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Il teatro del Circolo vegetariano VV.TT. ... nella memoria di Paolo D'Arpini

Tra le finalità del Circolo vegetariano VV.TT.  è scritto: “Scopo dell’associazione è quello di istituire e promuovere simposi naturisti, meditazioni collettive, sessioni di canto rituale, feste spettacoli e giochi all’aperto, passeggiate ecologiche, sperimentazioni di sopravvivenza in luoghi selvaggi, lavoro nei campi, attività artistiche ed artigianali, dimostrando così l’importanza di un’esistenza armonica e piena d’amore”.
Spesso mi sono chiesto come poter attuare un programma così vasto, come è quello del circolo VV.TT., soprattutto unendo la gioia di esistere al senso del dovere. La mia soluzione prediletta è quella di “vivere teatralmente” ma con la massima sincerità ed allo stesso tempo seguendo l’etichetta.
In questo modo distaccato di agire ho potuto osservare, nel corso di tutti questi anni, come le persone sovente assumano dei comportamenti finti, mettendo in risalto gli aspetti convenienti della propria personalità od oscurandone altri. Con il mio metodo teatrale, invece, considerando che è tutta una “commedia”, non serve celare le pecche e i difetti, le antipatie e le simpatie (immotivate). 
E seguendo tale filosofia fin’ora son vissuto mai nascondendo quel che sono, o meglio la partaccia alla quale sono chiamato in questa vita.
Questa tendenza al teatro è una mia antica passione, sin da bambino piccolissimo ricordo che con le mie sorelline ed amichetti mettevo in scena delle vere e proprie recite inventate lì per lì, melodrammi romantici di cui forse nemmeno noi stessi capivamo il significato, semplicemente scimmiottando quanto osservavamo nel comportamento dei grandi…. La vocazione è rimasta per me stabile, è una mia caratteristica che mi consente di divertirmi nelle passioni e nei dispiaceri… purtroppo non piace alla maggior parte della gente con la quale vengo in contatto e spesso amicizie meravigliose o grandi amori svaporano come nebbia al sole della “ragionevolezza” cercata, perseguita e pretesa dagli altri. Peccato che essi non siano in grado di giocare come me al teatro della vita…
Questo “gioco” lo ho vissuto anche nell’esistenza del Circolo VegetarianoVV.TT. ed a questo punto dovrò raccontarvi anche come è nato questo Circolo… Prima di essere VV.TT. il circolo era semplicemente V.T. (che significa Vecchi Tufi). A quel tempo, eravamo negli anni ’70 del secolo scorso, l’attività primaria del gruppetto di primi arrivati a Calcata, amici che mi avevano seguito da Roma o che avevo ospitato “in rodaggio” (senza parlare ovviamente del lavoro serio che ancora svolgevamo disciplinatamente a Roma), era il far “teatro di strada”. Quello era il tempo di una recitazione fantasiosa in mezzo agli ignari radi visitatori o compiacenti vecchi e nuovi residenti. Le recite erano improvvisate e coinvolgenti (come ai tempi della mia infanzia).
Questo render complici gli altri “forzosamente” mi serviva per rompere quel muro di ghiaccio che solitamente si instaura fra persone che non si conoscono, o che stentato a manifestarsi liberamente. In seguito scoprii che nel gergo teatrale questo approccio viene definito “happening” o “psicodramma” ma allora non sapevo che stavamo vivendo un nuovo stile di recitazione, io e gli altri accoliti giocavamo a “rompere le scatole” alla gente, con furbizia e curiosità, studiando le loro reazioni un po’ come facevano gli “amici miei” di Germi (che in diverse scene fu girato qui a Calcata).
Ricordo bene alcune nostre sceneggiate di quel tempo beato, recitate al volo nelle viuzze anguste del borgo. Una piece alquanto seriosa fu la messa in scena delle 101 storie Zen che si svolgeva camminando, una specie di excursus spazio temporale su quello che è l’eterno messaggio dello Zen. Un’altra volta il nostro gruppo, che pian piano andava assumendo le sembianze di una “compagnia teatrale” con tanto di regista, scenografi, addetti alle luci, etc., organizzò una recita all’aperto di poesie demenziali (inventate seduta stante). Al termine della recitazione il falso “fine dicitore” cadeva in deliquio e veniva allontanato da falsi infermieri manicomiali. La gente che assisteva non riusciva a capire dove fosse il vero od il falso. In un’altra occasione mi inventai una “mostra nel parco, val della Troja” in una grotta (che ora fa parte dello studio dell’architetto Enrico Abenavoli, artista vero e rinomato). Per attrarre i visitatori nella trappola avevamo allestito un ufficetto all’aperto, in piazza, con tanto di telefono (finto) e segretaria (Patrizia Palla, la genovese), lì venivano rilasciati inviti ad personam per visitare la “mostra” e gli incauti venivano accompagnati da una avvenente e giovane hostess (Mariangela Marrone, la napoletana) che conduceva gli sventurati nella cavità sotterranea (si trova esattamente sotto il Granarone) dove ad attenderli c’erano ipotetici critici, artisti, intellettuali, fotografi e giornalisti (tutti finti, in questo rispecchiando però una verità..) i quali coinvolgevano i malaccorti in situazioni bizzarre o noiose ed allorché essi cercavano di defilarsi venivano bloccati da due energumeni (Zi Tino e Nando di Faleria) i quali dicevano chiaramente che potevano uscire solo se erano disposti a farsi fotografare (a pagamento) assieme alla “mostra” (ovvero Sandra la secca vestita da cavernicola stracciona). Credo che esistano ancora di queste foto in giro per il mondo….
Ma l’improvvisazione che ricordo con più simpatia, ed in cui sfogai la mia “passione” inventiva (fu anche l’ultima di quella serie fortunata poiché in seguito prese il sopravvento il regista codificato ed i copioni e tutte le altre scempiaggini classiche), la mettemmo in scena in un antro  vicino al castello (mi sembra appartenga oggi a Rosalba, la pizzettara). Quella fu una vera tragedia “diabolica”, ci lavoravano almeno una dozzina di personaggi. Una coppia di attori, giovani ed alquanto piacenti (un maschio ed una femmina), girava per le vie di Calcata adescando i visitatori. I due figuri, atteggiandosi a pushers od a lenoni dall’aria sordida ed ambigua, sussurravano melliflui ai passanti: “Ehi tu, pss, pss… sì dico a te, vuoi assistere ad una commedia molto particolare…? Aspetta davanti a quella porta… ma zitto, mi raccomando… Pss, pss…”. Veniva così radunato un gruppetto di 5 o 6 persone che poi furtivamente erano introdotte all’interno di un cantinone umido e buio. All’improvviso veniva sprangato l’ingresso dall’interno e qualcuno accendeva una candela (che spesso era spenta da misteriosi soffi di vento), attraverso quella fioca luce venivano illuminate situazioni molto particolari (sospetto che Salvatores si sia ispirato a noi per il suo Nirvana).
Si iniziava con il drogato in una nicchia che dava segni forti di crisi d’astinenza ed all’improvviso prendeva ad urlare ed a contorcersi. Seguiva l’angolo del santone, all’inizio, che pian piano assumeva l’aria libidinosa e prendeva a palpare il culo delle ignare signore presenti. Poi c’era un morto vivente in catalessi e pure un ladro maldestro che tentava di borseggiare gli astanti ed un altro attore che accusava la necessità di soddisfare un impellente bisogno fisiologico e si metteva a pisciare proprio lì davanti a tutti (pisciava per davvero ed ero io a fare quella parte). Ogni situazione contribuiva inesorabilmente a montare il pathos fra i presenti che si sentivano immersi in una realtà insopportabile, intima, dalla quale non potevano fuggire. I viandanti erano caduti nella trappola mefistofelica e quando disperati si avventuravano verso l’uscita si accorgevano che le porte erano bloccate (attenzione erano bloccate per davvero), alla fine noi stessi facendo sforzi sovrumani e caotici fra urla isteriche (non si apre… non si apre più..!) riuscivamo a spalancarle scardinando i rozzi ed arrugginiti battenti. Potete immaginarvi la faccia degli astanti quando riuscivano finalmente a mettere il naso fuori… Per loro era il momento della rinascita!
Oggi sono meno “cattivo” nelle mie sceneggiate, anche perché essendomi trasferito a Treia (e talvolta a Spilamberto) la situazione generale è cambiata,  ma non ho perso la voglia di giocare con i “soci” che vengono (malgrè tout) ancora a trovarmi. Magari come alla Festa dell’acqua cotta, che ricorre l’8 agosto. Quel giorno da mangiare ci sono solo le erbe che siamo riusciti a raccogliere durante la passeggiata selvaggia e chi conosce la natura sa che ad agosto di erbe ve ne sono ben poche… è perciò importante che i partecipanti apprendano velocemente per non lasciarsene sfuggire nemmeno una. Cerco in questo modo di risvegliare nei neofiti l’amore per il necessario e la gioia di godere di quel che si ha, senza aspettarsi la manna dal cielo.  Diversa è la situazione nella passeggiata notturna (in qualsiasi condizione atmosferica ed a rischio e pericoli dei partecipanti) che si svolge il 31 dicembre di ogni anno, quella che chiamo “la notte senza tempo”, in questa occasione sono diverse le persone che hanno avuto forti esperienze (cadute in acqua, scivoloni e culate nel fango, neve e pioggia, etc.) e  malgrado il fuoco acceso nella notte, l'esperienza è sicuramente meno confortevole.
Ecco le “fragranze” della fantasia recitativa che si respirano al Circolo… ma tutto sommato vedo che la gente conserva gelosamente nel proprie cuore queste memorie avventurose…. è il Teatro del VV.TT.

Paolo D’Arpini

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