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...."cristiani"? Mi sia consentito un dubbio!



Se mi posso permettere.... uno studio che sto facendo da tempo ed è una ipotesi su cui sto cercando fonti e che orientativamente ha origine nel 64 (Incendio di Roma) che poi viene addossato ai cristiani (quali?) in cui sembra essere perito anche Pietro!!! (scelta sbagliata  da parte di Gesù!! e come mai fu crocifisso sottosopra (leggenda vuole per umiltà) ma vedi caso la croce sotto sopra è il simbolo dell'anticristo.... ma non voglio entrare in questo argomento troppo complottista  anche per me ma certo da farci qualche riflessione!!!

Sono altresì convinto che il problema non comincia con il il concilio Vaticano secondo ma molto molto tempo prima!!!

Io sono convinto che nei primi 100 anni (ma anche meno... circa 70) si gioca il "vero cristianesimo".. primitivo.......

Una nota a margine mentre  la chiesa (istituzione) è una organizzazione che ha tutto l'interesse ad autodeterminarsi e a consolidare una certa verità...... (quindi concorde per forza) fa specie che molti autori (che non si conoscono tra loro) distanti chilometri in epoche diverse studiando  quel periodo arrivino tutti a trovare quanto meno delle incongruenze.... Saranno pure "ignoranti" di religione, ma certamente non hanno gli occhi foderati di prosciutto.. (Luigi Cascioli, Emilio Bossi, Emilio Salsi, David Donnini, ecc).

CI sarebbero molte considerazioni da fare  da Teodosio e Ipazia ma tra le tante domande che non trovano una loro ragionevole riposta che non ricorra a dogmi o a posizioni fideiste  c'è ne una che ultimamente mi macina....

Ma facciamo un passo indietro.... un parallelo azzardato ma logico.

Gli ebrei hanno sempre istituzionalizzato le loro posizioni al fine poi di imporsi con la legge su tutti glia altri, arrivano ai politici e si fanno approvare le leggi che vogliono... e oggi lo vediamo con la olocusto-religio......

Con tutte le eccezioni e contestualizzazioni del caso....... trovo  nella statalizzazione del cristianesimo lo stesso atteggiamento.....

Ricordiamoci  che gli ebrei per eliminare Gesù andarono presso il potere costituito  (come fanno sempre) corrompono e manipolano chi ha il potere in quel momento!!! 

Sempre da un punto di vista logico l'impero romano fa strage dei pacifici cristiani per poi farla diventare religione di stato!!!
(la domanda è quali cristiani venivano perseguitati e perché?  perché predicavano l'amore?)

Dove non si può arrivare con la forza della verità (altre correnti rimaste fino ad oggi)  si arriva con la forza..ad imporre un verbo che dovrebbe avere la sua forza da sola..... C'è una storia.. che per quanto si possa ridimensionare (oltre al fatto che per molti anni la cultura e la storia è passato solo ed esclusivamente attraverso gli amanuensi benedettini e poi per gli imprimatur della chiesa)  presenta violenze inaudite  .... per una istituzione che doveva rappresentare l'amore di Cristo.

Se è vero che anche la verità segue la legge della minor resistenza (la via logica più semplice) allora tale atteggiamento della presunzione ebraica (fratelli maggiori, nome amato da Bergoglio) si è trasferito (Paolo) anche al cristianesimo che a quel punto, dopo essersi istituzionalizzato  (Costantino - Teodosio) (ricordiamo che Gesù più di una volta separò nettamente, il  "potere mondano dalle cose di Dio") diventò intollerante con tutti gli altri cristianesimi!!!   

C'è poi la questione mitraismo e le varie scissioni (da subito) che a mio modesto avviso contrastano con la presunzione di universalità! e la forza dello spirito (sposata con l'istituzione).

Anche le false (false?) lettere tra Lucio Anneo Seneca e Paolo

L'incerta data di nascita, l'incerta data di morte, l'incerta collocazione di Nazaret,   i primi trenta anni (sconosciuti)....
La forza del messaggio, intendiamoci permane ed ha una potenza indiscussa, ma il  personaggio storico esportato da quella chiesa non coincide con la sua dottrina se non a forza di dogmi, Figura  troppo ricalcata in figure già presenti in religioni pre-esistenti 

L'atteggiamento di vedere dietro uno gnostico  (tra l'altro gnosticismo pre-cristiano) un eretico e in ogni eretico uno gnostico  (oggi si potrebbe dire anche ateo)  è cosa di cui si  trova la radice in Ireneo!!  (ma all'epoca era giustificabili, oggi non più)  (gli stessi studiosi   cristiani sanno che non si può etichettare tutto in questa maniera  semplificando e liquidando la questione altrimenti  anche il vangelo di Giovanni e qualche lettera Paolina sarebbe gnostica)

Poi c'è la questione dei testi di Qumarm...... 

Giuseppe Turrisi

I “cristiani” non furono mai perseguitati da Roma...

Sul tema della “persecuzione” dei primi cristiani da parte delle autorità romane mi ero già espresso in altri articoli. Ma una premessa prima di sottoporvi il testo che segue mi sembra necessaria. I primi cosiddetti cristiani non erano altri che appartenenti ad una setta ebraica che rifiutava il potere romano, anzi lo considerava “nemico”, anche in seguito alla distruzione di Gerusalemme completata da Vespasiano e Tito ed alla conseguente “diaspora”. In verità la “diaspora” era un fatto iniziato in tempi molto anteriori alla distruzione di Gerusalemme. Ebrei di varie sette già da secoli popolavano diversi paesi del mondo antico. La persecuzione dei romani contro alcuni membri di queste sette furono semplicemente una risposta alla mancanza di riconoscimento dell’autorità imperiale da parte dei suoi appartenenti. Presso i romani non esisteva alcuna persecuzione religiosa nei confronti di alcun credo. Infatti i romani furono maestri di sincretismo, ogni popolo aveva il diritto di conservare i propri dei ed usanze, purché riconoscesse l’autorità politica rappresentata dall’Impero.
E qui sta il nodo. Gli appartenenti ad alcune specifiche sette ebraiche, che poi si definirono cristiane, non riconoscevano l’autorità imperiale e quindi erano condannati come “sovversivi” politici e non come ” praticanti d una religione”.
Le cose cambiarono allorché queste sette ebraiche, che inizialmente, mantenevano la tradizione di appartenenza etnica alle “tribù d’Israele” e quindi a tutti gli effetti facevano parte dei giudei circoncisi, decisero di “convertire” anche i Gentili al loro credo e quindi accettarono nelle loro file anche i non giudei. Ovviamente questo segnò una linea di demarcazione fra i “giudei puri” (discendenti da madri ebree) e quelli “spuri” che si mescolavano ed accettavano i Gentili come correligionari. Ad un certo punto la frattura diventò insanabile ed i cristiani, pur avendo accettato in toto l’antica tradizione biblica, per la loro promiscuità genetica si distinsero dai giudei e pian piano conquistarono terreno nelle classi povere e derelitte dell’impero fino a diventare una maggioranza numerica.
A quel punto le cose avevano assunto una forma completamente diversa e gli ultimi imperatori romani trovarono più conveniente usare il “cristianesimo” come legante per l’Impero. Ovviamente i capi cristiani stessi facilitarono questo gioco, interrompendo qualsiasi antagonismo con il potere politico, anzi pian piano con la decadenza si sostituirono ad esso. Infatti i papi di Roma erano in un certo senso considerati gli eredi degli imperatori.
Ma tornando al discorso iniziale delle cosiddette persecuzioni contro i “cristiani” mi permetto di riprendere l'analisi storica del prof. David Donnini.....  (Paolo D'Arpini)

IL MARTIRIO ZELOTICO E QUELLO CRISTIANO
Nel capitolo “Premesse per l’analisi storica del racconto evangelico”
abbiamo parlato delle persecuzioni e abbiamo affermato che il modo in
cui esse vengono comunemente rappresentate è scorretto. Le
persecuzioni anticristiane, specialmente le più antiche, erano intese
dai romani come una misura preventiva o repressiva nei confronti, non
di una nuova religiosità, ma dell’ostilità antiromana tipica dei
messianisti ebrei, ovverosia dell’ideologia di riscatto etnico e
religioso che voleva restaurare la dinastia davidica sul trono di
Israele e liberare la nazione dal dominio romano. È la forma assunta
nel primo secolo d.C. dal fondamentalismo religioso di stampo Maccabeo
che, duecento anni prima, aveva funestato la Palestina con sanguinose
ribellioni contro il dominio seleucida.
È qualcosa che i romani consideravano estremamente pericoloso;
innanzitutto perché i messianisti ebrei erano caparbi e tenaci; in
secondo luogo perché un eventuale significativo successo
dell’opposizione ebraica all’autorità imperiale avrebbe costituito un
pericoloso esempio da imitare per gli altri popoli sottomessi al
potere romano.
Ora, se osserviamo quanto avveniva allorché i cristiani erano
arrestati nel corso di una azione repressiva da parte delle forze
imperiali romane, dobbiamo constatare che essi non venivano condannati
e giustiziati in quanto tali, o perché seguaci di una fede monoteista
e di una teologia della resurrezione, ecc… La condanna e l’esecuzione
non procedevano prima che fosse stata verificata ufficialmente la loro
disponibilità a riconoscere l’autorità imperiale, ovverosia a
dichiarare pubblicamente che l’imperatore era il loro sovrano e
padrone. In termini esatti l’accusato doveva pronunciare questa frase:
Kaisar Despotes (=Cesare è il mio padrone).
Attraverso questa impostazione inquisitoria era realizzata una precisa
distinzione fra le convinzioni puramente spirituali della persona
sottoposta a indagine e le sue convinzioni nei confronti dell’autorità
imperiale; ovverosia veniva scorporato dal suo atteggiamento religioso
quella che era la componente politica.
La logica romana era questa: “tu credi a tutti gli dei che vuoi, a
tutti i miracoli, le resurrezioni e i prodigi che ti pare… se ammetti
la sovranità dell’imperatore e ti assoggetti all’autorità romana sei
libero… se ti opponi sei un ribelle e, come tale, sarai condannato e
giustiziato”. Ed è logico che fosse così altrimenti, se i romani
fossero stati ostili alle convinzioni spirituali diverse dalla loro,
non avrebbero mai potuto regnare su un impero che comprendeva numerosi
popoli diversi o avrebbero dovuto giustiziare tutti quei sudditi che
non avessero rinnegato la loro religione per seguire quella di Roma.
Altre volte, nella storia di Roma, sono stati presi di mira i fedeli
di altre confessioni. Per esempio, verso il 186 a.C., il senato decise
l’eliminazione dei culti dionisiaci e a Roma morirono i martiri di
Dioniso; verso il 139 a.C. ci fu una espulsione degli astrologi dalla
città; nel 58 a.C. venne effettuato l’abbattimento dei templi di
Iside, a causa delle attività politiche dei fedeli; fu anche messo al
bando il culto gallico dei Druidi. In tutti questi casi l’elemento
scatenante non è stato il fatto che i perseguitati avessero una loro
propria religione diversa da quella romana, bensì che si stimasse
l’esistenza di un elemento turbativo per l’ordine pubblico o per
l’autorità politica.
Ora, se i cristiani, fin dal primo istante, fossero stati coerenti con
l’immagine trasmessa dal Nuovo Testamento, ovverosia pacifici, dediti
alla solidarietà e all’amore per il prossimo, favorevoli a rendere il
tributo a Cesare, disinteressati alla politica e alle ricchezze
materiali, per quale motivo i romani avrebbero dovuto: prima catturare
il loro leader con un agguato teso da una intera coorte (600 soldati);
poi giustiziarlo come un ribelle; poi dare una caccia spietata ai
seguaci; infine bandire questa religione dallo stato e sterminarne i
fedeli? Perché gli scrittori romani avrebbero definito questi presunti
pacifisti come propagatori di una ideologia “funesta”, “malefica”, di
un “male”, persino di “atrocità”, e avrebbero detto che essi “odiavano
il mondo intero”?
La risposta è semplice: perché i romani, specialmente prima e subito
dopo la grande guerra giudaica degli anni 66-70, non conoscevano il
neo-cristianesimo extragiudaico sviluppatosi in ambiente gentile come
reazione agli ideali messianici tradizionali. Invece i romani
conoscevano bene il messianismo ebraico e il suo incrollabile impegno
militante contro l’autorità imperiale, mosso da un fanatismo religioso
che può essere paragonato, oggi, a quello degli esaltati guerriglieri
dell’islam nei confronti di Israele o degli Stati Uniti.
È per questo che, nel 49, l’imperatore Claudio “… cacciò da Roma gli
ebrei che fomentavano disordini su istigazione di Cristo” (Svetonio,
Claudius XXV, 4). È per questo che, nel 64, i cristiani, già
riconosciuti responsabili di azioni sovversive contro l’autorità
imperiale, furono accusati come autori del terribile incendio che
devastò Roma. Ed è improbabile che sia stato Nerone a nascondere la
sua colpa (all’epoca Nerone si trovava ad Anzio) ritorcendola sui
cristiani, ma è forse vero il contrario, ovverosia che in seguito
siano stati i cristiani a ritorcere la colpa su Nerone e a trasmettere
i fatti storici in una forma volutamente falsa.
Naturalmente non voglio affermare che la responsabilità dell’incendio
fosse sicuramente dei cristiani, poiché è anche molto verosimile che
l’incendio sia partito da un fatto semplicemente accidentale, in una
città fatta di innumerevoli baracche di legno e di stracci, piena di
sudiciume e di materiale infiammabile, dove la gente accendeva fuochi
in condizioni tutt’altro che sicure. Ma trovo molto poco verosimile
l’accusa rivolta all’imperatore mentre, al contrario, assai
comprensibile che i messianisti ebrei e i loro amici si siano trovati
al centro di una accusa, seppur sbagliata. Ora, Nerone non ha
perseguitato i cristiani a causa delle loro convinzioni spirituali, e
le motivazioni di carattere religioso non ebbero alcun peso durante la
celebrazione del processo.
Purtroppo, nel corso di tre secoli, si sono verificati svariati
episodi di condanne eseguite nei confronti dei cristiani e in essi si
è evidenziata una situazione straordinaria quanto tragica: pur di non
riconoscere la sovranità di Cesare e di non dichiarare pubblicamente
la sottomissione all’autorità imperiale, molti inquisiti hanno
sopportato la morte ed anche le più orribili torture. Si sono
verificati casi di donne, ed anche di adolescenti, che hanno
affrontato il martirio senza cedere nella loro risoluta posizione. Ma
questo, se vogliamo essere storicamente onesti, non è affatto un
eroismo di invenzione cristiana, bensì l’atteggiamento fondamentalista
degli ebrei esseno-zeloti, più volte testimoniato in letteratura, che
andavano incontro alla morte pur di non accettare l’imperatore come
loro sovrano. Lo abbiamo visto durante la sconfitta di Gamala, quella
di Masada, e in tanti altri episodi.
Anche se in termini quantitativi il fenomeno delle persecuzioni contro
i cristiani è assai meno rilevante di quanto non appaia nella
consuetudine che ce lo rappresenta; la quale vorrebbe farlo sembrare
una specie di olocausto che avrebbe tormentato il mondo cristiano nei
tre secoli che precedono la riforma costantiniana, costringendo i
cristiani a vivere come cospiratori di un complotto segreto. Non è
stato affatto così, gli episodi persecutori significativi sono stati
isolati e di rilevanza numerica tale da non poter scomodare il
concetto di sterminio.
Si osservi a questo proposito cosa scrisse l’imperatore Adriano, in
risposta al governatore d’Asia Minicio Fundano: “Esigo che degli
innocenti non siano incolpati, e bisogna impedire che i calunniatori
possano esercitare impunemente la loro odiosa azione brigantesca. Se i
sudditi della provincia vogliono accusare del tutto apertamente i
cristiani di una qualche azione criminosa davanti ad un tribunale
ordinario, io non voglio impedir loro di farlo; ma non posso ammettere
in nessun caso che vengano presentate petizioni e vengano organizzate
sollevazioni rumorose. Corrisponde piuttosto al diritto che colui che
avanza un’accusa, indichi esattamente le incolpazioni. Se si dimostra
che l’accusato ha agito contro la legge, dev’essere punito in
proporzione alla gravità della colpa…” (da Giustino Martire, Apol. 1,
6.
Da ciò possiamo dedurre che l’eventuale motivo giuridico per la messa
sotto accusa del cristiano non poteva essere il fatto stesso che
costui fosse considerato tale, ma il fatto che avesse commesso dei
precisi reati contro la legge romana.
La realtà è che le molte e diverse chiese neocristiane (cioè quelle
che avevano preso chiare distanze dal messianismo tradizionale e dallo
stesso ebraismo) hanno potuto espandersi nel bacino mediterraneo, con
comunità di fedeli, diaconi, presbiteri, episcopi; mentre uomini come
Ireneo, Clemente, Tertulliano, Eusebio, scrivevano i loro trattati di
teologia e di storia cristiana. Assai più simile ad un genocidio fu,
nei secoli successivi, la caccia alle eresie e alle streghe, nonché la
persecuzione antisemita effettuata nell’Europa cristiana; persecuzioni
le cui vittime si contano in decine di milioni. Ma questo non è
l’argomento del presente articolo.
In conclusione, soprattutto se facciamo riferimento alle azioni
persecutorie anticristiane avvenute nel primo secolo, dobbiamo
convenire che i romani non erano capaci di distinguere fra il
cristianesimo come religione extragiudaica e il messianismo ebraico,
perché il cristianesimo non aveva ancora maturato una sua identità
teologica indipendente dall’ebraismo. Questa sarà, successivamente, il
risultato conseguente alle gravi sconfitte dell’ideologia messianica,
ovverosia agli esiti disastrosi della prima guerra giudaica nel 70 e
della seconda rivolta nel 135. Allora, e solo allora, il cristianesimo
maturò la sua identità teologica come religione indipendente, a
partire dalle idee antimessianiste che furono propagate da Paolo di
Tarso verso la metà del primo secolo. In pratica le azioni
persecutorie di Claudio, nel 49, di Nerone, nel 64, e poi di Domiziano
(81-96) e di Traiano (98-117), erano ben lungi dall’essere azioni
dirette contro la fede cristiana, nel senso inteso comunemente oggi.
Ne abbiamo una prova evidente da questo scritto di Eusebio:
“… Della famiglia del Signore [Gesù Cristo] rimanevano ancora i nipoti
di Giuda, detto fratello suo secondo la carne, i quali furono
denunciati come appartenenti alla stirpe di Davide. L’evocatus li
condusse davanti a Domiziano Cesare, poiché anch’egli, come Erode,
temeva la venuta del messia…” (Eusebio di Cesarea, Hist. Eccl. III,
20).
Qui è fin troppo evidente che questi presunti discendenti di Cristo
erano stati perseguitati in relazione ad una ambizione messianica
finalizzata a restaurare la dinastia davidica sul trono di Israele,
ovverosia ad un possibile atteggiamento sovversivo nei confronti
dell’autorità imperiale. A Domiziano delle resurrezioni, delle nascite
verginali, dei riti battesimali e di quelli eucaristici non glie ne
poteva interessare di meno.
Adesso noi vogliamo mettere in evidenza l’affinità che lega il
martirio cristiano con quello messianico, rivelando così una stretta
parentela ideologica.
Se attingiamo alle fonti storiche sugli esseni e sugli zeloti troviamo
brani come questo, di Giuseppe Flavio, in cui si parla degli esseni:
“…furono sottoposti a ogni genere di prove dalla guerra contro i
romani, nella quale furono stirati e contorti, bruciati e fratturati,
fatti passare sotto ogni strumento di tortura, affinché bestemmiassero
il legislatore oppure mangiassero alcunché d’illecito, ma rifiutarono
ambedue le cose: neppure adularono mai i loro tormentatori né mai
piansero. Sorridendo, anzi, tra gli spasimi e trattando ironicamente
coloro che eseguivano le torture, rendevano serenamente lo spirito
come persone che stiano per riceverlo nuovamente. Infatti è ben salda
fra loro l’opinione che i corpi sono corruttibili e instabile la loro
materia, mentre le anime permangono per sempre…” (G. Flavio, Guerra
Giudaica II, 152,155)
I tratti di somiglianza col martirio cristiano sono due: uno è
relativo alla determinazione eroica con cui viene affrontata la morte
piuttosto che sottoporsi all’autorità romana, e l’altro è la
motivazione teologica da cui scaturisce tale fermezza, ovverosia la
fede nella distinzione fra anima eterna e incorruttibile e corpo
temporaneo e deperibile.
Per quanto riguarda gli zeloti noi possiamo ricordare due clamorosi
episodi che rivelano un atteggiamento ideologico e comportamentale
della stessa natura. Uno riguarda il sacrificio degli assediati di
Gamala, e l’altro degli assediati di Masada.
Il primo caso, di cui abbiamo già parlato nell’articolo “Il problema
del titolo Nazareno” si riferisce alla fine tragica della città
Golanita, che dette i natali al famoso Giuda, detto il galileo. Nel 67
d.C. la città era stata assediata da Vespasiano, nel corso delle
operazioni della grande guerra fra ebrei e romani. Quando i legionari
riuscirono, dopo lunghi mesi, ad aprire una breccia e a penetrare
attraverso le mura della città, gli zeloti che la difendevano si
videro perduti e presero una risoluzione in piena corrispondenza con
la natura ideologica della loro fede: affrontare un sacrificio
volontario piuttosto che darsi, vinti, al nemico: “…Allora i più dei
giudei, stretti da ogni parte e disperando di salvarsi, si gettarono
con le mogli e i figli nel precipizio che era stato scavato fino a
grandissima profondità sotto la rocca. Accadde così che la furia dei
romani apparve più blanda della ferocia che i vinti usarono verso sé
stessi; quelli infatti ne uccisero quattromila, mentre più di
cinquemila furono coloro che si precipitarono dall’alto…” (G. Flavio,
Guerra Giudaica IV, 79-80)
Anche qui il tratto fondamentale e caratteristico è l’ideologia
messianica, originatasi dalla convinzione che l’unico sovrano
legittimo di Israele sia il suo stesso Dio: Yahweh. L’ebreo non può
pertanto sottoporsi ad altra autorità, senza con questo commettere un
atto sacrilego che concede ad uno straniero infedele una dignità che
spetta solo a Dio. È la stessa motivazione che, in altri momenti, ha
spinto i seguaci della setta di Giuda a rifiutare il pagamento del
tributo a Cesare e a considerare infedeli tutti gli ebrei che non
erano disposti a ribellarsi contro questa imposizione. Fu con questa
causa che ebbe inizio la celebre rivolta del censimento del 7 d.C., in
cui perse la vita lo stesso Giuda, e durante la quale l’evangelista
Luca pone la nascita di Gesù.
Il secondo caso si riferisce alla caduta della fortezza di Masada, nei
pressi della riva occidentale del Mar Morto, una cinquantina di km a
sud di Qumran, in cui gli esseno-zeloti si erano asserragliati dopo la
fine della guerra (70 d.C.), nel tentativo di continuare una
resistenza a oltranza. Qui essi furono comandati da un certo Lazzaro,
figlio di Giairo, legato alla famiglia di Giuda da vincoli di
parentela. I romani dovettero affrontare un assedio lunghissimo, in un
ambiente molto più inospitale di quello golanita. Dopo ben tre anni di
assedio, superando i 50 gradi di temperatura delle giornate estive in
questo torrido deserto, i romani edificarono un colossale terrapieno
che consentì loro di arrampicarsi fino alla sommità del monte e di
raggiungere la fortezza. Consapevoli dell’imminente inevitabile
sconfitta gli assediati furono presi dallo sgomento.
Allora fu proprio Lazzaro che riuscì a ricompattare lo spirito dei
suoi uomini, pronunciando un discorso che sembra un trattato di
teologia esoterica orientale sull’anima e sul suo stato di prigionia
nei vincoli della carne, nonché sulla liberazione che consegue alla
morte. In pratica, ancora una volta gli esseno-zeloti presero la
risoluzione di non concedersi al nemico e di non subordinarsi alla sua
autorità. In un certo qual modo essi hanno conseguito la loro
vittoria, rimanendo indomiti nella sudditanza all’unico vero sovrano
che essi erano disposti ad accettare. Furono circa novecentosessanta
che si dettero reciprocamente la morte, col filo della spada, e quando
finalmente i romani varcarono il ciglio ed entrarono nella fortezza,
non vi trovarono che una distesa di cadaveri. Tutte le vettovaglie e
tutto il resto era stato lasciato intonso, affinché i romani sapessero
che gli ebrei non erano morti per l’esaurimento delle loro scorte, ma
solo per una lucida decisione. Quella di non essere sconfitti e di
avere avuto un solo padrone per tutta la vita: Yahweh. Cesare non
sarebbe mai stato il loro signore.
Fu l’eco di questa irremovibilità zelotica che spinse i romani, nei
decenni successivi, ad adottare il test di subordinazione
all’imperatore: costringere l’inquisito a rilasciare la dichiarazione
pubblica “Cesare è il mio sovrano”, da cui sarebbe derivata, poi,
l’assoluzione o la condanna.
E se noi oggi vogliamo continuare a credere che i cristiani siano stati perseguitati, nonostante la presunta totale apoliticità di loro stessi e del loro leader, semplicemente perché amavano nascondersi nelle catacombe a pregare e a celebrare il rito eucaristico, in quanto questo avrebbe dato un enorme fastidio alla civiltà di Roma, possiamo farlo ma il nostro senso storico sarà simile a quello di chi vede nelle piramidi egiziane gli hangar degli extraterrestri.

La verità sulle persecuzioni dei cristiani viene a galla dopo 2000 anni…



La verità sulle persecuzioni dei cristiani viene a galla dopo 2000 anni…

..... è GRAVISSIMO che ancora dopo 2000 anni vengano raccontate
favole sulle persecuzioni dei cristiani “povere vittime” dalla
propaganda galilea moderna, la verità – che si può sapere solo
studiando o informandosi leggendo fonti che non siano della propaganda
galilea antica o moderna – è che in realtà le fantomatiche
persecuzioni contro i cristiani ebbero luogo in un’epoca tarda
soprattutto sotto gli Imperatori Decio, Valeriano e sotto la Grande
Persecuzione di Diocleziano. Ma perché lo Stato Romano così tollerante
e conciliante in maniera religiosa perseguitò i cristiani? Perché la
Chiesa era una organizzazione sovversiva che stava prendendo piede e i
cui teologi e i cui fedeli attaccavano il paganesimo e non obbedivano
a delle leggi dello stato, distruggevano statue, insultavano i
cittadini pagani e assaltavano e bruciavano templi, era una chiesa
intollerante e all’attacco quella che venne perseguitata, non erano
dei miti agnelli, prima dell’epoca tardo antica nessun cristiano venne
condannato come tale, ma per trasgressioni delle leggi dello stato e
per gli attacchi all’ordine pubblico.

La favola di Nerone, il “cattivo” che brucia Roma e da la colpa ai
Cristiani, è stata propagata ancora nel XX secolo da film della
propaganda cristiana tipo “Quo Vadis?” non ci crederete? non lo dico
io lo dicono gli storici moderni. Tra l’altro i tumulti del 64 o 67
d.C. in cui secondo la tradizione persero la vita Paolo di Tarso e
Pietro lo Zelota, furono probabilmente provocati da zeloti giudei o
proto-cristiani, la repressione non fu una repressione religiosa
anti-cristiana, ma probabilmente fu dovuta all’ostilità degli ebrei e
dei proto-cristiani verso lo stato romano, ostilità che spesso
sfociava in rivolte e tumulti.

Nella Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea si elencano le dieci
principali persecuzioni contro i cristiani (dieci come le bibliche
piaghe egiziane…), avvenute sotto i seguenti imperatori:
1. Nerone (nel 64 o nel 67 d.C.)
2. Domiziano (nel 95 d.C.)
3. Traiano (tra il 108 e il 112 d.C.)
4. Marco Aurelio (nel 177 d.C.)
5. Settimio Severo (nel 202 d.C.)
6. Massimino il Trace (nel 236 d.C.)
7. Decio (tra il 249 e il 251 d.C.)
8. Valeriano (tra il 257 e il 258 d.C.)
9. Aureliano (tra il 270 e il 275 d.C.)
10. Diocleziano (tra il 303 e il 304 d.C. (”Grande Persecuzione”)

Le fonti cristiane sono tuttavia imprecise, avendo come scopo non di
raccontare una verità storica, ma di esaltare e mettere in luce la
grandezza della propria fede, e vengono spesso contraddette da altre
fonti non cristiane. Gli agiografi antichi, medioevali e degli inizi
dell’era moderna, erano inclini ad esagerare il numero di martiri.
Poiché il titolo di martire è il più alto a cui un cristiano può
aspirare, questa tendenza è naturale. Le stime del numero di cristiani
uccisi per motivi religiosi prima dell’anno 313 (data dell’editto di
Milano che liberalizzava il culto cristiano, sotto l’imperatore
Costantino I) variano molto, a seconda degli studiosi, da un massimo
di quasi 3000 ad un minimo di poche centinaia.

(la inesistente) Persecuzione di Nerone

La “prima persecuzione” sotto Nerone nel 64 o 67 d.C., fu dovuta alla
ricerca di un capro espiatorio per il grande incendio di Roma, come
viene raccontato dallo storico latino Tacito, che notoriamente è uno
storico di parte senatoria, che come tutti gli storici della classe
senatoria del periodo tende a demonizzare e a screditare gli
imperatori Giulio-Claudi, in quel periodo il Senato non si era ancora
rassegnato alla perdita del potere e calunniò sistematicamente gli
imperatori, Nerone e Caligola erano dei pazzi, Tiberio un paranoico e
Claudio un idiota … , la realtà è un’altra… Nerone era un “Populares”,
amico della plebe e degli Equites, riequilibrò il rapporto tra
l’Aureus ed il Denarius a favore di quest’ultimo favorendo la nascità
di una classe media nell’Impero Romano e favorendo la plebe, la
riforma monetaria di Nerone fu importantissima per l’impero.
Gli agiografi cristiani posteriori mutuarono la visione negativa di
Nerone fatta dalla classe senatoria.

(la inesistente) Persecuzione di Domiziano

Sotto la dinastia flavia ebbero forse simpatie cristiane persino
personaggi della corte imperiale, come Berenice, principessa ebrea
figlia del re Erode Agrippa I , amante delll’imperatore Tito (79-81) e
il console Flavio Clemente con la moglie Flavia Domitilla, al seguito
di Domiziano (81-96): nel 95 la “seconda persecuzione” consistette
nella messa a morte di Flavio Clemente insieme ad Acilio Gabrione, e
nell’esilio per Flavia Domitilla, probabilmente non a causa della loro
fede cristiana, ma in quanto sospettati di aver ordito una congiura.

(la inesistente) Persecuzione di Traiano

La “terza persecuzione” sotto Traiano non ebbe probabilmente mai
luogo. In una lettera inviata a Plinio il Giovane quando questi era
legato nella provincia di Bitinia, l’imperatore dettava le modalità
con cui si doveva trattare la “questione cristiana”: nessuna ricerca
attiva dei cristiani e in caso di denuncia, la loro condanna doveva
avvenire solo in seguito al rifiuto di sacrificare agli Dei. Un’altra
lettera inviata da Adriano al proconsole della provincia d’Asia,
stabilisce regole ancora più restrittive, allo scopo di controllare le
delazioni contro i cristiani.

Un giudizio negativo contro la religione cristiana era tuttavia
largamente diffuso: Plinio il giovane la considera “nihil aliud quam
superstitionem” (”null’altro che superstizione”).

(la inesistente) Persecuzione di Marco Aurelio

A sua volta la “quarta persecuzione” sotto Marco Aurelio si limitò
probabilmente ad alcuni eposidi ad opera di autorità locali, mentre
Marcia, liberta imperiale e amante dell’imperatore Commodo fu forse
anch’essa di simpatie cristiane, viene citata in merito alla
liberazione di papa Callisto I dalla condanna alle miniere (ad
metalla) in Sardegna.

Intorno al 178-180 il filosofo platonico Celso scrisse contro la
religione cristiana e in difesa di quella tradizionale il Logos
Arethes (”Discorso sulla Verità”), che conosciamo solo dalla
confutazione apologetica polemica che ne fece il teologo cristiano
Origene…, con la sua opera del 248 d.C., intitolata, appunto,Contra
Celsum (”Contro Celso”).

(la cosiddetta) Persecuzione di Settimio Severo

La “quinta persecuzione” sotto Settimio Severo consistette
nell’emanazione di un editto che vietava a ebrei e cristiani di
cercare di convertire nuovi adepti.

Alessandro Severo sembra fosse filo-cristiano: l’Historia Augusta
racconta che nel suo larario comparivano insieme ad Apollo e a Orfeo
anche Abramo e Cristo. Inoltre sotto il suo impero alle comunità
cristiane venne riconosciuta una personalità giuridica (diritto di
presentarsi in giudizio e di disporre di beni materiali).
(la inesistente) Persecuzione di Massimino il Trace
Sotto Massimino il Trace, Erodiano riporta che per motivi economici
l’imperatore spogliò i templi, ma non è conosciuto nessun editto
specifico contro i cristiani: una “sesta persecuzione” è forse
erroneamente stata identificata con questo provvedimento.

Invece, secondo alcune fonti cristiane, l’imperatore Filippo l’Arabo
sarebbe stato addirittura cristiano egli stesso.

Persecuzioni di Decio e Valeriano

La “settima persecuzione” sotto Decio, fu inaugurata con un editto del
250 d.C. che, nell’ambito del programma di restaurazione religiosa
promosso dall’imperatore, ordinò che tutti i cittadini dell’impero
offrissero un sacrificio pubblico agli Dei o all’imperatore (questa
veniva considerata una formalità equivalente ad una testimonianza di
lealtà all’imperatore e all’ordine costituito). Decio autorizzò delle
commissioni itineranti a visitare le città e i villaggi per
supervisionare l’esecuzione dei sacrifici e per la consegna di
certificati scritti a tutti i cittadini che li avevano eseguiti. Ai
cristiani che si rifiutarono di obbedire all’editto venne mossa accusa
di empietà, che veniva punita con l’arresto, l’imprigionamento, la
tortura e le esecuzioni. I cristiani scapparono verso rifugi sicuri
nelle campagne ed alcuni acquistarono i loro certificati, chiamati
libelli.

Poco dopo, l’”ottava persecuzione” sotto Valeriano iniziò nel 257 d.C.
con un primo editto che imponeva a vescovi, preti e diaconi di
sacrificare agli Dei, a pena dell’esilio, e proibì inoltre ai
cristiani le assemblee di culto. Un secondo editto del 258 d.C.
inasprì le pene per chi rifiutava il sacrificio e aggiunse la confisca
dei beni per i senatori e cavalieri, con un provvedimento destinato
soprattutto a rimpinguare le casse statali… . Il successore Gallieno
concesse a tutti di rientrare dall’esilio e restituì alle chiese i
loro beni.

In Nord Africa le gravi persecuzioni della metà del III secolo
spezzarono e traumatizzarono le comunità cristiane dell’area, alcune
delle quali voltarono le spalle ai membri che avevano temporaneamente
abiurato la loro fede a causa delle durezze subite. Diversi concili
tenuti a Cartagine discussero fino a che punto la comunità doveva
accettare questi cristiani che avevano ceduto alle richieste dei
romani, e la questione è ampiamente trattata nelle opere di Cipriano,
vescovo di Cartagine.

Alcuni cristiani avrebbero all’inizio accolto con entusiasmo la
possibilità di ottenere il martirio: gli scrittori della chiesa
cristiana degli inizi si occuparono molto delle condizioni in base
alla quali l’accettazione del martirio poteva essere considerato un
destino accettabile, o, viceversa, essere considerato quasi come un
suicidio. In generale, i martiri erano considerati esempi da seguire
della fede cristiana e pochi dei primi santi non furono anche martiri.
Nel contempo il suicidio era considerato dai cristiani un grave
peccato e veniva associato ad un tradimento della propria fede,
l’esatto opposto della “testimonianza” di essa nel martirio: alla
maniera di Giuda il traditore, non di Gesù il salvatore. Il Martirio
di Policarpo, del II secolo, registra la storia di Quintus, un
cristiano che si consegnò alle autorità romane, ma con atto di
codardia finì per sacrificare agli Dei romani quando vide le fiere nel
Colosseo: “Per questo motivo quindi, fratelli, non lodiamo quelli che
si consegnano, perché il vangelo non insegna ciò.”

Giovanni l’Evangelista non accusò mai Gesù di suicidio o di
auto-distruzione, ma dice piuttosto che Gesù scelse di non opporre
resistenza all’arresto e alla crocifissione. Storicamente è provato
che nel Colosseo non furono mai giustiziati o uccisi cristiani…
(la inesistente) Persecuzione di Aureliano

Non sembra esservi stata una “nona persecuzione” sotto Aureliano.
Durante il suo regno il filosofo neo-platonico Porfirio scrisse un
trattato in 15 libri dal titolo “Contro i cristiani” (Contra
Christianos), che tuttavia non è giunto fino a noi, chissa perchè… i
cristiani con le loro apologie attaccavano i pagani, non è vero che lo
facevano per difesa della loro fede e i filosofi rispondevano a questi
attacchi smontando le accuse e le dottrine cristiane, Porfirio col suo
Contra Christianos e l’imperatore Giuliano col suo Contra Galileos ne
sono fulgidi esempi.

Persecuzione di Diocleziano (”Grande Persecuzione”, praticamente
l’unica vera persecuzione)

Con una serie di editti sempre più duri, la “decima persecuzione”
iniziò nel 303 sotto Diocleziano e fu particolarmente violenta nella
parte orientale dell’impero, sotto il dominio del cesare Galerio.
Venne sancita la distruzione delle chiese e dei libri sacri e a tutti
i cittadini venne richiesto di sacrificare agli Dei. La persecuzione
terminò nel 311 d.C con l’editto di Nicomedia, emanato dagli allora
augusti Galerio, Costantino I e Licinio, dopo di che cominciò la
persecuzione dei Gentili.

Conclusioni

La storia è testimone… di fatto in totale ci sono stati da Decio a
Diocleziano pochissimi anni, massimo 16, di vera persecuzione,
persecuzione tardiva di una chiesa fanatica sempre più intollerante e
invasiva a cui fa da contro altare un vero e proprio Genocidio contro
i Gentili (Pagani) dal IV al VI-VII secoloma con propaggini fino
all’anno 1000 e anche in altre forme, ovviamente, fino ai giorni
nostri.

………

LE PERSECUZIONI DEI CRISTIANI CONTRO GLI ELLENICI!

(Riassunto a cura del libro di Vlassis Rassias “LA DEMOLIZIONE DEI
TEMPLI”, pubblicato in Grecia, Atene 1994, Diipetes Editions, ISBN
960-85311-3-6)

Alla data dell’ Era Volgare = Era Cristiana.
“..Si Qua In Agris Templa Sunt,
Sine Turba Ac Tumultu Diruantur..”
(Emp. Arcadius, 13. 7. 399)

314Immediatamente dopo la sua piena legalizzazione, la chiesa
cristiana attacca i Gentili (Pagani): Il concilio di Ancirra denuncia
il culto della DEA ARTEMIDE.

324
L’imperatore Costantino dichiara il cristianesimo l’unica religione
ufficiale dell’impero romano. Nella citta di Didima, in Asia minore, i
cristiani saccheggiano l’oracolo del DIO APOLLO e torturano a morte i
sacerdoti pagani.I cristiani sfrattano i Gentili (Pagani) dal Monte
Athos e distruggono i templi greci locali.

326
L’imperatore Costantino, in seguito alle istruzioni di sua madre
Elena, distrugge il tempio del DIO ASCLEPIO in Aigeai in Cilicia e
molti templi della DEA AFRODITE in Gerusalemme, Aphaca, Mambre,
Phoenice, Baalbek, ecc.

330
L’imperatore Costantino ruba i tesori e le statue dei templi pagani
greci per decorare la Nuova Roma (Costantinopoli), la nuova capitale
dell’impero.

335
L’imperatore Costantino saccheggia molti templi Pagani in Asia Minore
e in Palestina e ordina l’esecuzione per crocifissione dei “praticanti
di magia e gli indovini (lettori di sorte)”. Viene martirizzato il
filosofo neoplatonico Sopatrus.

341
L’imperatore Constas perseguita “tutti gli indovini e gli Hellenici
(pagani greci?). Molti Gentili (Pagani) sono o imprigionati o
giustiziati.

346
Nuove persecuzioni su larga scala vengono fatte contro i Gentili
(pagani) a Costantinopoli. Viene bandito il famoso oratore Libanius
accusato di praticare magia.

353
Costanzo, con editto, ordina la pena di morte per tutti i tipi di
adorazione attraverso i sacrifici e gli “idoli”.

354
Un nuovo editto ordina la chiusura di tutti i templi Pagani. Molte
delle loro aree vengono profanate e trasformate in bordelli oppure in
case da gioco. Vengono giustiziati i sacerdoti pagani. Primi roghi di
biblioteche in varie citta dell’impero. Le prime fabbriche di cemento
vengono organizzate vicino ai Templi Pagani chiusi. La maggior parte
delle sacre architetture dei Gentili vengono ridotte a calcinacci.

356
Un nuovo editto di Costanzo ordina la distruzione dei Templi Pagani e
l’uccisione di tutti gli adoratori di idoli.

357
Costanzo mette fuorilegge tutti i metodi di divinazione (non esclusa
l’Astrologia).

359
In Skytopolis, Siria, la chiesa cristiana organizza il primo campo di
tortura e di sterminio per i Gentili arrestati in tutto l’impero.

Dal 361 al 363
La tolleranza religiosa e la restaurazione dei culti pagani dichiarate
a Costantinopoli (1° dicembre 361) dall’ Imperatore Flavio Claudio
Giuliano.

363
Assassinio dell’imperatore Giuliano (26 giugno).

364
L’imperatore Gioviano Flavio ordina di bruciare la biblioteca di
Antiochia. Un editto imperiale (11 settembre) ordina la pena di morte
per quei Gentili che praticano il culto antico degli DEI o praticano
arti divinatorie (”Sileat omnibus perpetuo divinandi curiositas”). Tre
differenti editti (4 febbraio; 9 settembre; 23 dicembre) ordinano la
confisca di tutte le proprieta dei Templi Pagani e la pena di morte
per i Pagani che partecipano ai riti, anche se privati.

365
Un editto imperiale (17 novembre) vieta agli Gentili ufficiali
dell’esercito di comandare soldati cristiani.

370
L’imperatore Valente ordina una tremenda persecuzione dei Gentili in
tutto l’impero d’Oriente. Ad Antiochia, in mezzo a molti altri Gentili
vengono giustiziati i sacerdoti Hilarius, Patricius e l’ex governatore
Fidustius. Tonnellate di libri sono bruciati nelle piazze delle citta
dell’Impero Orientale. Tutti gli amici di Giuliano (ex imperatore)
sono perseguitati (Orebasius, Sallustius, Pegasius, ecc.). Il filosofo
Simonides c bruciato vivo e il filosofo Maximus c decapitato (dopo
essere stato torturato nota del traduttore!)

372
L’imperatore Valente ordina al governatore dell’Asia Minore di
sterminare tutti gli Hellenici e tutta la documentazione del loro
sapere.

373
Nuova proibizione di tutti i metodi divinatori. Il termine “Pagani”
(abitanti dei pagus, dei villaggi) c introdotto dai cristiani al posto
del termine Gentili.

375
Il tempio del DIO ASCLEPIO nell’Epidauro, in Grecia, c chiuso dai cristiani.

380
Il 27 febbraio, l’imperatore Flavio Teodosio dichiara il cristianesimo
religione esclusiva dell’Impero Romano con un editto che proclama : ”
tutte le varie nazioni le quali sono soggette alla nostra clemenza e
moderazione devono continuare nella professione di quella religione
che c stata consegnata ai Romani dal divino apostolo Pietro”. I non
cristiani sono chiamati “detestabili, eretici, stupidi e ciechi”. In
un altro editto Teodosio chiama “insani” quelli che non credono nel
dio cristiano e dichiara fuorilegge tutti i dissensi dai dogmi della
chiesa cristiana. Ambrosio, vescovo di Milano, inizia la distruzione
di tutti i Templi Pagani della sua area. I preti cristiani guidano le
masse contro il Tempio della DEA DEMETRA in Eleusi e tentano di
linciare gli “Hierophants” Nestorius e Priskus. Il novanticinquenne
“Hierophant” Nestorius mette fine ai Misteri Eleusini e annuncia la
predominanza del buio mentale sull’intera razza umana.

381
Il 2 maggio Teodosio priva di tutti i loro diritti i cristiani che
tornano indietro alla religione Pagana. In tutto l’Impero d’Oriente i
Templi Pagani e le biblioteche sono saccheggiati o bruciati. Il 21
dicembre Teodosio bandisce perfino le semplici visite ai Templi
Hellenici. A Costantinopoli, il Tempio della DEA AFRODITE c cambiato
in un bordello e il Tempio del SOLE e ARTEMIDE in una stalla.

382
“Alleluia” (Gloria a Yaweh) c imposto nella messa cristiana.

384
L’Imperatore Teodosio ordina al prefetto pretoriano Maternus Cynegius,
consacrato a cristo, di cooperare con i vescovi locali e distruggere i
Templi dei Gentili nel nord della Grecia e in Asia Minore.

Dal 385 al 388
Maternus Cynegius, incoraggiato dal fanatismo di sua moglie e dal
vescovo (fatto santo dalla chiesa cristiana) Marcellus, con le sue
bande batte le campagne e saccheggia e distrugge centinaia di Templi
Ellenici, santuari e altari. Tra gli altri essi distruggono il Tempio
di Odessa, il Cabeireion di Imbros, il Tempio di ZEUS ad Apamea, il
Tempio di Apollo a Dydima e tutti i Templi di Palmyra. Migliaia di
innocenti Gentili per tutto l’Impero soffrono il martirio nel
famigerato campo di morte di Skythopolis (il primo campo di
concentramento e sterminio della storia: nota del traduttore!)

386
L’imperatore Teodosio dichiara fuorilegge (16 giugno) il restauro dei
Templi Pagani saccheggiati.

388
I dibattiti pubblici di soggetto religioso sono messi fuorilegge da
Teodosio. Il vecchio oratore Libanius spedisce una famosa Epistola
“Pro Templis” a Teodosio con la speranza che quei pochi Templi
Hellenici che restano vengano rispettati e risparmiati.

Dal 389 al 390
Tutti i sistemi di datazione non cristiani sono messi fuorilegge. Orde
di eremiti fanatici del deserto invadono le citta del Medio Oriente e
dell’Egitto distruggendo statue, altari, Biblioteche e Templi Pagani e
linciando i Gentili. Teofilo, patriarca di Alessandria, inizia una
pesante persecuzione contro i Gentili, cambia il Tempio di DIONISO in
una chiesa cristiana, brucia il Mithraeum della citta, distrugge il
tempio di ZEUS e ridicolizza i sacerdoti Pagani prima che essi vengano
lapidati. Le folle cristiane profanano le immagini di culto.

391
Il 24 febbraio, un nuovo editto di Teodosio proibisce non soltanto le
visite ai Templi Pagani, ma pure guardare le statue vandalizzate.
Nuove pesanti persecuzioni in tutto l’Impero. In Alessandria, Egitto,
i Gentili, guidati dal filosofo Olympius, si ribellano e dopo alcuni
scontri per strada si chiudono nel Tempio fortificato del DIO
SERAPHIDE (IL SERAPEION). Dopo un violento assedio, i cristiani
espugnano l’edificio, lo distruggono, bruciano la sua famosa
Biblioteca e profanano le immagini di culto.

392
L’otto novembre, l’imperatore Teodosio dichiara fuorilegge tutti i
rituali non cristiani e li chiama “superstizioni dei Gentili”
(gentilicia superstitio). Nuova persecuzione su ampia scala contro i
Gentili. I Misteri di Samotracia sono proibiti e i sacerdoti pagani
macellati. A Cipro il vescovo locale (fatto santo) Epifanio e (un
altro fatto santo) Tycon distruggono quasi tutti i Templi dell’isola e
sterminano migliaia di Gentili. I Misteri locali della DEA AFRODITE
furono fatti chiudere. Teodosio in un editto dichiara: “coloro i quali
non ubbidiranno al padre Epifanio non avranno diritto di continuare a
vivere in quest’isola” I Gentili si rivoltano contro l’imperatore e la
chiesa cristiana a Petra, Aeropolis, Rafia, Gaza, Baalbek e altre
citta del Medio Oriente.

393
I Giochi di Pythian, i Giochi di Aktia e i Giochi olimpici sono messi
fuorilegge come parte dell’idolatria Hellenica. I cristiani
saccheggiano i Templi di Olympia.

395
Due nuovi editti (22 luglio e 7 Agosto) causano nuove persecuzioni
contro i Gentili. Rufinus, l’eunuco Primo ministro dell’imperatore
Flavius Arcadius dirige le sue orde dei battezzati Goti (comandati da
Alarico) nel paese degli Helleni. Incoraggiato dai monaci cristiani i
barbari saccheggiano e bruciano molte citta (Dion, Delphi, Megara,
Corinto, Pheneos, Argos, Nemea, Lycosoura, Sparta, Messene, Phigaleia,
Olympia, etc), macellano e riducono in schiavitu innumerevoli Gentili
Helleni e bruciano tutti i Templi. Fra gli altri, bruciano il
Santuario di Eleusi e bruciano vivi tutti i sacerdoti pagani (incluso
l’”Hierophant” Mithras Hilarius).

396
Il 7 dicembre un nuovo editto dell’imperatore Arcadius ordina che i
pagani siano processati per alto tradimento. Imprigionati i pochi
restanti sacerdoti pagani e gli Hierophants.

397
“Demoliteli!”. L’imperatore Flavio Arcadius ordina che tutti i Templi
Pagani ancora in piedi siano demoliti.

398
Il Quarto concilio delle chiese cristiane di Cartagine proibisce a
tutti, inclusi i vescovi cristiani, di studiare i libri dei Gentili.
Porfirius, vescovo di Gaza, demolisce quasi tutti i Templi Pagani di
quella citta (eccetto 9 di loro che rimangono attivi).

399
Con un nuovo editto (13giugno) l’imperatore Flavio Arcadius ordina che
i Templi Pagani ancora in piedi, specialmente nelle campagne, devono
essere immediatamente demoliti: «Si qua in agris templa sunt, sine
turba ac tumultu diruantur. His enim deiectis atque sublatis omnis
superstitioni materia consumetur»

400
Il vescono Nicetas distrugge l’oracolo del DIO DIONISO a Vesai e
battezza tutti i Gentili di quell’area.

401
Le folle cristiane di Cartagine, linciano i Gentili e distruggono i
Templi e le statue degli DEI. Anche a Gaza, il vescovo locale (anche
lui “Santo”) Porfirio manda i suoi seguaci a linciare i Gentili e a
demolire gli ultimi nove Templi rimasti attivi in citta. Il
quindicesimo concilio di Calcedonia ordina che siano scomunicati tutti
i cristiani che hanno buoni rapporti con i loro parenti Gentili (anche
se gia morti).

405
Giovanni Crisostomo manda le sue orde dei suoi monaci vestiti di
grigio a rapinare con bastoni e ferro e distruggere le immagini degli
DEI in tutte le citta della Palestina.

406
Giovanni Crisostomo raccoglie fondi presso le donne ricche cristiane
per supportare finanziariamente la demolizione dei Templi Hellenici.
In Ephessus ordina la distruzione del famoso Tempio alla DEA ARTEMIDE.
A Salamis, Cipro, il “santo cristiano” Ephiphanius e Eutychius
continuano la persecuzione dei Gentili e la totale distruzione dei
loro Templi e dei Santuari.

407
Un nuovo editto mette fuorilegge una volta di piu tutti gli atti di
culto non cristiani .

408
L’imperatore dell’impero occidentale Onorius e l’imperatore
dell’impero d’oriente Arcadius ordinano allo stesso tempo che tutte le
sculture dei Templi Pagani siano o distrutte o portate via. Il
possesso privato di sculture Pagane c anche fuorilegge. I vescovi
locali conducono nuove pesanti persecuzioni contro i Gentili e nuovi
libri vengono bruciati. I giudici che hanno pieta per i Gentili sono a
loro volta perseguitati.

409
Ancora una volta un editto ordina che l’Astrologia e tutti i metodi
divinatori siano puniti con la morte.

415
Ad Alessandria, in Egitto, la folla cristiana, spinta dal vescovo
Cirillo, attacca a pochi giorni dalla pasqua giudaico-cristiana e
tagliano a pezzi la famosa e bella Filosofa Hypatia. I pezzi del
corpo, portati in giro dalla massa cristiana attraverso le strade di
Alessandria, vengono infine bruciati insieme con i suoi libri nella
piazza chiamata Cynaron. Il 30 Agosto, nuove persecuzioni iniziano
contro tutti i sacerdoti Pagani presenti nel Nord-Africa che vengono
crocifissi o bruciati vivi.

416
L’inquisitore Hypatius, con lo pseudonimo di “La spada di dio”,
stermina igli ultimi Gentili in Bithynia. A Costantinopoli (7
dicembre) tutti gli ufficiali dell’esercito, gli impiegati pubblici e
i giudici non cristiani vengono dimessi.

423
L’imperatore Teodosio B dichiara (8Giugno) che tutte le religioni dei
Gentili non sono nulla piu che “culto del demonio” e ordina per tutti
coloro che persistono a praticarlo, punizioni quali imprigionamento e
tortura.

429
Il Tempio della DEA ATHENA (Parthenon) sull’Acropoli di Athene c
saccheggiato. I Pagani Ateniesi sono perseguitati.

435
Il 14 novembre un nuovo editto dell’imperatore Teodosio B ordina la
pena di morte per gli “eretici” e i Gentili dell’impero. Solo il
giudaismo c l’unica Religione non cristiana considerata legale.

438
L’imperatore Teodosio B emette un nuovo decreto (31 gennaio) contro i
Gentili, incriminando la loro “idolatria” quale causa della recente
peste. (!)

Dal 440 al 450
I cristiani demoliscono tutti i monumenti, altari e Templi di Athene,
Olympia e altre citta della Grecia.

448
Teodosio B ordina che tutti i libri non cristiani vengano bruciati.

450
Tutti i Templi di AFRODITE (citta della DEA AFRODITE) vengono demoliti
e tutte le sue biblioteche bruciate. La citta c rinominata
Stavroupolis (Citta della croce).

451
Nuovo editto dell’imperatore Teodosio B (4 novembre) mette enfasi
sull’ “idolatria” da punire con la pena di morte.

Dal 457 al 491
Sporadiche persecuzioni contro i Gentili nell’impero d’oriente. Tra
gli altri vengono giustiziati il fisico Jacobus e il filosofo Gessius.
Severianus, Herestios, Zosimus, Isidorus e altri sono torturati e
imprigionati.Il predicatore Conon e i suai seguaci sterminarono gli
ultimi gentili dell’isola Imbros, nell’Egeo nordorientale. Gli ultimi
fedeli di Zeus Lavranius sono sterminati a Cipro.

Dal 482 al 488
La maggioranza dei Gentili dell’Asia Minore sono sterminati in seguito
ad una disperata rivolta contro l’imperatore e la chiesa cattolica.

486
Molti sacerdoti Pagani in clandestinità sono scoperti, arrestati,
offesi e ridicolizzati, torturati e giustiziati ad Alessandria,
Egitto.

515
Il battesimo diventa obbligatorio anche per coloro che si dichiarano
gia cristiani. L’imperatore di Costantinopoli Anastasius ordina il
massacro dei Gentili nella citta di Zoara in Arabia e la demolizione
del tempio locale al DIO THEANDRITES.

528
L’imperatore Jutprada (Giustiniano) mette fuori legge l’alternativa
dei giochi Olimpici ad Antiochia. Egli ordina l’esecuzione (per fuoco,
crocifissione, fatti a pezzi da bestie selvatiche o fatti a pezzi
mediante artigli di ferro) di tutti coloro che praticano “Stregoneria,
divinazione, magia o idolatria” e proibisce tutti gli insegnamenti dei
Gentili (”..E’ una sofferenza davanti alle insane bestemmie degli
Hellenici”).

529
L’imperatore Giustiniano dichiara fuorilegge l’Accademia di Filosofia
di Atene e confisca le sue proprieta.

532
L’inquisitore Ioannis Asiacus, a capo di monaci fanatici, conduce una
crociata contro i Gentili dell’Asia minore.

542
L’imperatore Giustiniano concede che l’inquisitore Ioannis Asiacus
converta i Gentili di Phrygia, Caria e Lydia, nell’Asia Minore.
Durante i trentacinque anni di questa crociata, 99 chiese e 12
monasteri furono costruiti sui luoghi di distruzione dei Templi
Pagani.

546
Centinaia di Gentili furono messi a morte a Costantinopoli
dall’inquisitore Ionnis Asiacus.

556
L’imperatore Giustiniano ordina al noto inquisitore mantius di andare
ad Antiochia, trovare, arrestare, torturare e sterminare gli ultimi
gentili della citta e di distruggere tutte le Biblioteche private.

562
Arresti di massa, prese in giro, torture, imprigionamenti ed
esecuzioni dei Gentili Greci di Athene, Antiochia, Palmira e
Costantinopoli.

Dal 578 al 582
I cristiani torturano e crocifiggono i Gentili Greci in tutto l’Impero
d’Oriente e sterminano gli ultimi Gentili di Heliopolis (Baalbek).

580
Gli inquisitori cristiani attaccano un Tempio segreto di Zeus ad
Antiochia. I Sacerdoti Pagani si suicidano, ma il resto dei Gentili
vengono arrestati.Tutti i prigionieri, incluso il vice governatore
Anatolius, vengono torturati e mandati a Costantinopoli per essere
imprigionati. Condannati a morte furono dati in pasto ai leoni. Poiché
gli animali non vollero strappare loro nemmeno un pezzo, i Gentili
furono crocifissi. I loro cadaveri furono trascinati per le strade
dalle folle cristiane e poi lasciati insepolti nella polvere.

583
Una nuova persecuzione contro i Gentili Hellenici da parte
dell’imperatore Mauricius.

590
In tutto l’impero d’oriente i cristiani denunciano “scoperte” di
cospirazioni Pagane. Nuova ondata di torture ed esecuzioni.

692
Il quinto concilio di Costantinopoli proibisce il persistere delle
Calende, Brumalia, Anthesteria, ed altre celebrazioni
Pagano/Dionisiache.

804
I Gentili greci di Lakonia, Grecia, resistono con successo al
tentativo di Tarasius, patriarca di Costantinopoli, di convertirli al
cristianesimo.

Dal 950 al 988
Conversione violenta degli ultimi Gentili Greci di Lakonia da parte
dell’armeno “santo” Nikon.

……………

Mi permettiate di fare una citazione del prof. David Donnini
IL MARTIRIO ZELOTICO E QUELLO CRISTIANO
Nel capitolo “Premesse per l’analisi storica del racconto evangelico”
abbiamo parlato delle persecuzioni e abbiamo affermato che il modo in
cui esse vengono comunemente rappresentate è scorretto. Le
persecuzioni anticristiane, specialmente le più antiche, erano intese
dai romani come una misura preventiva o repressiva nei confronti, non
di una nuova religiosità, ma dell’ostilità antiromana tipica dei
messianisti ebrei, ovverosia dell’ideologia di riscatto etnico e
religioso che voleva restaurare la dinastia davidica sul trono di
Israele e liberare la nazione dal dominio romano. È la forma assunta
nel primo secolo d.C. dal fondamentalismo religioso di stampo Maccabeo
che, duecento anni prima, aveva funestato la Palestina con sanguinose
ribellioni contro il dominio seleucida.
È qualcosa che i romani consideravano estremamente pericoloso;
innanzitutto perché i messianisti ebrei erano caparbi e tenaci; in
secondo luogo perché un eventuale significativo successo
dell’opposizione ebraica all’autorità imperiale avrebbe costituito un
pericoloso esempio da imitare per gli altri popoli sottomessi al
potere romano.

Ora, se osserviamo quanto avveniva allorché i cristiani erano
arrestati nel corso di una azione repressiva da parte delle forze
imperiali romane, dobbiamo constatare che essi non venivano condannati
e giustiziati in quanto tali, o perché seguaci di una fede monoteista
e di una teologia della resurrezione, ecc… La condanna e l’esecuzione
non procedevano prima che fosse stata verificata ufficialmente la loro
disponibilità a riconoscere l’autorità imperiale, ovverosia a
dichiarare pubblicamente che l’imperatore era il loro sovrano e
padrone. In termini esatti l’accusato doveva pronunciare questa frase:
Kaisar Despotes (=Cesare è il mio padrone).
Attraverso questa impostazione inquisitoria era realizzata una precisa
distinzione fra le convinzioni puramente spirituali della persona
sottoposta a indagine e le sue convinzioni nei confronti dell’autorità
imperiale; ovverosia veniva scorporato dal suo atteggiamento religioso
quella che era la componente politica.

La logica romana era questa: “tu credi a tutti gli dei che vuoi, a
tutti i miracoli, le resurrezioni e i prodigi che ti pare… se ammetti
la sovranità dell’imperatore e ti assoggetti all’autorità romana sei
libero… se ti opponi sei un ribelle e, come tale, sarai condannato e
giustiziato”. Ed è logico che fosse così altrimenti, se i romani
fossero stati ostili alle convinzioni spirituali diverse dalla loro,
non avrebbero mai potuto regnare su un impero che comprendeva numerosi
popoli diversi o avrebbero dovuto giustiziare tutti quei sudditi che
non avessero rinnegato la loro religione per seguire quella di Roma.

Altre volte, nella storia di Roma, sono stati presi di mira i fedeli
di altre confessioni. Per esempio, verso il 186 a.C., il senato decise
l’eliminazione dei culti dionisiaci e a Roma morirono i martiri di
Dioniso; verso il 139 a.C. ci fu una espulsione degli astrologi dalla
città; nel 58 a.C. venne effettuato l’abbattimento dei templi di
Iside, a causa delle attività politiche dei fedeli; fu anche messo al
bando il culto gallico dei Druidi. In tutti questi casi l’elemento
scatenante non è stato il fatto che i perseguitati avessero una loro
propria religione diversa da quella romana, bensì che si stimasse
l’esistenza di un elemento turbativo per l’ordine pubblico o per
l’autorità politica.

Ora, se i cristiani, fin dal primo istante, fossero stati coerenti con
l’immagine trasmessa dal Nuovo Testamento, ovverosia pacifici, dediti
alla solidarietà e all’amore per il prossimo, favorevoli a rendere il
tributo a Cesare, disinteressati alla politica e alle ricchezze
materiali, per quale motivo i romani avrebbero dovuto: prima catturare
il loro leader con un agguato teso da una intera coorte (600 soldati);
poi giustiziarlo come un ribelle; poi dare una caccia spietata ai
seguaci; infine bandire questa religione dallo stato e sterminarne i
fedeli? Perché gli scrittori romani avrebbero definito questi presunti
pacifisti come propagatori di una ideologia “funesta”, “malefica”, di
un “male”, persino di “atrocità”, e avrebbero detto che essi “odiavano
il mondo intero”?

La risposta è semplice: perché i romani, specialmente prima e subito
dopo la grande guerra giudaica degli anni 66-70, non conoscevano il
neo-cristianesimo extragiudaico sviluppatosi in ambiente gentile come
reazione agli ideali messianici tradizionali. Invece i romani
conoscevano bene il messianismo ebraico e il suo incrollabile impegno
militante contro l’autorità imperiale, mosso da un fanatismo religioso
che può essere paragonato, oggi, a quello degli esaltati guerriglieri
dell’islam nei confronti di Israele o degli Stati Uniti.

È per questo che, nel 49, l’imperatore Claudio “… cacciò da Roma gli
ebrei che fomentavano disordini su istigazione di Cristo” (Svetonio,
Claudius XXV, 4). È per questo che, nel 64, i cristiani, già
riconosciuti responsabili di azioni sovversive contro l’autorità
imperiale, furono accusati come autori del terribile incendio che
devastò Roma. Ed è improbabile che sia stato Nerone a nascondere la
sua colpa (all’epoca Nerone si trovava ad Anzio) ritorcendola sui
cristiani, ma è forse vero il contrario, ovverosia che in seguito
siano stati i cristiani a ritorcere la colpa su Nerone e a trasmettere
i fatti storici in una forma volutamente falsa.

Naturalmente non voglio affermare che la responsabilità dell’incendio
fosse sicuramente dei cristiani, poiché è anche molto verosimile che
l’incendio sia partito da un fatto semplicemente accidentale, in una
città fatta di innumerevoli baracche di legno e di stracci, piena di
sudiciume e di materiale infiammabile, dove la gente accendeva fuochi
in condizioni tutt’altro che sicure. Ma trovo molto poco verosimile
l’accusa rivolta all’imperatore mentre, al contrario, assai
comprensibile che i messianisti ebrei e i loro amici si siano trovati
al centro di una accusa, seppur sbagliata. Ora, Nerone non ha
perseguitato i cristiani a causa delle loro convinzioni spirituali, e
le motivazioni di carattere religioso non ebbero alcun peso durante la
celebrazione del processo.

Purtroppo, nel corso di tre secoli, si sono verificati svariati
episodi di condanne eseguite nei confronti dei cristiani e in essi si
è evidenziata una situazione straordinaria quanto tragica: pur di non
riconoscere la sovranità di Cesare e di non dichiarare pubblicamente
la sottomissione all’autorità imperiale, molti inquisiti hanno
sopportato la morte ed anche le più orribili torture. Si sono
verificati casi di donne, ed anche di adolescenti, che hanno
affrontato il martirio senza cedere nella loro risoluta posizione. Ma
questo, se vogliamo essere storicamente onesti, non è affatto un
eroismo di invenzione cristiana, bensì l’atteggiamento fondamentalista
degli ebrei esseno-zeloti, più volte testimoniato in letteratura, che
andavano incontro alla morte pur di non accettare l’imperatore come
loro sovrano. Lo abbiamo visto durante la sconfitta di Gamala, quella
di Masada, e in tanti altri episodi.

Anche se in termini quantitativi il fenomeno delle persecuzioni contro
i cristiani è assai meno rilevante di quanto non appaia nella
consuetudine che ce lo rappresenta; la quale vorrebbe farlo sembrare
una specie di olocausto che avrebbe tormentato il mondo cristiano nei
tre secoli che precedono la riforma costantiniana, costringendo i
cristiani a vivere come cospiratori di un complotto segreto. Non è
stato affatto così, gli episodi persecutori significativi sono stati
isolati e di rilevanza numerica tale da non poter scomodare il
concetto di sterminio.

Si osservi a questo proposito cosa scrisse l’imperatore Adriano, in
risposta al governatore d’Asia Minicio Fundano:  “Esigo che degli
innocenti non siano incolpati, e bisogna impedire che i calunniatori
possano esercitare impunemente la loro odiosa azione brigantesca. Se i
sudditi della provincia vogliono accusare del tutto apertamente i
cristiani di una qualche azione criminosa davanti ad un tribunale
ordinario, io non voglio impedir loro di farlo; ma non posso ammettere
in nessun caso che vengano presentate petizioni e vengano organizzate
sollevazioni rumorose. Corrisponde piuttosto al diritto che colui che
avanza un’accusa, indichi esattamente le incolpazioni. Se si dimostra
che l’accusato ha agito contro la legge, dev’essere punito in
proporzione alla gravità della colpa…” (da Giustino Martire, Apol. 1,
6.

Da ciò possiamo dedurre che l’eventuale motivo giuridico per la messa
sotto accusa del cristiano non poteva essere il fatto stesso che
costui fosse considerato tale, ma il fatto che avesse commesso dei
precisi reati contro la legge romana.

La realtà è che le molte e diverse chiese neocristiane (cioè quelle
che avevano preso chiare distanze dal messianismo tradizionale e dallo
stesso ebraismo) hanno potuto espandersi nel bacino mediterraneo, con
comunità di fedeli, diaconi, presbiteri, episcopi; mentre uomini come
Ireneo, Clemente, Tertulliano, Eusebio, scrivevano i loro trattati di
teologia e di storia cristiana. Assai più simile ad un genocidio fu,
nei secoli successivi, la caccia alle eresie e alle streghe, nonché la
persecuzione antisemita effettuata nell’Europa cristiana; persecuzioni
le cui vittime si contano in decine di milioni. Ma questo non è
l’argomento del presente articolo.

In conclusione, soprattutto se facciamo riferimento alle azioni
persecutorie anticristiane avvenute nel primo secolo, dobbiamo
convenire che i romani non erano capaci di distinguere fra il
cristianesimo come religione extragiudaica e il messianismo ebraico,
perché il cristianesimo non aveva ancora maturato una sua identità
teologica indipendente dall’ebraismo. Questa sarà, successivamente, il
risultato conseguente alle gravi sconfitte dell’ideologia messianica,
ovverosia agli esiti disastrosi della prima guerra giudaica nel 70 e
della seconda rivolta nel 135. Allora, e solo allora, il cristianesimo
maturò la sua identità teologica come religione indipendente, a
partire dalle idee antimessianiste che furono propagate da Paolo di
Tarso verso la metà del primo secolo. In pratica le azioni
persecutorie di Claudio, nel 49, di Nerone, nel 64, e poi di Domiziano
(81-96) e di Traiano (98-117), erano ben lungi dall’essere azioni
dirette contro la fede cristiana, nel senso inteso comunemente oggi.

Ne abbiamo una prova evidente da questo scritto di Eusebio:
“… Della famiglia del Signore [Gesù Cristo] rimanevano ancora i nipoti
di Giuda, detto fratello suo secondo la carne, i quali furono
denunciati come appartenenti alla stirpe di Davide. L’evocatus li
condusse davanti a Domiziano Cesare, poiché anch’egli, come Erode,
temeva la venuta del messia…” (Eusebio di Cesarea, Hist. Eccl. III,
20).

Qui è fin troppo evidente che questi presunti discendenti di Cristo
erano stati perseguitati in relazione ad una ambizione messianica
finalizzata a restaurare la dinastia davidica sul trono di Israele,
ovverosia ad un possibile atteggiamento sovversivo nei confronti
dell’autorità imperiale. A Domiziano delle resurrezioni, delle nascite
verginali, dei riti battesimali e di quelli eucaristici non glie ne
poteva interessare di meno.

Adesso noi vogliamo mettere in evidenza l’affinità che lega il
martirio cristiano con quello messianico, rivelando così una stretta
parentela ideologica.

Se attingiamo alle fonti storiche sugli esseni e sugli zeloti troviamo
brani come questo, di Giuseppe Flavio, in cui si parla degli esseni:
“…furono sottoposti a ogni genere di prove dalla guerra contro i
romani, nella quale furono stirati e contorti, bruciati e fratturati,
fatti passare sotto ogni strumento di tortura, affinché bestemmiassero
il legislatore oppure mangiassero alcunché d’illecito, ma rifiutarono
ambedue le cose: neppure adularono mai i loro tormentatori né mai
piansero. Sorridendo, anzi, tra gli spasimi e trattando ironicamente
coloro che eseguivano le torture, rendevano serenamente lo spirito
come persone che stiano per riceverlo nuovamente. Infatti è ben salda
fra loro l’opinione che i corpi sono corruttibili e instabile la loro
materia, mentre le anime permangono per sempre…” (G. Flavio, Guerra
Giudaica II, 152,155)

I tratti di somiglianza col martirio cristiano sono due: uno è
relativo alla determinazione eroica con cui viene affrontata la morte
piuttosto che sottoporsi all’autorità romana, e l’altro è la
motivazione teologica da cui scaturisce tale fermezza, ovverosia la
fede nella distinzione fra anima eterna e incorruttibile e corpo
temporaneo e deperibile.

Per quanto riguarda gli zeloti noi possiamo ricordare due clamorosi
episodi che rivelano un atteggiamento ideologico e comportamentale
della stessa natura. Uno riguarda il sacrificio degli assediati di
Gamala, e l’altro degli assediati di Masada.

Il primo caso, di cui abbiamo già parlato nell’articolo “Il problema
del titolo Nazareno” si riferisce alla fine tragica della città
Golanita, che dette i natali al famoso Giuda, detto il galileo. Nel 67
d.C. la città era stata assediata da Vespasiano, nel corso delle
operazioni della grande guerra fra ebrei e romani. Quando i legionari
riuscirono, dopo lunghi mesi, ad aprire una breccia e a penetrare
attraverso le mura della città, gli zeloti che la difendevano si
videro perduti e presero una risoluzione in piena corrispondenza con
la natura ideologica della loro fede: affrontare un sacrificio
volontario piuttosto che darsi, vinti, al nemico: “…Allora i più dei
giudei, stretti da ogni parte e disperando di salvarsi, si gettarono
con le mogli e i figli nel precipizio che era stato scavato fino a
grandissima profondità sotto la rocca. Accadde così che la furia dei
romani apparve più blanda della ferocia che i vinti usarono verso sé
stessi; quelli infatti ne uccisero quattromila, mentre più di
cinquemila furono coloro che si precipitarono dall’alto…” (G. Flavio,
Guerra Giudaica IV, 79-80)

Anche qui il tratto fondamentale e caratteristico è l’ideologia
messianica, originatasi dalla convinzione che l’unico sovrano
legittimo di Israele sia il suo stesso Dio: Yahweh. L’ebreo non può
pertanto sottoporsi ad altra autorità, senza con questo commettere un
atto sacrilego che concede ad uno straniero infedele una dignità che
spetta solo a Dio. È la stessa motivazione che, in altri momenti, ha
spinto i seguaci della setta di Giuda a rifiutare il pagamento del
tributo a Cesare e a considerare infedeli tutti gli ebrei che non
erano disposti a ribellarsi contro questa imposizione. Fu con questa
causa che ebbe inizio la celebre rivolta del censimento del 7 d.C., in
cui perse la vita lo stesso Giuda, e durante la quale l’evangelista
Luca pone la nascita di Gesù.

Il secondo caso si riferisce alla caduta della fortezza di Masada, nei
pressi della riva occidentale del Mar Morto, una cinquantina di km a
sud di Qumran, in cui gli esseno-zeloti si erano asserragliati dopo la
fine della guerra (70 d.C.), nel tentativo di continuare una
resistenza a oltranza. Qui essi furono comandati da un certo Lazzaro,
figlio di Giairo, legato alla famiglia di Giuda da vincoli di
parentela. I romani dovettero affrontare un assedio lunghissimo, in un
ambiente molto più inospitale di quello golanita. Dopo ben tre anni di
assedio, superando i 50 gradi di temperatura delle giornate estive in
questo torrido deserto, i romani edificarono un colossale terrapieno
che consentì loro di arrampicarsi fino alla sommità del monte e di
raggiungere la fortezza. Consapevoli dell’imminente inevitabile
sconfitta gli assediati furono presi dallo sgomento.

Allora fu proprio Lazzaro che riuscì a ricompattare lo spirito dei
suoi uomini, pronunciando un discorso che sembra un trattato di
teologia esoterica orientale sull’anima e sul suo stato di prigionia
nei vincoli della carne, nonché sulla liberazione che consegue alla
morte. In pratica, ancora una volta gli esseno-zeloti presero la
risoluzione di non concedersi al nemico e di non subordinarsi alla sua
autorità. In un certo qual modo essi hanno conseguito la loro
vittoria, rimanendo indomiti nella sudditanza all’unico vero sovrano
che essi erano disposti ad accettare. Furono circa novecentosessanta
che si dettero reciprocamente la morte, col filo della spada, e quando
finalmente i romani varcarono il ciglio ed entrarono nella fortezza,
non vi trovarono che una distesa di cadaveri. Tutte le vettovaglie e
tutto il resto era stato lasciato intonso, affinché i romani sapessero
che gli ebrei non erano morti per l’esaurimento delle loro scorte, ma
solo per una lucida decisione. Quella di non essere sconfitti e di
avere avuto un solo padrone per tutta la vita: Yahweh. Cesare non
sarebbe mai stato il loro signore.

Fu l’eco di questa irremovibilità zelotica che spinse i romani, nei
decenni successivi, ad adottare il test di subordinazione
all’imperatore: costringere l’inquisito a rilasciare la dichiarazione
pubblica “Cesare è il mio padrone”, da cui sarebbe derivata, poi,
l’assoluzione o la condanna.

E se noi vogliamo continuare a credere che i cristiani siano stati
perseguitati, nonostante la presunta totale apoliticità di loro stessi
e del loro leader, semplicemente perché amavano nascondersi nelle
catacombe a pregare e a celebrare il rito eucaristico, in quanto
questo avrebbe dato un enorme fastidio alla civiltà di Roma, possiamo
farlo ma il nostro senso storico sarà simile a quello di chi vede
nelle piramidi egiziane gli hangar degli extraterrestri.

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Notizie reperite da Joe Fallisi – flespa@tiscali.it