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Sri Sathya Sai Baba ancora c'è



Dal 6 al 10 novembre 2011 ero ospite a casa di Luigi Ferrante per il montaggio del suo film "Ti racconto una storia", sulla vita e le opere di Sri Sathya Sai Baba, amico e maestro, che ha lasciato la sua forma terrena il 24 aprile 2011.

È stato un lavoro molto delicato e impegnativo, che ha richiesto la massima concentrazione e accuratezza; siamo rimasti diversi giorni nel più completo isolamento, lavorando dall'alba fino a notte inoltrata per costruire una narrazione cinematografica che fosse allo stesso tempo piena d'amore e rispettosa del messaggio che Swami ha voluto impartire a questo mondo negli anni della sua permanenza fra noi.

Ho vissuto con Luigi e sua moglie Anna per diversi giorni, e mi sono sentito a casa grazie alla loro cordiale ospitalità che mi ha fatto sentire in famiglia. Avevo una stanza confortevole dove consumavo le essenziali ore di sonno fra un turno di lavoro e l'altro.

Luigi mi aveva chiesto, qualche giorno prima, fino a quando potevo impegnarmi per portare a termine il lavoro ed io, sempre combattutto fra tanti impegni - a volte poco essenziali - non ho saputo davvero cosa rispondergli. L'unica cosa che mi riusciva di promettere era: "Resterò fino a quando il lavoro non sarà finito e Swami non sarà contento". Forse era una risposta vaga, ma onestamente non c'era altro da dire, d'altra parte il lavoro non è finito fino a quando il "cliente" non è contento. Se la filosofia è valida per ogni lavoro profano, ancora di più doveva esserlo per questo lavoro sacro.

Mercoledì 9 novembre, finalmente abbiamo visto la luce, in tutti i sensi: il lavoro aveva assunto finalmente una forma compiuta ed era appassionante e scorrevole alla visione. Restavano però tante piccole cose tecniche da fare, per completare il master e preparare la versione per la proiezione cinematografica.

D'altra parte avevo però anche una famiglia che mi attendeva da giorni e con la quale non desideravo entrare in conflitto. Quindi, pensando di riuscire a partire in serata, ho avviato alcuni processi che il computer avrebbe svolto da solo e che avrebbero interrotto per qualche minuto la nostra operatività. Ho pensato di sfruttare i tempi morti per preparare il mio bagaglio ed essere poi subito pronto per la partenza.

Ora devo aprire una parentesi.

Anna, il giorno prima, era tornata dalla Sicilia, dove aveva incontrato una devota storica di Swami che le aveva fatto un quantità di doni. Fra i cannoli siciliali, le paste di mandorle, la focaccia, i formaggi ed ogni ben di Dio, questa signora siciliana aveva avuto il piacere di aggiungere una foto di Swami da giovane, una stampa fotografica originale di un ritratto di profilo scattato con grande maestria su pellicola in bianco e nero. La foto era stata messa in cucina, ma poi Anna, vedendo che nella mia camera non c'era un ritratto di Swami, ha allestito una piccola puja - un altarino per la meditazione - sul comò davanti al mio letto. La puja era veramente deliziosa: la grande foto al centro, due candelabri ai lati, un piccolo cuoricino di marmo, la clava di Hanuman e uno Yantra con il il simbolo della Gayatri. La sera prima degli eventi che sto per raccontare, mi ero soffermato davanti all'altarino per qualche istante, rivolgendo il mio pensiero a Swami prima di andare a dormire.

Torniamo dove eravamo rimasti: entro in camera come una slavina per raccattare le mie carabattole e metterle nella borsa. Mentre faccio questo, mi raggiunge Anna, con dei pacchi destinati a mia moglie Giorgia. Dopo qualche istante, mentre mi sta spiegando il contenuto dei pacchi, Anna si rivolge alla foto di Swami sul comò e rimane congelata con un espressione di incredulità. Come se ne avessi intuito la ragione, mi avvicino a lei e guardo la foto: nei capelli del ritratto si erano materializzati piccoli mucchi di Vibhuti. Rimango attonito anche io, ma poi il mio sguardo scende alla base della foto e la meraviglia supera il livello già raggiunto: vedo un mucchio di vibuti ammonticchiata e vedo spuntare da essa un cristallo trasparente, un Lingam, simbolo shivaita usato anche per produrre un'acqua di guarigione. Sono commosso. Proprio la sera prima, mia moglie Giorgia aveva chiesto della Vibhuti speciale per un nostro amico malato e Luigi mi aveva detto: "Non ti preoccupare, vedrai che ce l'avrai fresca..."

Io e Anna chiamiamo Luigi che, pure abituato a manifestazioni di questo tipo, esprime il suo stupore. Ci domandiamo a chi siano diretti questi doni e Luigi conferma che non è un caso che siano avvenuti nella camera dove io dormo e che sente con chiarezza che sono per me. Facciamo un sacco di foto e filmati, raccolgo la Vibhuti con lo yantra e la metto in una scatola. Ci vuole circa un'ora perché la situazione si avvicini a una qualche normalità e torniamo al lavoro.

Chiamo poi Giorgia per raccontarle dell'accaduto e, per appartarmi, vado nella mia camera, così mentre racconto, il mio sguardo cade istintivamente alla base del ritratto di Swami.

Tutti noi viviamo un'esperienza molto intensa quando assistiamo ad un miracolo, quando la nostra percezione della realtà viene scardinata da fatti che mettono fortemente in discussione la visione limitata che abbiamo di questo universo così complesso. Figuratevi quindi come ci si può sentire quando, ad un primo miracolo, ne segue subito un secondo.

Alla base della foto c'era un altro mucchio di Vibhuti e dentro di essa, riposta con grande cura e senso dell'humor, una moneta da cinque rupie del 2002, anno in cui effetivamente sono stato a Prashanti Nilayam - l'ashram di Sai Baba - per il Gurupurnima. Giorgia, che in quell'istante è ancora al telefono con me, vive in diretta lo stupore, le mie urla che chiamano tutti i presenti in casa a raccolta per testimoniare questa nuova manifestazione di grazia. Anna è stupita, Luigi ripete che Swami vuol giocare, facciamo un sacco di foto e filmati, uso lo yantra ancora una volta per raccogliere la Vibhuti che, a questo punto comincia a riempire la scatola che prima sembrava troppo grande.

Ci vuole ancora un po' di tempo perché i nostri spiriti si plachino un po' e riusciamo finalmente a tornare al lavoro. Intanto sta arrivando la sera e comincio a nutrire dubbi sulla possibilità di tornare a casa in giornata. Penso che Swami si sta divertendo a giocare con noi e mi sta dando ragioni sufficienti per fermarmi un'altra notte per non compiere le operazioni finali troppo in fretta e usare grande cura in tutti i momenti della lavorazione del film.

Comunque, mentre siamo seduti a lavorare, Anna dice che è passata "accidentalmente" dalla mia camera, ma non ha trovato nient'altro. Comincia a serpeggiare l'idea che i fenomeni avvengono quando entro io e Anna dichiara che mi avrebbe pedinato per il resto della giornata.

Siamo al lavoro sugli ultimi ritocchi del film da una mezz'ora e mi viene sete, una sete irresistibile. Mi vengono in mente i fratelli Pandava in esilio, quando, uno dopo l'altro, assaliti da una sete eccezionale, si abbeverano al lago dei miracoli senza aspettare che una voce misteriosa abbia rivolto loro alcune domande. Tutti soccombono, solo Yudishitira avrà la saggezza di aspettare, rispondere agli enigmi che il lago gli rivolge e poi bere. Allora i suoi fratelli risorgono e lo Spirito del lago elargisce loro una benedizione. Così, uscito dalla stanza-laboratorio per andare in cucina a bere, non resisto ad effettuare una deviazione per la mia camera. Che ve lo dico a fare? Non c'è due senza tre: un terzo mucchio di Vibhuti e, questa volta, dentro c'è una medaglietta d'oro con l'effige di Sai Baba su un lato e una Om dall'altro. 

Tutte le nostre barriere mentali si sgretolano, siamo invasi da una grazia sconfinata che non cessa di confermare la Sua presenza. Anche Luigi è meravigliato e felice per me, felice che questo sia capitato ora, alla chiusura di un lavoro che ci ha messo alla prova, in cui abbiamo dovuto lottare con noi stessi per capirne la forma, per affinarne i contenuti e per oltrepassare i limiti che pensavamo di avere.

Insomma, anche mia moglie Giorgia mi dice: "Resta là un'altra notte va là. Partirai domattina". Swami mi ha aiutato anche questa volta a terminare il lavoro.

La realtà che ci circonda è infinitamente più complessa di quanto la nostra piccola scienza quotidiana riesca a spiegare. Esistono molteplici dimensioni, universi, mondi ed esseri al di fuori della materia nella quale siamo incarnati. La nostra vita, il nostro percorso terreno con un corpo di carne, un'identità e una mente, è la fiamma di un attimo che i nostri occhi organici non riescono a cogliere nella sua compiuta complessità.

Davanti a questa luce abbagliante, mi sento come uno scolaro che non ha ancora imparato a scrivere e che comincia ora, con grande fatica, a distinguere le prime lettere di un libro di infinite pagine.  Grazie Swami.

Davide Schinaia




(Fonte: http://saul-arpino.blogspot.it/2011/11/sathya-sai-baba-ancora-esiste-si.html)

"L'io arabo" di Mhd Houssam Mouazin - Recensione e presentazione



 L'IO ARABO  di Mhd Houssam Mouazin * - Ed. LuoghInteriori
  
«È possibile convivere?» Questa la domanda che dopo l’11 settembre invoca la nostra riflessione sulla contrapposizione tra Occidente e Mondo Arabo, che ha conquistato con la forza le cronache quotidiane. L’Io Arabo è una risposta che passa attraverso l’analisi delle complesse dinamiche che oggi sembrano rendere incompatibili questi due mondi.
Il libro nasce come raccolta di scritti concepiti in momenti diversi della vita dell’Autore, che comprendono un periodo di tempo molto ampio. Ogni intervento diventa un modo di raccontare l’identità Araba che, come frammentata in tante “tessere” di un mosaico,  si compone ai nostri occhi per far luce sui complessi meccanismi che animano la sua natura.
Di origini siriane e oggi cittadino italiano, l’Autore ha cominciato a scrivere il libro a partire dal 2004, spinto a meditare dopo aver assistito all’invasione americana dell’Iraq e ai suoi sviluppi.
Quello intrapreso dall’Io Arabo è stato un lungo viaggio durato 11 anni, quasi per un gioco del destino, come l’11 settembre, come gli 11 mesi intercorsi fra l’attentato alla sede di «Charlie Hebdo» e gli atti terroristici avvenuti a Parigi il 13 novembre 2015.
La domanda che il libro ci propone sottende anche un invito alla riflessione positiva e intelligente perché tutti, arabi e occidentali, possano finalmente “riconoscersi” considerando l’intrinseco significato nascosto nella parola: “conoscersi di nuovo” senza pregiudizi per comprendere, “abbracciare con la mente”, l’altro.
 Daniela Lombardi
* Mhd Houssam Mouazin nato a Damasco, in una colta famiglia di alti ufficiali siriani, dopo una prima formazione di stampo cristiano (tipica della borghesia siriana) ha frequentato le scuole elitarie della capitale a contatto con i figli dei capi militari e dei conservatori della borghesia damascena. Dopo aver militato nelle forze speciali siriane, si è trasferito a Milano nel 1996 ed è diventato uno dei più affermati direttori artistici editoriali per case editrici come Rizzoli, Condenast e Universo; dal 2001 è anche giornalista. A partire dal 2008, Sam (così chiamato in Italia) si è appassionato alla cinematografia, alla scrittura e alle traduzioni. Si è laureato in Lingue Letteratura e Mediazione culturale all’Università Statale di Milano, ha studiato regia presso il Teatro Alla Scala, incontra scrittori e registi teatrali internazionali e produce cortometraggi culturali, collaborando con il suo stesso Ateneo, il British Council e altre Università britanniche come la Cardiff University e l’Edinburgh University.
P.S:  "L'io arabo" viene presentato a Città di Castello il 20 febbraio 2016, ore 17, nella Sala degli Specchi dell'Accademia degli Illuminati. Sarà presente l'autore. Info. 339-4590927

Osho: "Il silenzio che insegna..."



Se aspetti in silenzio – senza alcun desiderio, nessuna aspettativa – arriva il momento in cui il tuo silenzio è così totale e la tua attesa così fresca, pulita che la porta si apre. E sei trasportato nel tuo più profondo, recondito spazio interiore, nel tuo tempio. Questo è sempre stato il mio insegnamento.

E questa è una buona opportunità per un’attesa silenziosa. Quando eri vicino a me eri così pieno di me, della mia presenza, delle mie parole che non avevi mai avuto modo di pensare all’attesa. Io ero lì, disponibile. Ora posso essere disponibile non all’esterno, ma soltanto dall’interno. È un grande incontro, di totale pienezza, di gioia infinita. Quindi, non ti disperare, non cadere nell’angoscia. Non credere di essere lontano da me.

Sei lontano solo quando non sei in silenzio. Sei lontano solo quando non è presente l’attesa, altrimenti sei molto vicino a me. Ovunque tu sia, il silenzio ti unirà a me e la tua attesa preparerà il terreno per l’incontro che è non fisico, è fuori dallo spazio, fuori dal tempo!

Usa questa opportunità. E ricorda sempre che qualsiasi cosa accada deve essere usata come un’opportunità. Non c’è nessuna situazione al mondo che non possa essere usata come un’opportunità. Ti senti triste perché sei lontano. Certo, è una reazione naturale, ma non è un uso attento di questa opportunità. Non sprecarla nella tristezza, altrimenti disperarti diventerà come un cancro dell’anima. Sono stato con te abbastanza a lungo, è arrivato il momento per te di scoprire se riesci a stare con me anche in mia assenza, con lo stesso senso di celebrazione, per quanto difficile possa sembrare all’inizio. Scoprirai un’infinita pienezza e l’assenza non sarà più un’assenza; ti sentirai ricco della mia presenza ovunque sarai. È questione di un certo ritmo, di una sintonia... due persone possono sedersi vicine, con i corpi che si toccano ed essere lontane, lontane come stelle distanti; puoi trovarti in mezzo a una folla ed essere comunque solo.

Quindi la questione non è di vicinanza fisica, la questione è capire che cosa succede alla presenza di un maestro. Il tuo cuore inizia a battere esattamente al ritmo del cuore del maestro; il tuo essere inizia ad avere lo stesso canto del silenzio che ha l’essere del tuo maestro. Questi sono gli elementi che ti portano vicino a lui. Se riesci ad avere queste due cose, puoi trovarti anche su un altro pianeta, non farà alcuna differenza! Non è niente che abbia a che fare con la distanza.

Sei stato con me così tanto, sai perfettamente che cosa ti succede in mia presenza. Datti una possibilità: chiudi gli occhi, siedi in silenzio, aspetta che succeda la stessa cosa. E resterai sorpreso, ti accorgerai che non è necessario che io sia lì fisicamente. Il tuo cuore può battere con lo stesso ritmo: lo conosci. Il tuo essere può raggiungere le stesse profondità di silenzio e lì non esiste alcuna distanza. E non sei da solo, non ti senti solo. Certo, sei solo, ma questo essere solo ha una bellezza, una libertà, una profonda integrità e centratura in te stesso.


Tratto da: Osho, The Path of the Mystic #28

(Fonte: Uqbar Love 170)

Mutazioni religiose e fondamentalismo alimentare



Qualunque corrente di pensiero, politico, culturale, filosofico, religioso ecc. si caratterizza in tre posizioni: la parte eccessivamente moderata, la parte moderata e quella ideologicamente più rigida. Il sistema vegan non è avulso da tali schieramenti ideologici.

Nei primi secoli del cristianesimo il popolo pagano odiava i cristiani perché consideravano se stessi il popolo eletto, la parte aurea; ripudiavano gli incarichi pubblici, il servizio militare, si appartavano dall’intera vita sociale e culturale, non frequentavano il circo, il teatro, le feste, le processioni pagane; nelle famiglie portavano la discordia nella volontà di far passare per vera la sola dottrina di Gesù; bramavano ardentemente la fine del mondo che avrebbe portato loro gioia eterna e agli altri castigo. Poi successivamente, da quando Costantino sancì la libertà di culto religioso, la Chiesa acquistò sempre più proseliti e potere e con l’editto di Teodosio del 381 il cattolicesimo divenne religione di Stato. E fu così che da perseguitati i cristiani divennero sempre più persecutori e intolleranti verso gli altri culti e le altre dottrine religiose.

 Ma il “successo” del cristianesimo non venne in virtù di atteggiamenti intransigenti dei primi cristiani che erano disposti a farsi uccidere piuttosto che reagire alla violenza, ma dalla dottrina di Gesù che predicava l’amore anche per i nemici, cioè da coloro che li osteggiavano. Il comportamento dei primi cristiani fu in parte analogo al comportamento di taluni animalisti o vegan intransigenti di oggi. Anche se noi animalisti saremmo ancor più motivati nel nostro estremismo, dal momento che gli animali assumono per noi la stessa considerazione di un essere umano: trovarsi a tavola con chi si appresta a divorare un animale è ben lontano dallo zelo cristiano la cui chiusura era limitata al convivere con una diversa dottrina.

L’umanità fin dai primordi (da quando i nostri antichi progenitori vissero nella foresta intertropicale, si nutrì fondamentalmente di frutta, bacche, germogli, semi, radici) tutte le generazioni che ci hanno preceduto (eccetto frange appartenenti a comunità religiose o filosofiche), per motivazioni contingenti sono state, purtroppo, tendenzialmente onnivore. Ma la testimonianza concreata e riscontrabile della nostra ottima salute dimostra chiaramente i benefici del nostro essere vegan, consapevoli che questo stadio lo si raggiunge per gradi, a mano a mano che matura la nostra consapevolezza, la responsabilità verso se stessi e verso il contesto naturale.

In fatto alimentare credo che occorra evitare estremismi che fanno perdere credibilità  alla nobiltà della nostra causa: naturalmente il principio non è applicabile quando c’è di mezzo la sofferenza o la vita degli animali. L’unico estremismo da adottare è la propria coerenza, forte e tenace. Chiedere molto a se stessi e poco agli altri questa credo sia la strategia migliore da adottare.

Alcuni vegan tendono a trascurare le regole della corretta alimentazione e a produrre, a volte, uno stato che non è proprio l’immagine della buona salute. Mentre altri seguono correttamente i dettami della scienza igienista facendo riferimento alla nostra natura di fruttariani ma succede che anch’essi siano vittima di qualche malattia che può dipendere dal danno causato in passato al proprio organismo per un insano modo di vivere o di cattiva alimentazione o per fattori genetici. E vi sono poi persone onnivore che usano mangiare di tutto, che magari hanno una vita sregolata eppure restano in discreta salute fino ad età avanzata. Questi soggetti, particolarmente robusti, se avessero adattato il  sistema di vita igienista molto probabilmente sarebbero vissuti più a lungo e con un salute certamente migliore. Infatti vi sono scienziati onnivori, poeti onnivori, grandi atleti, filosofi, santi onnivori: probabilmente se fossero stati vegan avrebbero raggiunto risultati ancora migliori,  come conferma il lungo elenco dei Grandi della terra che sono stati o sono vegan. Ma non tutto è relativo. Mangiare carne o no non è la stessa cosa: c’è la differenza tra la vita e la morte, tra la violenza gratuita ed il rispetto; c’è la differenza tra la salute e la malattia, tra la civiltà e l’ingiustizia, tra la compassione e l’indifferenza verso la sofferenza degli indifesi.

Franco Libro Manco

Lettere dei Mahatma (la verità nascosta da una montagna di bugie)



Le “Lettere dei Mahatma  di A.P. Sinnett” , i cui originali
conservati nel British Library di Londra, possono essere visibili
previa concessione di un permesso speciale rilasciato dal Dipartimento
dei Manoscritti  Rari, furono oggetto di aspre critiche nei confronti
di H.P. Blavatsky, la co-fondatrice della Società Teosofica, e di
un’accusa di contraffazione mossa nei confronti  della medesima  da
parte della  Società per le Ricerche Psichiche di Londra (SPR).

“ Soltanto dopo cent’anni la SPR ha ritrattato le accuse. Vernon
Harrison, massimo esperto britannico di calligrafia, dimostrò, con
l’aiuto  del  microscopio, che l’inchiostro originale delle lettere
dei Mahatma era nel midollo della carta, senza che fosse penetrato
dalla superficie o dai bordi: un fatto scientificamente inspiegabile
anche ai giorni nostri. Vernon Harrison arrivò alla conclusione che le
lettere non sono state impresse  o manoscritte con una penna.

Allo stesso modo la scienza non riesce ancora oggi a spiegare come
l’analisi al microscopio possa mostrare che l’inchiostro ha delle
microstorie rigorosamente parallele senza che siano state modificate,
in qualche maniera, dalle innumerevoli venature delle fibre della
carta di riso originale su cui le Lettere dei Mahatma furono scritte.
Ciò costituisce un fenomeno paranormale che continua ad essere uno dei
maggiori misteri”  (1)..

Le Lettere provenivano da alcuni Maestri Orientali viventi oltre la
catena dell’Himalaya  che educarono ed istruirono H.P.  Blavatsky
durante il suo soggiorno di sette anni presso di  loro, che poteva
quindi parlare per conoscenza ed esperienza personale. Furono tutte
inviate al sig. A.P. Sinnett, direttore del giornale indiano “The
Pioneer”, nel corso degli anni 1880-1884. Il sig. Sinnett descrisse
chiaramente nel suo libro “Mondo Occulto” il modo nel quale le
ricevette.

Dalla lettera n. 1 ricevuta da A.P. Sinnett”  il 15 ottobre 1880:

( in risposta alla richiesta di ricevere a Londra una lettera nel modo
simile a quella inviata al Pioneer)

“Stimato Fratello ed Amico, appunto perché la prova di trasmissione
al  giornale  di Londra chiuderebbe la bocca agli scettici non è
possibile. Sotto qualunque aspetto lo vediate il mondo è ancora al suo
primo stadio di affrancamento, anzi di sviluppo, e perciò impreparato.
E’ pur vero che noi operiamo con mezzi e leggi naturali, non
soprannaturali. Ma poiché da un lato la scienza (al suo stato attuale)
non sarebbe in grado di spiegare le meraviglie operate in suo nome e
dall’altro le masse ignoranti continuerebbero a vedere il fenomeno
sotto l’aspetto di un miracolo, chiunque si trovasse a testimoniare
l’avvenimento perderebbe il proprio equilibrio con risultati
deplorevoli. Credetemi sarebbe veramente così………..Pazzo è chi, vedendo
solo il presente, chiude volontariamente gli occhi al passato quanto
per natura stessa è ignaro del futuro!  ….L’ombra inesorabile che
segue ogni innovazione umana è sempre in moto, ma pochi sono consci
del suo avvicinarsi e dei suoi pericoli……..Dite che buona parte di
Londra si convertirebbe se voi poteste consegnar loro una copia del
giornale Pioneer il giorno stesso della pubblicazione. Mi prendo la
libertà di dirvi che se la gente credesse alla cosa, vi ucciderebbe
prima che possiate attraversare Hyde Park;….  Quanti di coloro che vi
circondano, anche dei vostri  migliori amici si interessano di questi
problemi astrusi? ……La conoscenza sperimentale non data solo dal 1662
quando, per atto regale, Bacone, Roberto Boyle ed il Vescovo di
Rochester trasformarono il loro “Collegio Invisibile “ in una Società
che promuovesse le ricerche sperimentali. Molti secoli prima che la
“Royal Society” diventasse una realtà sul piano del “Disegno
Profetico”, l’innata aspirazione all’occulto, l’appassionato amore e
studio della natura aveva spinto uomini d’ogni generazione ad
investigare ed a penetrare nei suoi segreti più profondamente dei loro
simili. Roma ante Romulum fuit è un assioma che abbiamo appreso nelle
vostre scuole inglesi. Gli interrogativi astratti sui problemi più
assillanti non sorsero nella mente di Archimede come materia spontanea
e fino a quel momento mai sfiorata, ma come riflessione su ricerche
svolte precedentemente nello stesso campo da uomini separati dal suo
tempo da un periodo molto più lungo di quanto vi separa dal grande
siracusano. Il vril della “Razza Futura” era proprio di molte razze
ora estinte. Come ora si mette in dubbio l’esistenza stessa dei nostri
giganteschi antenati –benchè  negli Himavat, sul vostro stesso
territorio, vi sia una grotta piena degli scheletri di questi giganti
– ed i loro corpi enormi sono sempre considerati come capricci isolati
della natura, così anche il vril o Akas –come lo chiamiamo noi- è
ritenuto una cosa impossibile, un mito. E senza una profonda
conoscenza di Akas, delle  sue combinazioni e proprietà, come può una
scienza spiegare tali fenomeni?...

Come molte altre persone anche voi ci biasimate per la nostra
segretezza. Ma noi conosciamo la natura umana perchè l’esperienza di
lunghi secoli –anzi di generazioni- che l’ha rivelata….Come la
veneranda antichità  ebbe più di un Socrate, così il confuso avvenire
creerà più di un martire. Molti anni prima che la Chiesa cercasse di
sacrificare Galileo come olocausto alla Bibbia, la scienza emancipata
voltò sdegnosamente le spalle all’ipotesi Copernicana che ripeteva le
teorie di Aristarco di Samo… Il più grande    matematico della Corte
di Edoardo VI – Roberto Recorde – fu lasciato morire di fame in
prigione dai colleghi che deridevano il suo Castello di Sapienza,
considerando le sue scoperte “vane fantasticherie”.  Guglielmo
Gilberto di Colchester –medico  della Regina Elisabetta-  morì
avvelenato solo perché questo vero fondatore della scienza
sperimentale in Inghilterra ebbe l’audacia di anticipare Galileo,di
dimostrare l’errore di Copernico sul “terzo movimento”, che era
ritenuto causa del parallelismo dell’asse di rotazione della terra!
Si è sempre dubitato dell’immenso sapere di uomini come Paracelso,
Agrippa  e Dee. La scienza mise le proprie mani sacrileghe su grandi
opere come “De Magnete”, “La Bianca Vergine Celeste” (Akas) ed altre.
E l’illustre “Cancelliere d’Inghilterra e della Natura” – Lord Verulam
Bacone – dopo aver meritato l’appellativo di padre della Filosofia
Induttiva, si permise di chiamare gli uomini sopra citati “Alchimisti
della filosofia immaginaria”.

 Voi penserete che tutto ciò sia storia vecchia: certamente ma le
cronache dei tempi moderni non differiscono molto da quelle antiche….”
(2)

Paola Botta Beltramo




(1) Ricardo Lindemann -  RIT n./2016

(2)”Lettere dei Mahatma ad A.P. Sinnett”  Vol. I pag.31-

La via evolutiva dell'I Ching



Integrati dal sistema elementale, fondamentalmente due sono
gli indirizzi culturali della Cina, il Confucianesimo ed il Taoismo,
la via della correttezza e la via della spontaneità. Ricettacolo di
questi due aspetti sociali è il Libro dei Mutamenti, cioè l’I-Ching,
uno dei saggi testi più antichi dell'umanità. In esso sono integrati
diversi commenti di Confucio e di Lao Tze, nonché considerazioni più
tardive di matrice Chan (Meditazione Buddista). All'I-Ching sono
riconducibili anche i basilari archetipi psichici dello zodiaco cinese
e i due aspetti dello Yin e dello Yang, il Femminile ed il Maschile,
la Tenebra e la Luce, la Terra ed il Cielo. La spontanea e naturale
interazione degli opposti, in continuo movimento, descritta
nell'I-Ching, è lo stesso del greco "Panta rei os potamòs" (tradotto
come ‘Tutto scorre come un fiume’), il celebre aforisma attribuito ad
Eraclito, vissuto contemporaneamente al saggio Lao Tze. Ma anche nel
‘Libro dei Proverbi’ di Salomone si inneggia allo sposalizio del Cielo
con la Terra, alla congiunzione degli opposti ... il serpente che si
morde la coda ... come miracolo delle polarità che si integrano, dei
due che sono uno, della dolcezza di un cuore di donna che acquieta
l'aggressività dell'uomo...

E' questa l'intelligenza che guida la Natura in ciò che oggi chiamiamo
‘evoluzione’, che ha fatto dire a Leone Tolstoi: "Se un uomo vuole
aiutare il mondo, non deve pensare di fuggire dal mondo. Deve imparare
a conoscerlo e a vivere in esso, diventando un'oasi, un rifugio per
chi è alla ricerca della propria anima". Ed è proprio cercando di
ritrovare la comprensione della nostra vera natura e del corretto
agire nel mondo.

Con l'aiuto dei principi fondamentali del Libro dei Mutamenti -I Ching- è
possibile realizzare nella maniera più completa le facoltà interiori
dell'uomo. Questa possibilità è fondata sul fatto che l'uomo ha in sé
facoltà simili al Cielo e alla Terra, in quanto egli è un micro-cosmo.
Poiché nel Libro dei Mutamenti sono riprodotte le leggi di Cielo e
Terra esso fornisce gli strumenti per coltivate la propria natura
intrinseca, cosicché le più intime qualità buone possano dispiegarsi.
In particolare due cose vengono prese in considerazione: la saggezza
e l'operare, l'intelletto e la volontà. Quando intelletto e volontà
sono centrati nel modo giusto anche la vita emotiva giunge alla giusta
armonia.

Di tutti i segni o esagrammi uno dei più significativi per
rappresentare questa armonia è l'esagramma T'ai - La Pace. Il segno si
riferisce ad una stagione in cui, per così dire, il Cielo è in Terra.
Corrisponde all'inizio della Primavera (stagione della Lepre).
Nel mondo degli uomini questo esagramma simboleggia un tempo di
concordia sociale. I superiori si chinano verso gli inferiori, i quali
sono ben disposti verso i superiori; così che cessa ogni ostilità.
Così il Luminoso esercita un'azione vigorosa e l'Oscuro è remissivo.
In tal modo ambo le parti hanno ciò che a loro compete, infatti,
quando i buoni si trovano in posizione dominante anche i cattivi
subiscono il loro influsso e si emendano.

Quando nell'Uomo regna lo spirito che viene dal Cielo, anche la sua
natura animale ne è regolata e trova il posto che le compete.
Nel commento al nove al secondo posto nell'esagramma è detto: é
importante possedere la grandezza interiore per sopportare anche le
persone imperfette. Un vero Maestro non conosce materiale sterile, da
tutto riesce a ricavare qualcosa. Questa magnanimità non è affatto
trascuratezza o debolezza, occorre però guardarsi dalla costituzione
di fazioni e combriccole, infatti anche se coloro che hanno idee
affini sono uniti nello Spirito, essi non devono formare un partito,
anzi, ognuno deve fare singolarmente il proprio dovere.


A proposito delle giuste regole nella società, nel commento al sei al
quinto posto è detto: il sovrano I T'ang aveva stabilito che le
principesse imperiali, nonostante fossero di rango superiore a quello
dei loro mariti, dovessero seguire il marito come qualsiasi altra
moglie. Qui c'è il richiamo all'unione veramente modesta tra alto e
basso che reca fortuna e prosperità.

La serie consiglia buona condotta e contentezza, allora regna tranquillità.
Pace significa unione e concordia. Il movimento dell'esagramma nel suo
insieme produce una vittoriosa ascesa dei principi del nobile e la
ritirata dei principi degli ignobili. Qui si rappresenta un tempo di
"primavera" nell'anno e nella storia dell'uomo. Il sei al quarto posto
afferma: "Egli scende volteggiando, senza vantarsi della ricchezza
insieme al suo prossimo, schietto e sincero". Ciò significa che il
nobile ha rinunciato al vantaggio materiale che gli arriderebbe ove si
unisse egoisticamente all'ignobile.

Confucio disse commentando la Verità interiore: "La vita guida l'uomo
ponderato per sentieri tortuosi. Spesso è impedito il saldo incedere,
poi la Via ritorna dritta. Allorché gli uomini sono uniti nell'intimo
del cuore infrangono i vincoli di bronzo e di ferro. E quando due ,
nell'intimo del cuore, si intendono appieno, le loro parole sono soavi
e forti, come profumo di orchidee".

Nell'esagramma Lin  - L'Avvicinamento. Sopra c'è il Trigramma Kun, la
Terra. Sotto il Trigramma Tui, il Sereno, il Lago. Avvicinamento vuol
dire diventare grandi. Sentenza: L'Avvicinamento ha sublime riuscita.
Propizia è perseveranza. Quando vi è l'ottavo mese è sciagura.
Commento alla decisione: l'Avvicinamento. Il solido penetra e cresce.
Sereno e devoto, il solido sta nel mezzo e trova corrispondenza.
"Grande riuscita per conformità" questo è il corso del cielo. "Quando
viene l'ottavo mese vi è sciagura". La caduta non si fa aspettare a
lungo. Immagine: Al di sopra del lago è la terra: l'immagine
dell'Avvicinamento. Cosi il nobile è inesauribile nella sua intenzione
di insegnare, e senza limiti nel sostenere e proteggere il popolo.

Dopo il Solstizio invernale, la forza luminosa è nuovamente in fase
crescente. Il bene comincia a farsi strada e trova accoglienza in
luogo influente. Questo è un tempo pieno di speranza, la primavera si
avvicina e la gioia è alla portata di chiunque la voglia afferrare.
L'importante è impegnarsi con perseveranza per raggiungere
l'obiettivo. Per sfruttare il favore del tempo, è necessario un lavoro
deciso e perseverante. La primavera non dura in eterno; se si affronta
il male prima che sia del tutto manifesto, lo si potrà combattere e lo
si potrà padroneggiare. Come il lago mostra la sua inesauribile
profondità, così il saggio è inesauribile nella sua propensione ad
insegnare agli uomini. E come la terra è ampia, e sostiene ed alimenta
tutte le creature, cosi il saggio cura e sostiene tutti gli uomini
senza escludere una parte dell'umanità con barriere di qualsiasi
natura. Occorre prestare attenzione e non perdersi nelle correnti del
tempo ed essere nel giusto. Infatti il destino reca con sé anche il
regresso, ma se viene suscitato in tempo un movimento di ascesa, sarà
abbastanza forte per contrastare anche il destino nel momento in cui
le sue conseguenze, senza le dovute precauzioni, comincerebbero a
farsi sentire.

Consiglio dell'esagramma: che abbia inizio un vero e proprio
cambiamento! Muoviti, incontra, apri la strada alle novità e sarai
cosi capace di sormontare qualsiasi ostacolo si frapponga sulla via, e
di essere un modello d'esempio positivo per gli amici e per tutti
coloro che ti seguiranno! Ma, solamente individuando da subito gli
errori, ti sarà possibile correggerli ed evitare il peggio. Basta
sapersi guardare dentro con saggezza per trovare la strada giusta per
affrontare una decisione importante. E così sarai in grado di
esprimere sensazioni profonde su ciò che è giusto e vero. Queste
qualità per analogia mi fa ricordare gli eventi e gli episodi leggendari della vita 
del grande maestro Taoista Zhuang Zi, vissuto realmente nel III secolo a. C, 
ed autore del "Libro del fiore del sud". Un esempio di comportamento nobile 
che quaglia in modo perfetto con il commento di Richard Wilhelm per la sesta linea superiore 
dell'esagramma Lin, in cui si descrive l'atteggiamento del
saggio, che ha già superato il mondo e che interiormente non ha più
alcun legame con l'esistenza mondana, ma che però talora può trovarsi
nella situazione di dover rientrare ancora una volta nella società,
per avvicinarsi agli altri ed impartire i suoi insegnamenti e fornire
il suo aiuto. Ciò è di grande salute per il suo prossimo, ma anche per
lui questo magnanimo umiliarsi non è una macchia.

Paolo D'Arpini






P.S. Di questi argomenti ne parlerò più estensivamente  durante la conferenza che si tiene il 3 aprile 2016, dalle ore 16 alle 17,  nel contesto del "Benessere Olistico Ancona Festival", che si svolge  nella Mole Vanvitelliana di Ancona. 

Libri sacri e insegnamento diretto

La forza spirituale del maestro e quella dei libri

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Perché si è convinti che i libri non diano la vera conoscenza e la liberazione come il vero Maestro?

In realtà, non che i libri dicano meno dei Maestri, anzi i Testi sacri, che si dice, ispirati dal Divino, dicono ancora di più. Ciò che fa la differenza è che quella ottenuta dai libri rimane, comunemente, relegata nella sfera razionale, quell’offerta data direttamente dal Maestro, trasmessa cioè da cuore a cuore, arriva a forme più elevate d’intuizione. 

Il grande limite della scrittura, impossibile da travalicare, è che non può in nessun modo offrire aiuto quando è richiesto, mentre il Maestro, dopo un esame attento del mentale del discepolo, offre i suoi preziosi consigli. 

Il vero Maestro è anche psicologo e terapeuta e conosce la giusta medicina da somministrare al suo discepolo, che desidera essere guarito dalla malattia nello spirito. 

Il Maestro, prima di offrire i suoi servigi al discepolo, studia la sua personalità, il suo carattere, le difese che il falso ego escogita per non soccombere, cose che il libro non potrà mai dare.

Perciò, un ricercatore che, per vari motivi, non è ancora ai piedi di un Maestro e si avvale solo della buona lettura di opere spirituali, deve possedere (se vuole sperare in un qualche successo) l’innato acume e intelligenza di svolgere (per quanto possibile) il lavoro preliminare che avrebbe dovuto fare il Maestro, attraverso un’attenta e scrupolosa autoanalisi introspettiva. 

Punto di partenza per svolgere con successo quest’oneroso lavoro, vi è l’estrema sincerità con se stessi, senza il quale, qualunque cosa si faccia, si fallisce. E’ come se l’allievo avesse un Maestro interiore che lo orientasse nello scovare e conoscere quali sono i suoi difetti che poi dovrà eliminare e sostituire con virtù. Tutto questo implica una sincerità, una volontà e un desiderio unici nel loro genere.

La ricerca spirituale, senza un istruttore che indica la via, si presenta come impresa titanica, quasi impossibile. E’ come se un esploratore che deve attraversare la giungla avesse come scelta la possibilità: o di avere una guida esperta che lo accompagni nel viaggio e, strada facendo, apprendere i pericoli che infestano la giungla, o cercare di conoscere anticipatamente ogni pericolo che si annida nella giungla, con lo scopo poi di evitarlo. Certamente la seconda ipotesi è molto più impegnativa e quasi destinata al fallimento ma, se l’esploratore possiede un’innata e spiccata intuizione, oltre una forte volontà, allora può sperare anche nella felice riuscita.

Uno su mille ha le qualità per intraprendere la ricerca spirituale sotto la guida di un Maestro, e uno su mille di questi ha le qualità di trovare da solo la liberazione.

Luciano De Bei

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