto della biogenesi primaria.

    Per quelli aggrappati alla razionalità positivista, che riescono a rigare gli specchi con i polpastrelli pur di rimanere aggrappati a formulazioni fisico razionali dalle quali non osano scostarsi, impiegati della scienza col posto fisso (una speranza, oltre la certa Infinita Compassione, resta nel dubbio e nella ricerca), le risposte le dà Reich: “la vita può essersi originata come generazione spontanea,..., in un punto [qualsiasi] dell’universo. La teoria di sostanze venute dall’universo sulla terra … è improbabile, [la panspermia!?! resta più facile far viaggiare informazioni che materia vivente! (n.d.r)]. 

L’osservazione diretta dei processi vitali,…,ci porta a supporre che la vita si sia sviluppata dalla materia inorganica in condizioni estremamente semplici e naturali. (..) La vita può generarsi in ogni tempo ed ogni luogo, purché esistano le condizioni e le sostanze necessarie. (..) Inoltre ci deve essere un principio che determini la scelta delle qualità e quantità necessarie … il principio dell’autoregolazione nella creazione della vita. Dunque, nuova vita si genera di continuo in qualsiasi luogo. Dobbiamo distinguere tra le forme di vita che si sviluppano da organismi in decomposizione e le forme che sviluppano dalla decomposizione della materia inorganica. … esiste un ciclo tra la materia inorganica e la materia vivente …. L’organismo pluricellulare, quando muore, si disgrega in organismi unicellulari e in materia organica. Da entrambe queste fonti si riforma l’organismo unicellulare”.

     Gli studi di Reich sui bioni, proseguiranno in ricerche che approdano ad un altro saggio fondamentale, “La Biopatia del Cancro”, chi ha buon curiosità, che vada a curiosare! Ma la domanda fondamentale che si pone è: come nasce la vita? Seguita da altre domande: la materia da dove ha preso le informazioni che contiene in memoria e che, in certe condizioni, dispiega organizzandosi in composizioni materiche intelligente?

   I bioni erano stati già individuati in precedenza da vari scienziati e descritti come la più piccola unità di vita e presentati come un ponte fra il sistema non vivente e quello vivente chiamati microzimi o “minuscoli fermenti” nel 1870 da Antoine Béchamp, protiti, simbionti, o endobionti nel 1925 da Günther Enderlein, somatidi nel 1940 da Gaston Naessens3.

   Proprio il francese Naessens, grazie ad un microscopio di sua invenzione, rintraccia e filma nel sangue umano VIVO, una ultra microscopica sub cellula vivente auto riproducente che ha chiamato “Somatide” (corpo piccolo e sottile) che ha caratteristiche polimorfiche4.

    Scrive Reich: “È stato dimostrato che i Bioni sono presenti praticamente dappertutto, nell’aria, nell’oceano, nel sangue, nell’urina, e sono in grado di svilupparsi dalla integrazione di sostanze molto cariche che presentano un intenso colore blu.” [il colore dell’etere, ossia del cielo, dell’aura, del settimo chakra = l’aureola dei santi, …. n.d.r.].

    RICAPITOLANDO: i bioni sono la più piccola particella di materia vivente, sono presenti in tutte le sostanze organiche perché ne sono la matrice; possono evolversi in qualsiasi forma vivente unicellulare, precursori dei geni, ossia del DNA, sono autosufficienti, non possono essere distrutti con nessun mezzo fisico o chimico; trasformati in batteri concorrono alla decomposizione degli organismi pluricellulari nelle sue componenti di base: ossigeno, idrogeno, carbonio ed una volta compiuta l’opera, ritornano ad essere elementi primari, per sempre per milioni di anni, essi si generano condensano l’energia cosmica (orgone) che giunge, con tutte le sue informazioni dall’infinito cosmo, alla materia, alla vita, ecco!  Da oggi li chiamerò i semini di Brahma.

   Quest’articolo è un omaggio alla memoria di Wilhelm Reich, uomo e ricercatore straordinario, che ha pagato con la vita e l’oblio l’aver speso l’esistenza per regalare al “piccolo uomo” ciò che quest’ultimo, spaventato dalla libertà del proprio spirito, non mostra di meritare.

Giuseppe Moscatello -   pep65@tiscali.it     





Nota Bibliografia:
1. - Wilhelm Reich, Esperimenti Bionici sull’Origine della Vita,  1979 - Sugarco Edizioni.
2. – Kieichi Morishita, Hidden-Truth-of-Cancer 1976 Ed. G. Ohsawa Macrobiotic Foundation, si trova su: https://www.scribd.com/doc/15045616/Hidden-Truth-of-Cancer-Revised-Kieichi-Morishita-M-D; per una traduzione italiano a cura di Luca Chiesi, chiedere a ‘pep65@tiscali.it’ oppure a ‘luca.chiesi@gmail.com’.
3. - Un interessante articolo sui  bioni del dott Nader Butto:
http://www.arnoldehret.it/old/downloads/La-natura-dei-Bioni-Dr-Nader-Butto.pdf
4. - un accenno all’opera di Gaston Naessens in:
http://www.mednat.org/cure_natur/somatidi.htm




Il canto dell’Illuminazione di Swami Ramatirtha



Sono uscito a fare una passeggiata,
vestito con il mantello delle nubi,
camminando sulle montagne,
sulle ali del vento.

Sto vagando qui e là,
sospinto dalla gioia.
I torrenti ed i fiumi
mi hanno riconosciuto
e mi chiamano.

Un maha-mantra vedico
traspira dalla natura:
"Tat Tvam Asi…"
Tu sei Quello, Tu sei Quello...

Tu sei l’anima del mondo,
questo gioioso spettacolo
è la proiezione del tuo Sé,
tutte le forme sono tue.

Osservo le cascate e lo scorrere dell’acqua,
i fiori, le foglie, gli strani odori,
lo spettacolo brillante e variopinto,
e scorgo me stesso in ogni sfumatura,
sono presente in ogni sasso.

La sposa, dimenticando l’affetto verso i genitori,
offre se stessa, anima e corpo, al suo sposo.
Un bambino, a lungo separato dalla madre,
alfine la ritrova.

Il mio cuore straripa, si scioglie,
in un dolce tormento.

Sono avido di Pace,
incantato nel pensiero di Pace.
Ogni desiderio è svanito dai confini del mio cuore
trasformandosi in "unione permanente".

Lacrime di gioia cadono a terra,
da una nuvola piovono perle….

Swami Ramatirtha

"La saggezza Divina è pazzia per questo mondo" - Alice nel paese delle meraviglie - Recensione



Senz'altro la più "psichedelica" delle fiabe, quella che più chiaramente descrive un "trasferimento" dimensionale della psiche.

Annoiata di ascoltare un libro senza figure lettole dalla sorella più grande, Alice si rifugia in un mondo di sogni ad occhi aperti (ma era proprio un sogno?) cadendo all'interno della tana di un coniglio bianco (il bianconiglio)in un surreale mondo sotterraneo (Ma è proprio sotterraneo o è fuori dallo spazio-tempo?) dove l'immaginario e l'insensato si fondono diventando realtà.


Questa tana è chiaramente identificabile con un cunicolo spazio-temporale (detto "wormhole" o "ponte di Einstein-Rosen),cioè, quello che la fisica moderna ipotizza essere una scorciatoia dello spazio-tempo che potrebbe condurre ad un'altra dimensione:un portale , un varco dimensionale.
Senonchè questa acquisizione ipotetica da parte della scienza fisica è avvenuta una sessantina di anni dopo la stesura di "Alice". Come la mettiamo?


Beh,sappiamo che molte delle scoperte più recenti della fisica non fanno che confermare dati acquisiti da millenni dalle culture spirituali tradizionali: si tratta di principi "iscritti" per sempre in una sorta di serbatoio perenne di informazioni (che alcuni identificano con l'inconscio collettivo di Jung) e ai quali può accedere chiunque sia "qualificato" da una posizione di sintonizzazione su quelle onde particolari.
Nel mondo esplorato da Alice i valori umani, come anche la nozione di tempo, sono distorti- se non rovesciati - e quella che noi chiameremmo follia domina la scena: ciò porta alla mente una dichiarazione biblica secondo cui "la saggezza di Dio è pazzia per questo mondo"; in altre parole i valori dominanti nel mondo sono a tutti gli effetti la vera follia. Che cosa è "normale"? Quello che le masse e il pensiero collettivo hanno definito tale,in base a parametri che non collimano affatto con i principi della spiritualità e della vera saggezza.


Dunque Lewis Carrol, l'autore, era un precursore, un visionario (e un solitario), un incompreso:oggi si direbbe "disadattato" ma solo perché la sua anima non si collocava sui meschini e piatti livelli di una società totalmente conformista come quella dell'Inghilterra vittoriana in cui egli visse. Il "diverso" di turno, in un mondo che ai diversi concedeva ben poco-o nulla.


Simon Smeraldo

Il miracolo dell'elasticità di Robert Hooke



Robert Hooke è stato certamente il maggiore scienziato inglese del ‘600 dopo Newton, e senza dubbio il più ecclettico. Fu fisico, biologo, geologo, astronomo, abile sperimentatore ed inventore, ed infine valente architetto.
Era nato nel 1635 nell’isola di Wight in una famiglia di modeste condizioni (il padre era un curato di campagna). Fin da giovane dimostrò una grande propensione per gli studi scientifici e la pittura.

Trasferitosi a Londra nel 1648, lavorò dapprima in una bottega di pittura, ma poi riuscì a frequentare la Westminster School e l’Università di Oxford.

La svolta avvenne nel 1657 quando Robert Boyle (il fisico di cui abbiamo scritto nel numero precedente) lo assunse come assistente personale. La sua particolare abilità sia negli esperimenti che nell’invenzione di nuovi strumenti (tra cui lapompa pneumatica che permise la formulazione della Legge di Boyle sui gas, di cui al numero precedente) gli valsero la nomina nel 1662 a “curatore degli esperimenti” della Royal Society, di cui divenne addirittura segretario nel 1677. Due anni prima era stato nominato anche professore di geometria al Gresham College.

L’invenzione di un microscopio perfezionato permise ad Hooke di scoprire la struttura cellulare degli organismi viventi (si deve a lui la formulazione della parola “cellula”), risultato ottenuto studiando i sugheri. Nella sua opera “Micrographia” illustrò, tra l’altro, la struttura degli insetti, da lui stessi poi abilmente disegnati in dettaglio. Nel campo microscopico Hooke fu il più valido scienziato del ‘600 insieme all’olandese Leewenhoek.

Il grande scienziato inglese si interessò anche della struttura dei cristalli, sviluppando dei modelli tesi ad illustrare la disposizione degli atomi all’interno dei cristalli, aprendo così la strada alla moderna cristallografia. Si interessò anche ai fossili, attribuendoli giustamente a specie animali scomparse, e comprendendone l’importanza per determinare le ere geologiche precedenti. Si può dire che aprì la strada alla moderna paleontologia.

L’uso di un nuovo telescopio a riflessione (di cui disputò la paternità dell’invenzione con Newton) gli permise di scoprire la “macchia rossa” di Giove e di dimostrarne la rotazione. Determinò anche il periodo di rotazione di Marte.

Sicuramente devono attribuirsi a lui l’invenzione di un nuovo tipo di barometro per la misura della pressione atmosferica, di un anemometro per lo studio dei venti, e di un igrometro per la misura dell’umidità, strumenti  che gli permisero studi che anticipano la moderna meteorologia.
La necessità di avere buoni orologi meccanici per la misura della longitudine sulle navi lo indusse all’invenzione di un nuovo orologio a molla, iniziatore dei moderni orologi meccanici, invenzione sulla cui priorità si scatenò una polemica con l’olandese Huyghens (di cui riferimmo nel numero dedicato a questo importante scienziato).

Nel campo della fisica Hooke è ricordato per la legge che porta il suo nome sui corpi elastici, ben nota a qualsiasi studente di fisica o di ingegneria: la forza esercitata da un corpo elastico (ad esempio una molla) è proporzionale alla deformazione subita dal corpo. L’ecclettico scienziato inventò anche un dinamometro a molla per la misura delle forze.
In realtà Hooke si interessò anche a problemi di ottica. Lo studio dei fenomeni di diffrazione ed interferenza della luce (che dimostravano che la luce, in presenza di ostacoli, poteva non propagarsi in linea retta e formare particolari figure in cui si alternavano zone di luce e d’ombra) lo portò ad abbracciare le teorie ondulatorie di Huyghens, secondo cui la luce si propaga sotto forma di onda sferica come le onde su una superficie d’acqua turbata dal lancio di un oggetto. 

Ciò lo portò a criticare le teoria “corpuscolare” di Newton, secondo cui la luce è formata da piccoli corpuscoli che procedono in linea retta. Ne nacque una polemica di cui abbiamo già riferito nel numero dedicato alla natura della luce, in cui abbiamo anche riferito che però Hooke si sbagliò nel considerare la luce bianca come la luce naturale, e non formata dalla somma di tutti i colori dell’iride, come dimostrato da Newton.

La polemica si spostò anche nel campo delle leggi sulla gravitazione. In realtà Hooke (tra il 1670 ed il 1680) aveva capito che i corpi si attraggono con una forza inversamente proporzionale alla distanza, ma non riuscì da questo a giungere (forse per la sua insufficiente preparazione matematica, o per l’eccessiva dispersione dei suoi interessi) ad una teoria generale sulla gravitazione, come poi fatto da Newton. Ne nacque una polemica perché Newton non volle riconoscere il contributo di Hooke, ed anzi, indispettito dalla rivalità con il collega, quando Hooke morì nel 1703, divenuto a sua volta segretario della Royal Society, fece rimuovere i ritratti di Hooke, cercando di offuscarne la memoria.

In realtà nella seconda metà del ‘600 la fama di Hooke era molto cresciuta anche per un altro motivo. Dopo il grande incendio di Londra del 1666 egli divenne il principale collaboratore di Cristopher Wren, incaricato di ricostruire la città. Si deve a Hooke la pianificazione della ricostruzione e la progettazione di vari nuovi edifici. Le sue opere più note furono la ristrutturazione del famoso osservatorio di Greenwhich e soprattutto la progettazione della cupola della cattedrale di St. Paul (la cui sezione corrisponde ad una curva speciale detta “catenaria”, appositamente studiata dal grande architetto). La cupola domina ancora il panorama di Londra a ricordo del suo autore, molto rivalutato oggi per i suoi esperimenti ed i suoi studi, sempre geniali anche se non sempre sistematici come quelli del grande Newton.

Vincenzo Brandi