Pagine

La violenza nasce dalla mancanza di affetto e dalla gelosia


6 aprile 2009: il giorno dopo del giorno prima! 
Stanotte, anzi stamattina nelle prime ore, quando ancora era tutto buio e silenzioso, sono stato svegliato da un suono di campanelli che cantavano una musica ritmica e prolungata. Era un suono conosciuto eppure non identificabile. 
Mi son meravigliato ho pensato che doveva essere uno spiritello che veniva a salutarmi e sono stato ad ascoltare finché il tintinnio se ne è andato dolcemente. Poi mi sono riaddormentato e quando più tardi son salito al paese nuovo a bere il cappuccino caldo e, poiché la televisione accesa ne parlava e soprattutto perché il barista mi diceva “come farà mio figlio a venire che doveva passare proprio da quelle parti e le strade sono bloccate?” ho appreso che c’è stato un terremoto in Abruzzo. Uno sconvolgimento tellurico che ha causato danni e vittime. “Come è strana la vita -mi son detto- tutto ciò io l’ho vissuto come il messaggio di uno spiritello che è venuto a suonare i campanelli a casa mia”.
Il sole brilla, da un’altra parte del pianeta c’è un uragano, qui è giorno lì è notte, un bambino nasce un vecchio muore. 
Mentre Sava, il mio nipotino, giocava con altri bambini tutti assiepati nella piazzetta dei troni di Calcata, davanti al castello, il figlio di un’amica  si comportava in modo violento nei confronti del più piccolo Sava il quale innocentemente cercava invece di giocare -datosi che per lui è raro avere altri bambini con cui farlo. Ad un certo momento mi son dovuto assentare dalla scena per spegnere le luci e chiudere le porte del palazzo in cui si era svolta la Fiera delle Arti Creative. Cercavo di tanto in tanto di dare un occhio ai bambini per controllare che non ci fossero impicci fra loro. Sono bastati 3 minuti in cui non stavo a guardare, perché intento a raccattare le mie cianfrusaglie, poi quando son tornato in piazza Sava mi è venuto incontro con la manina alzata, mi ha fatto vedere che aveva una piccola feritina. Avendogli chiesto cos’era successo mi ha detto “…quel bambino mi ha dato una spinta e mi ha fatto cadere per terra…”.
Non ho commentato, facendo finta di nulla gli ho dato un bacetto sulla manina e gli ho detto “ora torniamo a casa.. che mamma tua ti aspetta”. Ma lui ancora stranito continuava a chiedermi “perché quel bambino mi ha dato una spinta?” 
In effetti non c’era nessuna ragione e non sapevo cosa rispondere ma di fronte alla sua insistenza quando eravamo quasi arrivati davanti a casa gli ho risposto “forse era geloso..”. Non sapevo che altra spiegazione dargli per una cattiveria gratuita ma che evidentemente ha le sue origini nella carenza affettiva.
Non so nemmeno se questa spiegazione che sto dando sia a voi abbastanza chiara dal punto di vista emozionale… Ma Sava l’aveva tranquillamente accettata, lui che non conosce forse nemmeno il significato di “gelosia” alla mamma ha mostrato la sua feritina dicendo “un bambino geloso mi ha buttato per terra”. Mi ha riportato all’esperienza del 5 aprile 2009, alla passeggiata nel parco ed al discorso che abbiamo fatto lungo il tragitto sul tema della gelosia…. Non è la “cattiveria” ma è la carenza affettiva, la gelosia, l’invidia, che ci fa reagire malamente e chiudere a riccio su noi stessi… 
Non è importante dare un nome all’emozione che ci sconvolge, qualsiasi essa sia se è in grado di trasformare la nostra coscienza beata in qualcosa di caotico e sofferente evidentemente è una alterazione dello stato naturale.
L’eccesso di emozionalità ed i sensi di colpa danneggiano più dell’indifferenza.
Restiamo perciò tranquilli, la vita procede, abbiamo fiducia in quel che essa ci ha riservato, bello o brutto che sia il nostro destino è il meglio che potesse capitarci!
Ecco anche questa l’ho detta!


Paolo D’Arpini

Mangia quando hai fame e bevi quando hai sete

"Mangia quando hai famebevi quando hai sete, dormi quando hai sonno, sii presente a te stesso, sii semplice e sii sveglio." (Buddha)

Il consiglio abbastanza diffuso tra i nutrizionisti di fare un’abbondate colazione prima di recarsi al lavoro è, a mio avviso, come voler aggiungere carburante nel serbatoio ancora pieno  di un’automobile prima di mettersi in viaggio.
         Nel rispetto delle esigenze nutrizionali e metaboliche del nostro organismo, come succede per tutti gli altri animali, dovremmo invece nutrirci solo quando sentiamo l’esigenza di farlo, non a  cadenze stabilite. Molto difficilmente si ha vera fame la mattina appena svegli perché l’organismo rispetta le fasi fisiologiche circadiane della nutrizione: dalle ore 12,00 alle 20,00 fase introduttiva, dalle ore 20,00 alle 4,00 fase assimilativa e dalle 4,00 alle 12,00 fase eliminativa. Quindi mangiare la mattina presto significa, nella stragrande maggioranza dei casi, mangiare senza fame e quindi forzare il nostro organismo a compiere un lavoro aggiuntivo mentre è impegnato in una fase diversa da quella introduttiva con conseguente dispendio di energie vitali.      
L’usanza a consumare tre pasti al giorno è abbastanza  recente. Nell’antichità nessuno usava consumare colazione, pranzo e cena. Nel periodo di massimo potere,  greci  e romani mangiavano una volta la giorno, la sera: avevano una salute di ferro e corpi molto atletici. Le loro armate erano le più forti. Marciavano per settimane  senza fatica con enormi pesi sulle spalle. Tra l’altro, di tanto in tanto digiunavano. La loro decadenza fu dovuta in gran parte alle loro orge alimentari alle quali si abbandonarono quando ebbero sottomesso altri popoli.
         Erotodo dice che i Persi, sotto il generale Serse, consumavano un solo pasto al giorno. Anche  gli ebrei, da Mosè a Gesù, mangiavano una volta al giorno. Le Sacre Scritture addirittura mettevano in guardia le popolazioni che mangiavano al mattino. Pare che gli inglesi abbiano adottato l’uso dei tre pasti giornalieri soltanto sotto il regno di Elisabetta, mentre prima non facevano la colazione al mattino.
         Il tempo medio di svuotamento completo dell’intestino a seconda della dieta va da 35ore  (africani, indigeni) a 90 ore (inglesi, americani), e siccome  il lavoro fisico o mentale  intenso ostacola la digestione, la rallenta o addirittura la arresta del tutto, (affinché un cibo apporti energia deve essere digerito e assorbito), ne consegue che la prima colazione al mattino non può fornire l’energia necessaria per la giornata, anzi, l’impegno della digestione sottrae energia e capacità lavorativa all’organismo. Infatti, durante la digestione i vasi sanguigni della digestione richiedono un afflusso maggiore di sangue, ne consegue che i vasi sanguigni delle altre parti del corpo si contraggono per compensare la dilatazione. Però se contemporaneamente lavorano il cervello e i muscoli anche questi richiedono sangue, con il conseguente rallentamento della digestione. Un apporto maggiore di sangue non può affluire contemporaneamente in tutte le parti del corpo: se una parte ne ha di più un’altra ne ha di meno. In sostanza, il corpo non può compiere bene due lavori nello stesso tempo:  o lavora o digerisce. Gli animali in natura non vanno a caccia dopo aver mangiato, ma si riposano o addirittura dormono.
         Pertanto, se non si ha fame al mattino il consiglio è di:
-         non fare colazione, falla il più tardi possibile o al limite mangia solo frutta fresca la quale non assorbe in alcun modo energia all’organismo e al contrario  di quanto si crede, basta annullare la colazione la mattina per  rendersi conto della carica di energia, forza e vigore di cui è capace il nostro organismo;
-         consuma  il pasto più importante della giornata non prima di mezzogiorno e non cenare dopo le 20,00;
-         riposati dopo aver mangiato; durante il riposo infatti il sangue affluisce al cervello in modo ridotto di conseguenza una maggiore quantità viene utilizzata per la digestione così la digestione può avvenire senza intralci, anche perché durante il riposo, o il sonno, non si è turbati da preoccupazioni ansie, emozioni che rallentano la digestione. Inoltre, il pranzo deve essere leggero se la cena è stata consistente.
Chi è abituato a fare una ricca colazione la mattina a base di carboidrati e zuccheri industriali, saltare di colpo la prima colazione probabilmente gli darebbe sensazione di stanchezza fisica o mentale, perché tali sostanze causano dipendenza finché l’organismo non è disintossicato.
            In sostanza, tre pasti al giorno, il mangiare in fretta, combinare male gli alimenti, il mangiare cibi industriali (cosiddetti cibi spazzatura), cibi uccisi con il fuoco, cibi incompatibili con la nostra natura… troppo spesso sono causa  di sofferenze e invecchiamento precoce.
La vera scienza non viene dall’uomo ma da madre Natura che da miliardi di anni tutto governa
Franco Libero Manco

I sette chakra, un percorso in tondo nell'Essere


I sette sigilli di saggezza

Esistono sette Chakra situati nella guaina mentale pranica. Questi centri sottili vengono individuati nel canale centrale spinale e corrispondono a modi funzionali. I Chakra sono antenne per le vibrazioni energetiche. 

Il primo, Muladhara, è collegato alla Terra, alla base della colonna, da qui sorge il senso dell’ego, l’olfatto. Quando l’energia Terra è armonica si vive con equilibrio e si è capaci di raggiungere i propri obiettivi; il suo malfunzionamento porta ad attaccamento verso i beni e paura della perdita. 

Il secondo chakra, Swadistana, all’altezza degli organi sessuali, corrisponde all’elemento Acqua, alla memoria, al gusto, se ben funzionante si è aperti e spontanei, inclini a soddisfare i rapporti; il malfunzionamento conduce alla perdita dell’autostima, a tensioni ed incertezze. 

Il terzo chakra, Manipura, plesso solare, rappresenta il Fuoco, l’intelletto, la vista, in esso si struttura la nostra personalità attiva, quando è armonico ci si sente soddisfatti di sé e degli altri, al contrario cercheremo di conquistare e manipolare potere, mancheremo di lucidità e agiremo disordinatamente. 

Il quarto è Anahata, all’altezza del cuore, collegato ad Aria, tatto, mente; ha una funzione unificante, quando è armonico ci permette di sanare ed amare senza aspettative, di irradiare calore umano e simpatia; malfunzionando ci sentiremo dipendenti dall’amore altrui, offesi dal rifiuto, succubi o timorosi di aprirci. 

Il quinto chakra, Vishudda, l’Etere, l’udito, è posto nella gola, preposto all’apprendimento. Attraverso di esso comunichiamo, con la voce, la danza, la musica, le arti. Quando armonico il nostro parlare è chiaro, trasmettiamo senza temere incomprensione o giudizio e percepiamo il vero Dharma; malfunzionando siamo timidi, incapaci di espressività, logorroici oppure inetti nel parlare. 

Il sesto Chakra, Ajna, ghiandola pituaria, presiede alla conoscenza dell’essere, è la mente pura, qui si è intuitivi, aperti alla visione interiore, si hanno percezioni extrasensoriali; se le energie non sono armoniche saremo portati a razionalizzare ogni evento e subiremo conflitti emotivi. 

Il settimo Chakra, Sahasrara, è sulla fontanella del capo, qui si incontrano tutte le energie, il vuoto è pieno, la beatitudine dell’essere-nonessere, l’esistenza è il gioco della coscienza, gli opposti si uniscono e tutto è saggezza. Raggiunto questo stato non c’è più dualismo. Si è illuminati.

Paolo D'Arpini

La reincarnazione non esiste... e nemmeno il karma



Il mio parere sulla reincarnazione? 

E' come la ricorrente fioritura e fruttificazione di un albero.  I risultati del processo vitale possono variare in seguito alle condizioni ambientali e temporali. La capacità di adattamento e risposta a tali condizioni è insita nella "coscienza" della pianta. Le modificazioni, sia a livello di mutazioni esterne che di adattamenti interni, non sono espressione di "volontà", quindi non comportano una responsabilità diretta (quale risultato di una "scelta"). 

Insomma il risultato è in conseguenza di una serie di fattori congiunti e collegati inestricabilmente gli uni agli altri.  Dal punto di vista naturalistico, vediamo che la vita, nella sua assolutezza, è indipendente  da ogni  descrizione e senso di identificazione delle sue diverse forme  e dei singoli processi vitali. Fiori, foglie, corteccia, rami, radici, pioggia, vento, sole, terra... Non si possono imputare separati scopi e ragioni alle parti... Tutto avviene in un contesto inscindibile che possiamo chiamare "Tao" oppure...

Ma ora, per cercare di capire il funzionamento dell'identificazione con i diversi momenti ed aspetti vitali, facciamo un altro esempio, quello del sogno poiché è il più vicino alla similitudine della dimenticanza di noi stessi, in quanto pura coscienza.  Infatti quando noi sogniamo vediamo innumerevoli personaggi alcuni in antitesi con altri ma realmente essi sono tutti lo stesso sognatore. In questo sogno -chiamato il divenire- compiamo un percorso, un processo trasmutativo della coscienza individualizzata, che potremmo -da un punto di vista separativo- anche definire trasmigrazione o metempsicosi. 

Il motore del samsara è il karma -o azione- ma  forse sarebbe meglio dire che è la propensione a compiere l’azione… Secondo la teoria "causa effetto", della reincarnazione,  il destino di questa vita (prarabdha) è la maturazione del karma più forte delle vite precedenti, con ciò non esaurendo la possibilità di future nascite con altri karma che abbisognano di una diversa condizione per potersi manifestare. Il modo per creare ulteriore karma viene individuato nell’atteggiamento con il quale viviamo la vita presente, ad esempio se  emettiamo pensieri di scontento od eccessivo attaccamento verso gli eventi vissuti. 

In se stesso il prarabdha di questa vita non cambia sulla base degli sforzi da noi compiuti mentre lo stiamo vivendo, è come un film che sta tutto nella pellicola,  quindi pensare di modificarne il  contenuto (una volta iniziata la proiezione) è irreale. Possiamo essere consapevoli ed accettare il film -come attenti spettatori- oppure arrabbiarci e commuoverci al suo scorrimento desiderando di modificarne gli eventi con la mente….  si forma  nuovo karma…

Allo stesso tempo dovremmo chiederci:  "..a chi appartiene questo karma? Esiste realmente un usufruitore, un  io personale responsabile delle azioni che creano il karma?" 


Secondo la visione nondualistica  l'io è una sorta di miraggio, l'identificazione  da parte della coscienza con l'oggetto osservato,  un semplice riflesso condizionato, come avviene nell'osservazione della "propria" immagine in uno specchio che la mente riconosce come "se stessa". Questo è il funzionamento spontaneo della coscienza che si proietta nel "godimento" della manifestazione, nel mondo delle forme e dei nomi.  

Quindi cosa è la reincarnazione?

Paolo D’Arpini



Le piante insegnano... e le tossine aiutano l'evoluzione




Le tossine dello stramonio (del giusquiamo e di
molti altri allucinogeni) conducono i predatori alla pazzia,
immettendo nel loro cervello visioni tanto spiacevoli o orribili da
indurli a rinunciare al pasto. Sostanze composte chiamate flavonoidi
modificano il gusto della polpa della pianta sulla lingua di alcuni
animali, rendendo aspro un frutto dolcissimo e dolce uno aspro, a
seconda delle intenzioni della pianta. Fotosintetizzatori presenti in
specie come la pastinaca selvatica, causano ustioni agli animali che
li ingeriscono; i cromosomi esposti a queste sostanze mutano
spontaneamente se esposti alla luce ultravioletta. Una molecola
presente nella linfa di certi alberi impedisce ai bruchi che ne
assaggiano le foglie di svilupparsi in farfalle.

Con l’esperienza, gli animali riescono a capire – a volte nel corso di
eoni, altre di una sola vita – quali piante sono sicure da mangiare e
quali proibite. Esistono anche le controstrategie evolutive: processi
digestivi disintossicanti, tattiche nutritive che riducono i rischi
(come quella della capra, che bruca molte piante differenti ma in
quantità innocue) o potenziano capacità di osservazione e memoria.
Quest’ultima strategia, in cui eccellono in modo particolare gli
uomini, permette a un essere vivente di apprendere dai successi e
dagli errori di un altro.


Naturalmente gli “errori” sono particolarmente istruttivi, finché non
sono fatali. Infatti alcune tossine che in forti dosi uccidono, se
assunte in piccole quantità e aumentate gradualmente possono avere
effetti interessanti, sia per gli animali che per gli esseri umani.
Secondo Ronald K.Siegel, un farmacologo che ha studiato gli effetti
dell’ebbrezza sugli animali, è frequente che essi sperimentino con
cautela le tossine vegetali; quando trovano una pianta tossica, vi
tornano più volte, talvolta con esiti disastrosi. Il bestiame può
sviluppare una predilezione per l’astragalo che in certi casi risulta
fatale; le pecore delle Montagne Rocciose si spezzano i denti per
grattare via un lichene allucinogeno dalle rocce sporgenti. Siegel

suggerisce che alcuni di questi animali temerari abbiano rivestito per
noi il ruolo di Virgilio nel giardino delle piante psicoattive. 


Le capre, che assaggiano un po’ di tutto, hanno forse il merito di avere
scoperto il caffè: i pastori abissini, nel x secolo, osservarono
infatti che i loro animali diventavano particolarmente vivaci dopo
aver mangiucchiato le lucenti bacche rosse di un cespuglio. I
piccioni, storditi dai semi di cannabis (uno dei cibi preferiti di
molti uccelli), potettero avere suggerito agli antichi cinesi (o agli
ariani, o agli sciti) le speciali proprietà di questa pianta. Secondo
una leggenda peruviana, sarebbe stato il puma a scoprire il chinino:
le popolazioni indigene osservarono che spesso i felini malati
guarivano dopo avere mangiato la corteccia dell’albero della china.


Gli indios tukano dell’Amazzonia notarono invece che i giaguari, di
norma carnivori, mangiavano la corteccia dello yaje e avevano
allucinazioni; coloro che ne seguirono l’esempio dicono che la pianta
di yaje dà loro gli “occhi del giaguaro”...


Michael Pollan

(Tratto da: La Botanica del Desiderio)



Lo sapevate che... "Così parlò Zarathustra"..?



Tre metamorfosi io vi nomino dello spirito: come lo spirito diventa
cammello, e il cammello leone, e infine il leone fanciullo.
Molte cose pesanti vi sono per lo spirito, lo spirito forte e paziente
nel quale abita la venerazione: la sua forza anela verso le cose
pesanti, più difficili a portare.


Che cosa è gravoso? domanda lo spirito paziente e piega le ginocchia,
come il cammello, e vuol essere ben caricato.


Qual è la cosa piú gravosa da portare, eroi? così chiede lo spirito
paziente, affinché io la prenda su di me e possa rallegrarmi della mia
robustezza.


Non è forse questo: umiliarsi per far male alla propria alterigia? Far
rilucere la propria follia per deridere la propria saggezza?


Oppure è: separarsi dalla propria causa quando essa celebra la sua
vittoria? Salire sulle cime dei monti per tentare il tentatore?
Oppure è: nutrirsi delle ghiande e dell’erba della conoscenza e a
causa della verità soffrire la fame dell’anima?
Oppure è: essere ammalato e mandare a casa coloro che vogliono
consolarti, e invece fare amicizia coi sordi, che mai odono ciò che tu
vuoi?


Oppure è: scendere nell’acqua sporca, purché sia l’acqua della verità,
senza respingere rane fredde o caldi rospi?


Oppure è: amare quelli che ci disprezzano e porgere la mano allo
spettro quando ci vuol fare paura?


Tutte queste cose, le più gravose da portare, lo spirito paziente
prende su di sé: come il cammello che corre in fretta nel deserto
sotto il suo carico, così corre anche lui nel suo deserto.


Ma là dove il deserto è piú solitario avviene la seconda metamorfosi:
qui lo spirito diventa leone, egli vuol come preda la sua libertà ed
essere signore nel proprio deserto.


Qui cerca il suo ultimo signore: il nemico di lui e del suo ultimo dio
vuol egli diventare, con il grande drago vuol egli combattere per la
vittoria.


Chi è il grande drago, che lo spirito non vuol piú chiamare signore e
dio? “Tu devi” si chiama il grande drago. Ma lo spirito del leone dice
“io voglio”.


“Tu devi” gli sbarra il cammino, un rettile dalle squame scintillanti
come l’oro, e su ogni squama splende a lettere d’oro “tu devi!”.
Valori millenari rilucono su queste squame e cosí parla il piú
possente dei draghi: “tutti i valori delle cose – risplendono su di
me”.


“Tutti i valori sono già stati creati, e io sono – ogni valore creato.
In verità non ha da essere piú alcun “io voglio!””. Cosí parla il
drago.


Fratelli, perché il leone è necessario allo spirito? Perché non basta
la bestia da soma, che a tutto rinuncia ed è piena di venerazione?
Creare valori nuovi – di ciò il leone non è ancora capace: ma crearsi
la libertà per una nuova creazione – di questo è capace la potenza del
leone.


Crearsi la libertà e un no sacro anche verso il dovere: per questo,
fratelli, è necessario il leone.


Prendersi il diritto per valori nuovi – questo è il più terribile atto
di prendere, per uno spirito paziente e venerante. In verità è un
depredare per lui e il compito di una bestia da preda.


Un tempo egli amava come la cosa più sacra il “tu devi”: ora è
costretto a trovare illusione e arbitrio anche nelle cose più sacre,
per predar via libertà dal suo amore: per questa rapina occorre il
leone.


Ma ditemi, fratelli, che cosa sa fare il fanciullo, che neppure il
leone era in grado di fare? Perché il leone rapace deve anche
diventare un fanciullo?


Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una
ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sí.
Sí, per il giuoco della creazione, fratelli, occorre un sacro dire di
sí: ora lo spirito vuole la sua volontà, il perduto per il mondo
conquista per sé il suo mondo.


Tre metamorfosi vi ho nominato dello spirito: come lo spirito divenne
cammello, leone il cammello, e infine il leone fanciullo. –


Cosí parlò Zarathustra. Allora egli soggiornava nella città che è
chiamata: “Vacca pezzata”.

F. Nietzsche


Orologio biologico: "E' tempo di cambiamento..."



C’è in noi un orologio biologico,  che  corrisponde alla memoria delle esperienze spazio-temporali vissute,  che potremmo definire la parte pragmatica dell’inconscio individuale e collettivo. Questo significa che il nostro organismo spontaneamente si predispone (con pulsioni innate) ad affrontare e rispondere adeguatamene alle condizioni che si manifestano nell’ambiente. Questo continuo aggiustamento interno-esterno avviene giorno per giorno, mese per mese, seguendo i ritmi lunari e stagionali. Infatti le variazioni energetiche (e climatiche) che si appalesano all’esterno, corrispondono all’interno con  le predisposizioni connaturate del nostro orologio biologico.   

Ora sappiamo che  il repentino cambio climatico, dovuto all’effetto serra ed all'inquinamento atmosferico, potrebbe rendere confusa la risposta (accumulata nell’inconscio) del nostro apparato psicofisico, che segue  a fatica le accelerazioni del mutamento. Teniamo conto di ciò nell’affrontare questo momento drammatico per l’umanità, in cui siamo chiamati ad un salto evolutivo “fuori del comune”, per raggranellare il massimo del coraggio e della pazienza necessari alla nuova trasformazione…



Trasforma l’aggressività

dell’io affermativo

in coraggio stabile

nel vivere le contingenze.

 

Trasforma l’ottenebramento

che porta all’oblio di sé

in distaccata percezione

dei fenomeni.

 

Trasforma la distinzione

fra alto e basso

in quel punto senza centro

né circonferenza.

 

Trasforma la relazione

di soggetto ed oggetto

in miracolosa proiezione

della mente.




Paolo D’Arpini